The Expanse tornerà sugli schermi di Amazon Prime Video Italia il 16 dicembre con i primi tre episodi della quinta stagione e lo showrunner Naren Shankar e gli autori dei romanzi della saga, coinvolti anche come produttori esecutivi dello show, Ty Franck e Daniel Abraham hanno rivelato qualche dettaglio del modo in cui viene realizzato lo show sci-fi e della gestione delle storie dei protagonisti.

La storia riprende quindi con Holden (Steven Strait) più sicuro del suo ruolo e alle prese con le conseguenze del proprio passato, assumendo un atteggiamento maggiormente da leader, mentre Naomi (Dominique Tipper) decide di provare a mettersi in contatto con il figlio nel tentativo di allontanarlo dal padre Marco (Keon Alexander), le cui attività sono sempre più pericolose. Bobbie (Frankie Adams) è in missione per conto di Avasarala (Shohreh Aghdashloo), in una situazione di minor potere rispetto al passato dopo aver perso il suo incarico. Alex (Cas Anvar) cerca di riallacciare i rapporti con la sua famiglia. Amos (Wes Chatham) è invece ritornato sulla Terra, a Baltimora, per confrontarsi con il passato e con la sua vita precedente. Drummer (Cara Gee), infine, è insieme a un nuovo equipaggio e cerca di lasciarsi le sue esperienze alle spalle.
L’intero sistema solare sarà però alle prese con le conseguenze delle scelte di alcuni dei protagonisti e con una minaccia terribile.

Nella quinta stagione l’equipaggio della Rocinante vive delle avventure in luoghi diversi e i protagonisti sono separati, questa situazione vi ha creato dei problemi nel delineare gli script degli episodi?

Naren Shankar: Il processo è molto simile a quello che abbiamo sempre avuto: io, Ty e Daniel ci incontriamo alla fine della precedente stagione per parlare dei progetti legati a quella successiva. Non voglio dire che il quinto romanzo fosse facile da adattare, ma ha permesso agevolmente di realizzare una versione televisiva perché le varie parti delle storie sono molto chiare, separate, ben delineate per quanto riguarda i personaggi. Funziona molto bene e la domanda più grande penso fosse legata a dove iniziare, come lanciare la storia, da che punto partire…

Il gran numero di elementi narrativi vi ha costretti a rinunciare a qualche scena in fase di montaggio o siete riusciti a non sacrificare nulla?
Ty Frank: Non giriamo generalmente molto materiale che pensiamo sia sacrificabile perché il tempo è poco e ogni ora sul set è preziosa, cerchiamo davvero di individuare sulla pagina ciò che è essenziale e che verrà usato nel montaggio. Detto questo, c’è sempre del materiale che dobbiamo tagliare e in questo caso c’è un passaggio nel primo episodio che abbiamo dovuto modificare perché avevamo girato una lunga scena d’azione e quando abbiamo iniziato a lavorare al montaggio, nonostante ne avessimo elaborate più versioni, abbiamo deciso di farla durare un po’ di meno, riuscendo a renderla così più drammatica. Cerchiamo però di evitare sequenze troppo lunghe perché sappiamo quanto sia prezioso il poco tempo a disposizione che abbiamo sul set.

Il passaggio ad Amazon ha influenzato in qualche modo il modo in cui avete lavorato all’atmosfera e alle tematiche dell’adattamento dei romanzi?
Daniel Abraham: Siamo molto vicini a quanto raccontato nei libri, anche se il tono alle volte è un po’ cupo come accade con Avasarala, che abbiamo mantenuto quasi come l’originale. Amazon ci ha però dato una libertà incredibile che ci ha permesso di fare tutto quello che volevamo, è stato fantastico avere questa ampia libertà creativa.

Fin dal primo episodio si possono apprezzare nuove ambientazioni, come avete lavorato su questo elemento?
Naren Shankar: Questa stagione è stata quella in cui abbiamo girato maggiormente in esterni, nelle location scelte. Nella quarta ci sono state molte scene in esterni, ma questa gli episodi hanno molta più varietà. Una delle storie si svolge completamente sulla Terra e i personaggi si spostano più volte, quindi per noi è stato divertente perché ci ha permesso di espandere la portata della serie, abbiamo trascorso molto tempo in precedenza all’interno delle navi spaziali, quindi è bello cambiare.

La serie, in particolare con la storia di Naomi, porta in scena alcuni elementi legati alla tecnologia. Quanto è accurato scientificamente quanto mostrato sugli schermi?
Daniel Abraham: Non siamo, ovviamente, 100% accurati perché in quel caso dovremmo girare nello spazio per esserlo. La storia di Naomi, più delle altre, possiede un forte elemento di realtà. Cerchiamo di rendere realistico il modo in cui interagisce con la nave spaziale. Naren dice sempre che la scienza, la realtà, alimenta gli aspetti drammatici. Mantenendo alto il realismo, la veridicità di quello che le accade, aumenta l’aspetto drammatico e la minaccia che affronta. la protagoniste Ciò che le accade sono cose che possono succedere realmente nello spazio, non diminuendo gli aspetti pericolosi si contribuisce a mantenere coinvolgente la storia.

