Su Apple TV+ è arrivata Dr. Brain, la prima serie coreana originale della piattaforma rappresenta il debutto nel mondo televisivo del regista Kim Jee-woon, che abbiamo avuto l’opportunità di intervistare in occasione della presentazione del progetto destinato alla piattaforma di streaming.

Al centro della trama dello show, tratto da un omonimo webtoon, c’è lo scienziato Sewon Koh (Lee Sun-kyun), un uomo che studia il cervello e fin dalla nascita ha la capacità di ricordare ogni piccolo dettaglio ma non prova emozioni. Dopo una tragedia personale Sewon userà le sue scoperte scientifiche per risolvere il mistero legato a quanto accaduto alla sua famiglia.

Il regista coreano Kim Jee-woon ha debuttato nel mondo del cinema nel 1997 con The Quiet Family, opera che ha proposto al pubblico un genere che ha definito “cruel comedy”, fondendo elementi comici e horror. Tre anni dopo ha realizzato il film The Foul King e nel 2003 ha firmato l’horror A Tale of Two Sisters, poi al centro di un remake americano. Tra i suoi film successivi ci sono Bittersweet life e il “kimchi western” Il buono, il matto, il cattivo, presentato al Festival di Cannes. Nel 2010 il filmmaker ha conquistato numerosi premi internazionali con I Saw the Devil e nel 2013 ha debuttato a Hollywood con The Last Stand – L’ultima sfida, con star Arnold Schwarzenegger. I suoi lungometraggi più receti sono L’impero delle ombre e Illang – Uomini e lupi, distribuiti nel 2016 e 2018.

Ecco cosa ci ha raccontato Kim Jee-woon parlando di Dr. Brain:

La serie è il suo esordio nel mondo delle serie televisive, quale è stato l’aspetto più difficile o su cui si è concentrato di più nel realizzare il progetto?

Essendo la prima volta che mi mettevo alla prova lavorando a una serie televisiva ho cercato di trovare i giusti riferimenti e ho scoperto che ciò che avevano in comune gli show che preferivo era che in ogni episodio una parte della storia arrivava alla sua conclusione e al tempo stesso c’era un epilogo davvero coinvolgente e che non lasciava altre opzioni agli spettatori tranne quella di voler vedere il successivo. Il pubblico veniva lasciato in sospeso. Ho deciso di concentrarmi proprio su questo aspetto e su cui ho lavorato di più.

Questo approccio prosegue fino alla fine della stagione, è stata ideata pensando già alla seconda?

Ho preso delle decisioni dal punto di vista narrativo avendo in mente l’idea di realizzare una seconda stagione, ma quello che volevo fare era mantenere l’elemento fondamente del mistero nel corso di tutta la stagione e aggiungere un tocco legato a vari generi in ogni puntata. Nella prima puntata c’è quindi un po’ di horror e negli altri c’è invece spazio a crime, action e dramma umano, sottolineando di volta in volta questi aspetti. Lo stesso è accaduto con il finale mentre cercavo di chiudere la storia volevo inoltre gettare le basi per mantenere il pubblico coinvolto e curioso. Non appena si pensa che la storia si sia conclusa c’è invece un’altra svolta e qualche sorpresa. Volevo stimolare emozioni e divertire, mantenendo gli spettatori interessati e incuriositi dall’inizio alla fine della stagione.

La storia propone molte elementi, dagli aspetti scientifici ai momenti più personali ed emozionanti, in che modo si è avvicinato a questi diversi spunti narrativi?

Il messaggio principale che volevo trasmettere con la serie era una storia all’insegna di depravazione, riconciliazione, rapporti umani, guarigione e solidarietà tra diverse generazioni perché quello che mi aveva conquistato del webtoon originale era una parte della storia in cui il protagonista guardava all’interno della mente delle altre persone ed entrava in sintonia con loro, ottenendo indizi che lo aiutavano a risolvere il caso. Ho però pensato che se potessimo entrare nel cervello degli altri avrebbe avuto inoltre un’idea di quello che pensavano di lui, scoprendo in modo naturale i propri difetti, i punti deboli e che tipo di persona è realmente, accettando tutti questi aspetti di se stesso e provando a formare un altro legame con il mondo. In questo mondo sarebbe diventata una storia di una crescita personale, che era uno dei miei obiettivi principali.