La cosa più bella del cinema (anche quando è brutta) sono le immagini, la capacità intenzionale, casuale o addirittura inconsapevole attraverso la quale un film crea immagini indelebili. Qui facciamo il punto su quali di quelle immagini ci porteremo dietro dal 2014, ovvero cosa abbiamo visto al cinema che ci ha contaminato gli occhi tanto da non potercele più levare di dosso e cosa invece ci ha infestato le giornate a seguito della visione, per quant’era brutto, ingiusto e intollerabile.

In breve, le scene migliori e peggiori visti nelle sale cinematografiche nel 2014.

Questa classifica non coincide necessariamente con la classifica dei film migliori e dei film peggiori, perchè un buon film può avere dei momenti terribili, delle cadute di stile insopportabili e alla stessa maniera in un film molto brutto può avere un guizzo, una trovata e una scena (anche solo un secondo) molto bello. Capita. Quindi non prendetela come un giudizio su tutto il film ma solo su quel momento.

amici come noi

IL PEGGIO

5. La ricostruzione immaginaria di Porno-teo-kolossal in Pasolini
Non è tutto male quel che Ferrara ricostruisce di Pasolini e alcune cose, a modo loro, sono interessanti. Di certo però il tentativo di costruire un pezzo del film mai realizzato da Pasolini con Ninetto Davoli nel ruolo di Eduardo De Filippo e Scamarcio in quello di Ninetto Davoli è da apoteosi del trash.

4. Le gare tra De Sica e Papaleo in La scuola più bella del mondo
In un film che parte con il piede giusto, con il ritmo migliore e le scelte migliori questa scena segna un punto di non ritorno, quello dopo il quale il racconto si fa stentato. Dal nulla, e con motivazioni abbastanza precarie, preside e professore dei due istituti (De Sica e Papaleo) si imbarcano in una serie di gare fisiche l’uno contro l’altro, riassunte in un montaggio musicale. Non solo stonano con i rispettivi personaggi ma sono un momento tra i meno amalgamati con il resto del film.

3. Le riunioni di satanisti di In nomine satan
Ormai, dopo diversi anni d’attività e tanti film portati in sala, possiamo concludere che Stefano Calvagna è tra i peggiori autori italiani. Quest’anno abbiamo visto In nomine satan, terribile film sul satanismo (ideato da Calvagna, il quale l’avrebbe anche dovuto dirigere e invece ci recita unicamente) che associa, come già visto in passato, brutta recitazione a pessimo ritmo. In questo caso, la parte meno tollerabile sono tutte le riunioni dei satanisti. È un topos che già il cinema americano (solitamente molto preciso) tende a rendere retorico, ridicolo e macchiettistico, nel film di Emanuele Cerman oltre a tutto questo c’è anche una patina di implausibilità che lo fa apparire il momento più velleitario di tutto il cinema italiano del 2014.
E dire che in questa classifica c’è pure Paolo Ruffini

2. Le ironie sul calcio in Amici come noi
Quello di Pio e Amedeo è un film non solo brutto e non divertente (di quel “non divertente” che ti fa provare un po’ di pena per quel che vedi) ma anche non originale. Le battute e le ironie non vengono da un bagaglio personale di Pio e Amedeo o degli sceneggiatori ma sono la rimasticazione di vecchie barzellette, vecchie battute o espedienti eterni, che dovrebbero ritornare divertenti grazie alla forza comica del duo. Speranza arrogante e totalmente senza senso. Ma tra tutti i momenti brutti i peggiori sono di gran lunga quelli riguardanti le battute sul calcio. Perchè non c’è niente di più banale, ruffiano e da bullo del liceo che le battute sul calcio. Pretendono che lo spettatore sia già daccordo, che la pensiamo tutti alla stessa maniera e che chi vede sia quello che il film vuole che sia.