Avete concluso le riprese della quinta stagione prima della pandemia, il lockdown ha avuto qualche conseguenza sulla post-produzione?
Naren Shankar: La cosa più strana è che abbiamo concluso le riprese il 20 febbraio e siamo poi tornati a Los Angeles, un paio di settimane dopo è iniziato il lockdown. Di solito la nostra post-produzione si svolge principalmente a distanza, torno a Los Angeles e supervisiono il montaggio, gli effetti speciali, il sonoro… Penso che, stranamente, non sia stato così tanto diverso. Quello che è cambiato sono le tempistiche del lavoro a Toronto perché tutti gli effetti visivi sono stati realizzati a distanza e le persone erano tutte in posti diversi. Tecnologicamente parlando tutto funziona incredibilmente bene e le persone sono abituate a usare gli strumenti. Se si pensa alla situazione mondiale, allo stress, si è trattato di un lavoro incredibile e uno sforzo collettivo davvero fantastico.

Non capita molto spesso che gli autori dei romanzi possano lavorare in modo così significativo alla creazione di un adattamento televisivo, come avete vissuto questa esperienza?
Ty Franck: Naren è passato dall’essere molto scettico nei confronti della nostra partecipazione ad avere tantissimo entusiasmo. Penso sia una di quelle cose che ti rendi conto di non poter evitare, solo assecondare!
Naren: Avrei potuto evitarlo! Ci sono degli aspetti che fin dall’inizio sono apparsi positivi all’idea di avere gli autori coinvolti nel team di sceneggiatori, ed è fantastico, per poter lavorare alla storia. Poter adattare il proprio mondo è qualcosa di davvero unico mentre in contemporanea scrivono per il mezzo originale è totalmente unico.

La sesta stagione di The Expanse sarà l’ultima, avete dovuto modificare qualcosa a causa della pandemia?
Naren Shankar: Ci sono dei protocolli di sicurezza da seguire e lo studio e Amazon li considerano in modo molto serio: sono rigorosi, richiedono molti test da effettuare, si è costantemente sotto controllo e si lavora in una specie di quarantena.
Ty Franck: E dal punto di vista produttivo sarà la prima stagione in cui i produttori non potranno essere sul set in modo costante, quindi ha avuto un impatto anche su di noi.

The Expanse si concluderà senza portare tutti i romanzi sugli schermi, siete dispiaciuti?
Ty Franck: Potremo realizzare la stagione sul sesto libro, ed è grandioso. C’è una specie di pausa naturale alla fine del sesto volume in cui la storia si concede in pratica un respiro. Mi è stato detto che si parla di possibili progetti futuri, non c’è nulla di certo ora e si dovrà attendere per scoprire cosa accadrà.

Quanto a lungo si lavora per adattare i libri?
Ty Franck: C’è sempre moltissima preparazione e gli sceneggiatori trascorrono mesi lavorando prima ancora di scrivere una singola pagina, c’è quindi un’enorme pianificazione alla base. L’aspetto più complicato è che tra le pagine c’era fin troppo materiale da girare e raccontare, abbiamo dovuto tagliare un po’.

Vi siete dovuti allontanare dalla storia raccontata tra le pagine?
Daniel Abraham: questa è una delle stagioni più fedeli ai romanzi che abbiamo realizzato, e abbiamo preso in prestito un po’ di materiale dalla sesta stagione.

The Expanse ha dimostrato di avere una fanbase leale e piena di passione, state già pensando a possibili spinoff o film?
Daniel Abraham: Per ora no, ma penso che sarebbe fantastico e divertente.

Tra i vari personaggi quale è il più complicato da adattare per il piccolo schermo?
Daniel Abraham: Holden penso che abbia l’arco narrativo più lungo della serie ed è il personaggio, per molti motivi, più difficile da interpretare e questo ha reso complicato rendere la sua storia centrale e chiara, credo che Steven Strait abbia compiuto un lavoro incredibile e ci abbia aiutato moltissimo.

Ty Franck: Se potessi fare una carriera semplicemente scrivendo battute per Amos sarebbe incredibilmente facile e divertente.

La serie visivamente è all’altezza di numerosi progetti cinematografici sci-fi, quanto a lungo lavorate sugli effetti speciali?
Naren Shankar: In questa stagione ci sono molte scene girate dal vivo e in altre abbiamo usato gli effetti speciali. L’arrivo a Baltimora ha richiesto la collaborazione di numerosi operatori, telecamere… Abbiamo usato molti elicotteri per il modo e il posto dove dovevamo girare come accaduto con le scene di battaglia o quelle ambientate in prigione. La serie richiede circa sei mesi di post produzione ed è un lavoro davvero difficile e complicato, fa piacere sapere che i risultati vengono apprezzati.

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