Tre uomini e una gamba, l’instant classic che ha creato la nuova commedia per gli anni 2000

I film dei comici televisivi esistevano dagli anni ‘70.

I film ad episodi in cui i suddetti comici potevano mettere in scena una parte corposa del loro repertorio esistevano almeno da Un sacco bello. I film di viaggi attraverso l’Italia da ancora prima, almeno da Il sorpasso (primo vero film on the road).
Tre uomini e una gamba non arrivava primo sotto nessun punto di vista, non era un film elaborato, non voleva avere nessuna idea particolare, non si proponeva di cambiare un bel nulla e invece fu il successo del 1998 (benché uscito il 27 Dicembre del 1997). Rimase nelle sale fino all’estate arrivando a 40 miliardi di incasso. Non l’incasso maggiore dell’annata ma di certo quello meno prevedibile e più influente. Uno dei pochissimi film di cui si può senza dubbio dire che ha segnato un’epoca, che ha creato modi di dire, che è entrato nell’immaginario collettivo. Così tanto che la sua fortuna continua attraverso i meme.

Tutti i film venuti dopo, con crescente entusiasmo, ne hanno replicato la struttura e l’idea di fondo fino all’apoteosi del successo di Benvenuti al sud (ironicamente un remake di un film francese). È la storia di un gruppo di persone vessate nella propria quotidianità cittadina che viaggiano rigorosamente verso il meridione, perdendo gradualmente tutte le frustrazioni, le costrizioni e gli obblighi della vita moderna a mano a mano che si avvicinano a Gallipoli, la loro meta. Diversamente dalle commedie che poi sarebbero arrivate però la meta non era un Eden in cui vivere una vita migliore in un’Italia che non pare moderna ma anzi quella degli anni ‘50 o ‘60 al massimo, in quel film la meta era da evitare, e il finale era ancora un altro viaggio. Ma il punto rimane: lo spostamento da Nord a Sud per scappare dalla modernità e vivere meglio.

 

 

Questo film girato con pochissima maestria ma vitalissimo ed esilarante nelle interpretazioni, aveva fondato il movimento essenziale per il cinema italiano, quell’idea liberatoria che l’umorismo dovesse prima di tutto prendere in giro la modernità e i cambiamenti che vivevamo.
In Tre uomini e una gamba c’è anche la prima scena di lancio di telefono cellulare in mare, forse il dono (malefico) maggiore che ha fatto al cinema italiano, la scena più imitata in assoluto in tutte le commedie a seguire, il simbolo stesso della liberazione da ciò che ci piace pensare che affligga le nostre vite: la tecnologia.

 

tre uomini e una gamba fontana

 

Allargando ad un film intero l’opposizione comica su cui i tre campavano (due settentrionali precisi e intransigenti che vessano un meridionale vitale e incontenibile) nasceva il paradigma della fuga dal Nord. Mentre i Vanzina negli anni ‘80 e ‘90 prima con le loro commedie e poi in modo ancora più scientifico con i film di Natale scritti e girati per la Filmauro, cercavano sempre di comporre un campionario di dialetti italiani, per non lasciare nessuno fuori, Tre uomini e una gamba metteva in opposizione le due realtà. Una è grigia, ipocrita e piena di insoddisfazione, quella del negozio Il paradiso della brugola, in cui i tre lavorano agli ordini di un padrone che non è milanese ma lì ha creato la sua prigione dorata; l’altra invece è il resto d’Italia, sempre più bello da vivere a mano a mano che si scende, sempre più libero.

 

 

Ovviamente non era certo quello l’obiettivo del film, né il suo punto di forza. La struttura del viaggio era un puro pretesto funzionale al racconto. Il problema era come assemblare insieme quante più situazioni diverse possibili e il modo più semplice da sempre è far spostare i personaggi, così che in modo molto naturale si trovino presi in microavventure che possono diventare microgag. C’è così poco impegno nello scrivere la struttura del film che addirittura per inserire i tre segmenti in costume viene inventato un finto film visto in tv, di nuovo un altro finto film ma visto al cinema e poi la trovata più pigra di tutte: un sogno. Il minimo del minimo proprio.

 

tre uomini e una gamba ajeje

 

Aldo, Giovanni e Giacomo però erano all’apice della creatività e del ritmo, all’apice della loro capacità di colpire il pubblico ancora là dove non si aspettava di essere colpito e di far comparire gag inattese. Con quel film terminavano la loro grande ascesa, quel triennio tra il 1994 e il 1997 in cui avevano creato tutto quello che di loro è noto e memorabile, avevano cambiato ritmi e interazioni in un trio di comici, fondando un umorismo in cui il trasformismo da 4 soldi, l’imitazione blanda, i personaggi e la comicità slapstick non sono momenti separati, ma convivono e si sovrappongono di continuo. Il film lo rappresenta perfettamente.

 

tre uomini e una gamba goal

 

Ci sono gag fisiche che inventano movimenti sorprendenti (Aldo che esce dalla sabbia è diventato una gag imitata, uno standard), trasformismi come quelli delle sequenze in costume, umorismo di parola imbattibile con gli scambi tra i tre (i gangster che non sono sicuri se la persona di cui parlano è la stessa o la telefonata piena di insulti), l’uso cinematografico del tormentone televisivo (“Il mio falegname con 30mila lire la fa meglio, non c’ha manco le unghie”) e poi ancora il demenziale puro (Ajeje Brazorf). Tutto mescolato continuamente e con una densità che loro stessi non hanno più saputo ripetere. Avevano preso tutto ciò che avevano mostrato con successo ogni settimana in televisione e lo avevano condensato pure troppo, i tempi infatti erano pessimi, in sala le risate continue soffocavano le battute successive rendendo parte del film incomprensibile, l’opposto di quello che Billy Wilder insegnava: le battute vanno lasciate respirare, il pubblico deve avere il tempo di finire di ridere.

 

 

Instant classic come pochi ne capitano nel cinema italiano, quell’esordio del trio ha poco a che vedere con il resto della loro filmografia, forse solo il tono dolceamaro e malinconico che propongono sempre e con il quale cercano di dare moderate spallate sognatrici alle loro sceneggiature. Ma non era quello il segreto di Tre uomini e una gamba, era una forma fisica spaventosa, la capacità di creare gag con niente riempiendo lo schermo di trovate (il guinzaglio di ringhio spezzato visto attraverso il lunotto posteriore mentre in primo piano Aldo piange, il finale del segmento dei gangster con Aldo e il cadavere nello sfondo) e l’intelligenza di trasformare in occasioni per gag anche piccoli momenti di transizione, attimi in cui la trama non procede e che altri film salterebbero (la scelta della musica in macchina che finisce con I Pagliacci).

 

 

Tre uomini e una gamba, Così è la vita e Chiedimi se sono felice sono da oggi su Disney+.