Damon Lindelof ha affrontato le accuse rivolte alla serie Lost, dopo che l’atmosfera sul set è stata descritta come “tossica” e sono emerse delle accuse di razzismo.

Lo sceneggiatore e produttore, intervistato da Maureen Ryan per il libro Burn It Down: Power, Complicity, and a Call fot Change in Hollywood, ha infatti dichiarato che la sua inesperienza come manager e capo, in una situazione in cui avrebbe dovuto “modellare un clima all’insegna dei pericoli e rischi creativi, ma offrendo sicurezza e sostegno all’interno del processo creativo”, lo ha portato a fallire. Damon ha spiegato:

Ho pensato, ok, se ci sono uno o due sceneggiatori che non hanno il mio aspetto e non la pensano esattamente come me, allora va bene. Ho scoperto che è stato persino peggio. Per questi individui nello specifico, dimenticandoci dell’etica e della morale legate a quella decisione, ma semplicemente parlando dell’effetto umano rappresentato dall’essere l’unica donna o l’unica persona di colore e pensando al modo in cui si veniva trattati e differenziati, ho avuto una reponsabilità in tutto quello, al mille per cento.

Damon ha sottolineato che, per quanto riguarda il proprio comportamento e come tratta gli altri, è cresciuto e ha vissuto una vera evoluzione. Lo sceneggiatore ha però ammesso:

Questo non avrebbe dovuto avvenire grazie alle conseguenze e ai traumi vissuti dalle persone che ho ferito sul set di Lost.

Vari sceneggiatori hanno condiviso degli aneddoti riguardanti “battute razziste”, mentre Monica Owusu-Breen, che ha lavorato alla terza stagione, sostiene che fosse l’ambiente di lavoro più ostile in cui si sia trovata:

Venivamo discriminati quotidianamente. Forse semplicemente non piaceva quello che scrivevamo, ma è difficile dirlo se vieni discriminato ogni giorno.

Damon, intervistato da Ryan, non ha negato che per qualcuno l’ambiente di lavoro della serie Lost potesse essere descritto come “razzista, crudele, ostile e sessista”, ma ha ribadito che non era consapevole delle conseguenze di alcuni comportamenti sul team di autori o membri del cast.
Harold Perrineau aveva inoltre espresso la sua frustrazione per essere stato fatto uscire di scena durante la quarta stagione, apparentemente dopo esseri lamentato della storia del suo personaggio, che considerava troppo vicino a uno stereotipo dei padri neri. L’attore aveva spiegato:

Era sempre insidioso. Ogni volta che nomini la razza tutti si agitano e dicono ‘Non sono razzista!’. Ma è una situazione diversa: ‘No. Perché dico che sono nero non vuol dire che ti sto definendo razzista. Sto parlandoti dalla mia prospettiva. Sto essendo realmente chiaro che non sto cercando di incolparti del mio trauma, ma sto provando a parlarti di quello che provo. Possiamo farlo? Possiamo avere quella conversazione?’. Ma sembrava improvvisamente che si fossero arrabbiati con me.

Perrineau ha poi letto lo script del finale della quarta stagione:

Ho reagito: ‘Oh, sono appena stato licenziato, penso’. La mia reazione è stata: ‘Aspettate, cosa sta accadendo?’. Il produttore esecutivo Carlton Cuse mi ha detto: ‘Beh, ci hai detto che se non avevamo niente di buono per il personaggio avresti voluto andartene’. Io stavo semplicemente chiedendo che il mio personaggio avesse la stessa profondità degli altri protagonisti.

Secondo Harold, Cuse avrebbe risposto dichiarando che lo facevano uscire di scena dopo la sua richiesta di andarsene se non avesse avuto abbastanza materiale a disposizione.
Lindelof ha risposto alle accuse dell’attore spiegando:

Cosa posso dire? Oltre al fatto che mi si spezza il cuore che quella sia stata l’esperienza di Harold. E ammetterò semplicemente che gli eventi descritti sono accaduti 17 anni fa e non so perché qualcuno dovrebbe inventarsi qualcosa su di me. Ogni singolo attore aveva espresso un po’ di disappunto perché non stava venendo usando abbastanza. Quello faceva parte in un certo senso del fatto che fosse una serie con un cast numeroso, ma ovviamente ci si concentrava in modo non proporzionale su Jack, Kate, Locke e Sawyer, i personaggi bianchi. Harold aveva completamente e totalmente ragione a farlo notare. Si tratta di una delle cose che ho sempre rimpianto profondamente negli ultimi due decenni. Penso che Harold stesse espimendo in modo legittimo e professionale delle preoccupazioni riguardanti il suo personaggio e su quanto fosse significativo che Michael e Walt – con l’eccezione di Rose – fossero realmente gli unici personaggi neri della serie.

Cuse ha risposto invece:

Mi si spezza il cuore nel sentire le parole di Harold. Mi sconvolge profondamente sapere che le persone hanno avuto un’esperienza così negativa. Non sapevo che le persone provassero quelle sensazioni. Nessuno si è mai lamentato, e non sono a conoscenza di nessuna lamentela presentata ad ABC Studios. Avrei voluto saperlo. Avrei fatto quanto possibile per compiere dei cambiamenti.

Cuse ha poi ribadito che lui e Lindelof hanno sempre creduto che sarebbe stato giusto pagare gli attori con la stessa cifra, ma che il compenso degli interpreti era una decisione presa da ABC Studios.

Damon Lindelof ha inoltre difeso Cuse dall’accusa che avrebbe suggerito agli autori di far uscire di scena Mr. Eko, un altro personaggio nero, facendo riferimento a un linciaggio. Lo sceneggiatore ha ribadito che non sa se sia accaduto, ma che non ha alcun ricordo in proposito e che non riesce a immaginare Carlton mentre pronuncia quelle parole perché non pensa sia qualcosa in linea con la personalità e il comportamento del collega. Lindelof ha comunque sottolineato:

Rimpiango profondamente che qualcuno che ha lavorato per Lost le abbia sentite. Sono altamente insensibili, inappropriate e offensive. Non spetta a me dire che persona sono. Ma dirò questo: scambierei ogni persona che ti ha detto che avevo talento, preferirei che dicessero che non avevo talento ma ero una persona decente, piuttosto che sostenessero che fossi un mostro talentuoso.

Fonte: Indiewire