A cura di Fiorenzo delle Rupi

Nei suoi quarant’anni di vita cinematografica, Star Wars non è certo nuovo ai lutti: abbiamo dovuto dire addio a volti come Alec Guinness, Peter Cushing e Christopher Lee, ma è innegabile che nel caso di Carrie le cose stiano diversamente l’età prematura della scomparsa (poco più di sessant’anni) e il fatto che la Principessa Leia fosse una figura protagonista e una compagna di viaggio nella grande avventura della Saga lasciano il segno in modo particolare nei milioni di spettatori e appassionati di tutto il mondo, come dimostra la miriade di testimonianze di affetto di ogni genere che ha invaso i social media in queste ore.

Il desiderio sincero e genuino di ricordare e dedicare un ringraziamento e un saluto a Carrie Fisher si scontra con il timore di sfociare negli eccessi a volte inopportuni che la feroce macchina dei media può mettere in moto in queste occasioni, e tentare di dare voce ai pensieri dei grandi numeri di appassionati può non essere l’impresa più facile del mondo; lasceremo quindi che siano altri a ripercorrere le tappe della vita di Carrie Fisher da punti di vista biografici o cinematografici in modo più dettagliato, limitandoci a ricordarla con una riflessione che legava attrice e personaggio.

In varie occasioni ci si è ritrovati a chiedersi cosa avesse spinto Lucas a scegliere Carrie Fisher per il ruolo di Leia nella sua saga, anche a discapito di volti e figure che avrebbero incarnato la bella principessa a capo della Ribellione in maniera più tradizionale e immediata. Tanto più che a differenza di altri casi del casting, in cui qualità e tratti caratteriali spesso coincidevano alla perfezione, Leia Organa e Carrie Fisher erano sotto molti aspetti due facce diverse di una stessa medaglia: completamente votata all’ideale e alla causa, ispiratrice di truppe e convinta combattente in nome di un ideale astratto la prima, pragmatica, sarcastica, a volte disillusa e amante dei modi spicci e di una visione arguta della vita la seconda. La risposta, forse non così immediata, ci consentirà di rivolgere un ultimo omaggio alla figura di Carrie in modo appropriato.

Al suo esordio, in quell’immenso parco giochi senza confini che è la pellicola originale di Guerre Stellari, Leia stupisce perché da principessa da salvare (e quindi, secondo gli stilemi dell’epoca, destinata a ricomparire nel finale. magari premiando il salvatore con un bacio) diventa giocatrice e scende in campo assieme al resto della squadra, imbracciando blaster, dando consigli – anzi, ordini! – e scambiandosi insulti e punzecchiature con resto della squadra, un po’ come quella bambina col vestitino di pizzo che ti guardava giocare a pallone in cortile dalla finestra, e che un giorno ti ritrovi sorprendentemente in campo, pronta a scartare e sgomitare nella partita, e che magari segna pure.

Rilancia e alza la posta ne L’Impero Colpisce Ancora, dove stavolta mette sul piatto le incertezze, i sentimenti difficili da controllare e le conflittualità delle schermaglie amorose, e chiude il cerchio ne Il Ritorno dello Jedi passando da compagna di giochi a interesse sentimentale a sorella, diventando la figura-simbolo del legame affettivo puro che trascende l’avventura o la passione per raggiungere l’affinità spirituale. Si scherzava spesso sul fatto che Leia sembrasse essere all’epoca l’unica figura femminile della saga, ma è anche vero che in queste tre diverse incarnazioni, il suo personaggio riusciva a dire tutto quello che serviva nelle meccaniche narrative di Star Wars.

Ed è proprio osservando il percorso narrativo del personaggio nella sua interezza che forse emerge la risposta: una risposta che, in quello che potrebbe quasi apparire un gioco di parole di bassa lega sull’universo lucasiano, è “forza”. Forza di continuare a combattere dopo avere visto esplodere il proprio mondo natale, forza di non crollare dopo avere visto il proprio compagno torturato, ibernato e scomparso pochi secondi dopo avere ammesso i suoi sentimenti per lui, forza di infondere coraggio e determinazione al fratello che si incammina per compiere il suo destino.

La forza di Leia nel continuare a combattere nonostante tutto è la forza di Carrie, ed è quello il dono che Lucas, lungimirante, voleva che l’attrice impartisse al personaggio

“Sei sempre stata forte,” è il commiato che le dedica Luke nella scena notturna al villaggio Ewok prima di partire per consegnarsi a Vader e affrontare il suo destino. In questo, attrice e personaggio smettono di divergere e si toccano. La forza di Leia nel continuare a combattere nonostante tutto è la forza di Carrie, ed è quello il dono che Lucas, lungimirante, voleva che l’attrice impartisse al personaggio. Perché ci vuole forza per rialzarsi e riprendere a camminare dopo essere caduta come era successo a Carrie, ci vuole una grande forza per saper raccontare e raccontarsi con ironia senza risparmiare nulla dei suoi momenti peggiori, come aveva saputo fare trasformandosi in sceneggiatrice e scrittrice, ci vuole una forza incredibile per diventare poi testimonial e sostenitrice di tutti coloro che erano afflitti da problemi simili, e la Fisher era riuscita a fare anche questo.

La sua ricomparsa in Il Risveglio della Forza, oltre trent’anni dopo, è un’ulteriore conferma di questa sua grande dote: ci ripropone una Leia per certi versi molto più vicina all’attrice, segnata dalle molte esperienze  della vita, magari più amareggiata e disillusa, ma ancora una volta una Leia in trincea, che non rinuncia a combattere là dove tutto il resto della galassia aveva abbassato la guardia. Ancora una volta una Leia forte, scelta ancora più notevole se si considera che nell’universo starwarsiano passato, quello dei libri e dei fumetti post-Jedi messo in soffitta dall’avvento della Disney, Leia era raffigurata come una figura “arrivata”, un capo di stato compiuto a capo di una Nuova Repubblica consolidata e dominante. In un certo senso è come se attrice e personaggio si fossero imposti di “riscrivere” la sua storia personale, a sottolineare che le lotte non finiscono mai, non per Leia almeno.
Una forza tale che per qualche giorno ci ha anche illusi che la combattiva principessa potesse spuntarla perfino contro la battaglia più dura. Così non è stato, purtroppo, e ci ritroviamo a doverle dire addio. Umanamente, a lei va un pensiero di affetto e di gratitudine per il dono che ci ha fatto dando vita a uno dei personaggi più amati e un pensiero alla famiglia e ai cari che lascia, ed è giusto fermarsi qui.

Da appassionati, ci resta solo la consolazione dell’effetto immortalante che il cinema può regalare, e custodire con affetto l’immagine sfocata e sbiadita proiettata dall’ologramma di un piccolo droide, un’immagine che – proprio come nella storia accade con Luke – ha segnato per tanti di noi il passaggio dalle noie, dai fastidi e dalle mille, piccole, grigie ingiustizie della vita quotidiana a una mirabolante avventura fatta di grandi cause, emozioni potenti e combattimenti epocali.

Ecco, per molte generazioni a venire, ogni volta che ragazzi e ragazze spinti dalla curiosità, sollecitati dai genitori, o per mille vie diverse vorranno scoprire quest’universo fantastico, sarà il delicato ma determinato volto di Carrie, incappucciato di bianco, a strapparli al grigiore del quotidiano e a guidarli in un fantastico universo fatto di cavalieri, signori oscuri, mostri, duelli di spade, astronavi, Jedi, Imperatori e droidi. E, naturalmente, di principesse.