1. Il finale di Tutto molto bello
Forse Fuga di cervelli era un film peggiore di Tutto molto bello, più arrogante meno divertente, più ripiegato ancora su vecchissimi standard e più livellato verso il livello minimo di risata. Di certo però con Tutto molto bello Paolo Ruffini stacca il suo film precedente nel finale quando, dopo tutto un film in cui ha cercato risate grasse e grosse, pretende anche di riuscire a commuovere, pretende cioè che con la stessa mancanza di impegno e lo stesso approccio terra terra con cui avrebbe dovuto far ridere riuscirà anche a suscitare qualcosa nello spettatore. Davvero troppo.

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IL MEGLIO

5. L’urlo finale in La spia
Più che per la parte negli ultimi Hunger Games varrebbe la pena ricordare La Spia come ultimo film di Phillip Seymour Hoffman, non fosse altro che per quella chiusa straordinaria in cui l’attore lancia un urlo di frustrazione lungo e disperato, un grido di sofferenza ed ingiustizia che è anch’esso recitato. Non si tratta di uno strillo naturale o di uno casuale, quanto di uno “in personaggio”. Fantastico.

4. Il dialogo con la zia Emma di The wolf of Wall Street
È uno dei momenti più tranquilli in un film di strafatti e disperati, di grida, corpi immobilizzati ed esagerazioni continue, eppure, lentamente questo dialogo lascia emergere come anche in quegli attimi di calma nel parco Jordan Belfort fosse totalmente alterato da sostanze chimiche, incapace di gestire un corpo che suda e lo spinge a mille. Scorsese è così abile nel narrare il delirio da droga che sa anche metterlo in scena senza eccessi.

3. L’arrivo in vietnam di Get on up
Aereo, bombe, James Brown che si professa padrino del soul e ancora missili, spari, esplosioni, un atterraggio incredibile, frasi spaccone, salita sul palco, grido che apre una canzone, lancio di batteria e ancora esplosioni. James Brown + Vietnam tutto in pochissimi minuti montati alla grande per narrare un pezzo della vita di James Brown con lo stesso ritmo e passione per il sincopato della musica di James Brown. Da manuale.

2. L’inizio di Universal soldier – Il giorno del giudizio
Faremo i conti a lungo con Universal soldier – Il giorno del giudizio, decisamente non un film di serie B, non l’ennesimo capitolo stanco di una stanca serie di film. E faremo i conti a lungo con James Hyams che quest’opera (come molti cineasti moderni) la dirige e la monta. Nel suo inizio c’è subito il meglio. Una lunga scena in soggettiva in cui un padre di famiglia scopre in casa propria un commando armato fino ai denti che sequestra lui e i suoi familiari. Tensione e ritmo sono nello stile compassato di Refn ma il Van Damme pelato come Brando in Apocalypse Now! è un tocco (e una sorpresa) pazzesca. La scena è di quelle memorabili, Hyams ha capito tutto di cosa sia cambiato nel cinema d’exploitation d’autore e l’ha spinto un passo più in avanti.

1. L’allargamento del mondo in Mommy
Non si può dire che sia una sorpresa, visto il particolare formato con cui è proiettato l’ultimo film di Xavier Dolan (praticamente 1:1), c’è da aspettarselo un cambio ad un certo punto, e anche il momento in cui viene effettuato è abbastanza scontato. Tuttavia la forza di questo cineasta ragazzino sta anche in questo: nel sapere quando deviare dalla tradizione e quando invece marciare a passo sicuro sui clichè più tradizionali, consapevole che banale è solo l’esecuzione e mai il principio.

Menzione speciale per: La corsa nella notte di Donal in Locke
Non poteva entrare nella classifica ufficiale perchè in effetti non è una scena vera, nel senso che non la si vede, è solo raccontata al telefono. Tuttavia per la maniera in cui è costruita e per come sono delineati i personaggi, il momento in cui il povero Donal, operaio non eccessivamente qualificato e molto spaventato, corre nella notte completamente ubriaco di sidro perchè non c’era altro modo di portare a termine la missione che Ivan Locke gli ha affidato al telefono è epico.

E voi cosa ne pensate? Potete dircelo nei commenti!