Universal Soldier: Regeneration va in onda questa sera alle 21:19 su Rai 4 e Rai 4 HD, e in replica mercoledì 25 novembre alle 00:01

Se doveste citare un film che caratterizza l’intera carriera di Rolan Emmerich, probabilmente vi verrebbe in mente Independence Day, o L’alba del giorno dopo, o se proprio gli volete male Godzilla. Con ogni probabilità non pensereste a Universal Soldier, che nel 1992 mise il nome del regista tedesco sul radar del fandom di Van Damme ma che non riuscì a sfondare né con la critica né presso il pubblico, e oggi è tendenzialmente dimenticato – nonostante il franchise abbia sfornato cinque sequel, uno dei quali, Universal Soldier: Regeneration, va in onda questa sera su Rai 4.

Universal Soldier: Regeneration Van Damme Lundgren

Universal Soldier: Regeneration contro la maledizione del direct to video

“Perché segnalarlo con tutto questo entusiasmo?” vi chiederete: in fondo parliamo del quarto film di un franchise, un sequel/reboot uscito direttamente in direct to video, un formato che quasi sempre è sinonimo di morte creativa e commerciale. Il motivo è presto spiegato: per una fortunata coincidenza di eventi e di talenti là dove non ce li si aspettava, Universal Soldier: Regeneration riesce ad andare oltre tutti i pregiudizi che circondano da sempre i sequel, i reboot, i direct to video, e soprattutto gli onestissimi “action da videocassetta” senza i quali il cinema di Hollywood e dintorni sarebbe molto più povero.

Innanzitutto un riassunto sulla saga: “Universal Soldier” si riferisce a un progetto governativo per la creazione di soldati geneticamente modificati e programmati per essere perfette macchine da guerra, senza sentimenti e incapaci di sentire dolore e provare rimorso. Luc Deveraux (Jean-Claude Van Damme) è uno di questi, e nel film di Emmerich imparavamo a conoscere lui e la sua straordinaria capacità di sfasciare di calci chiunque gli si opponga, compreso il cattivo di turno, il sergente Andrew Scott (Dolph Lundgren). La storia del franchise è proseguita con tre sequel (Brothers in Arms e Unfinished Business per la TV, The Return per il cinema) e lì si è fermata per quasi un decennio, finché nel 2009 un tizio di nome John Hyams ha deciso che era arrivato il momento di recuperarla dal cestone dei ricordi.

Pit Bull Van Damme

Universal Soldier: Regeneration e John Hyams

John Hyams, forse il nome vi ha fatto venire il sospetto, è il figlio di Peter Hyams, regista di, fra gli altri, Capricorn One, Atmosfera zero e Timecop, quest’ultimo proprio con Van Damme. Non è chiarissimo come gli sia finito in mano il progetto considerato che al tempo arrivava dalla commedia One Dog Day, il suo esordio assoluto, fatto sta che Hyams è riuscito a convincere sia Jean-Claude Van Damme sia Dolph Lundgren a tornare in ballo, poi ha coinvolto il padre chiedendogli di fargli da direttore della fotografia (si vede), e infine ha avuto l’idea geniale di coinvolgere in qualità di sceneggiatore Victor Ostrovsky, romanziere israelo-canadese ed ex membro del Mossad al quale il nostro ha chiesto di scrivere una versione più moderna e attuale, e soprattutto molto più cruda e meno giocosa, del primo capitolo, del quale Regeneration è un sequel diretto che ignora l’esistenza dei tre precedenti.

Il risultato è esattamente il film che vi aspettereste di trovare sul vocabolario alle voci “solido”, “efficace” e “senza fronzoli”. La storia, che comincia un paio d’anni dopo la fine del primo film, è quella di un gruppo di terroristi dell’immaginaria regione del Pasalan, che prendono in ostaggio i figli del premier ucraino e minacciano di far saltare per aria loro e uno dei reattori di Chernobyl a meno che il governo non liberi un paio di centinaia di prigionieri politici. Ad aiutarli c’è il dottor Colin, uno degli scienziati responsabili del progetto Universal Soldier che sta portando avanti in gran segreto i suoi esperimenti, e ha creato un nuovo supersoldato che è anche meglio dell’ultima generazione di supersoldati: si chiama semplicemente NGU (Nex Generation UniSol, dove UniSol sta per Universal Soldier), è interpretato dall’artista marziale Andrew “The Pit Bull” Arlovski ed è, almeno nel momento in cui comincia il film, la persona più brava al mondo a tirare schiaffi, pugni e calci volanti, oltre che a sparare e a ricevere proiettili addosso senza fare una piega.

Pit Bull

Botte, sangue, violenza alè alè

Non è un dettaglio che Arlovski pratichi MMA più di frequente di quanto faccia cinema: Hyams sa benissimo che il motivo per guardare Universal Soldier: Regeneration è godersi un’ora e mezza di scene d’azione spettacolari e ben coreografate, e non c’è modo migliore per farlo, soprattutto nelle sequenze in cui non si spara ma ci si piglia a pugni, che prendere dei professionisti, abbassare la musica, imbracciare la macchina da presa e seguirli come se fossero su un ring – tutto questo mentre il padre illumina ogni scena di combattimento come se fosse in alternativa un’apocalisse, con rossi arancioni e ocra sparatissimi, o una post-apocalisse, grigia e gelida e impersonale.

Stiamo dicendo che Universal Soldier: Regeneration funziona perché è uno dei film action meglio girati degli ultimi dieci (d’accordo, undici per fare cifra tonda) anni, ed è a tratti talmente sontuoso da nascondere il fatto di essere “solo” un direct to video. Aggiungeteci che anche Van Damme e Lundgren (a proposito: il primo scende in campo per fermare l’NGU dopo che l’esercito ha fallito, il secondo invece fa la sua personale interpretazione del Frankenstein di Mary Shelley) si rendono conto di essere stati coinvolti in qualcosa di speciale e ci mettono del loro meglio per contribuire: il primo al tempo era reduce dal magnifico JCVD, un film fatto apposta per dimostrare che chi gli diceva “sei scarso” aveva torto, mentre l’ingegnere chimico di Spånga è il genere di attore che più invecchia più si rende conto di quello che può fare, e qui regala una delle sue prestazioni più clamorose dell’intero terzo millennio.

 

Gli Universal Soldier ai tempi della guerra da remoto

Un’ultima considerazione che nel 2009 non avremmo potuto fare: riguardare oggi Universal Soldier: Regeneration è un piacere tanto quanto lo era undici anni fa, ma non si può fare a meno di notare come l’idea stessa di supersoldato proposta nel franchise sia sempre più obsoleta. In tempi di droni, AI e robot assassini, c’è ancora spazio nel nostro immaginario per il soldato classico, quello che entra in scena imbracciando un mitragliatore e massacra un intero battaglione avversario composto solo da gente con una pessima mira?

Universal Soldier: Regeneration prova in parte a superare questo suo limite intrinseco introducendo o riprendendo altri discorsi (quello sull’identità e il libero arbitrio, un po’ di politica spicciola) per distrarre dal fatto che oggi Luc Deveraux verrebbe messo fuori gioco da un paio di droni telecomandati da qualche km di distanza. Non sarebbe male che qualcuno provasse a riprendere il franchise per aggiornarlo con queste considerazioni – a quel punto, il prossimo Universal Soldier diventerebbe il remake di RoboCop che non abbiamo ancora avuto.