American Gods 3×04: la recensione

Cosa dire di questa terza stagione di American Gods che non abbiamo già detto parlando dei primi tre episodi? È sempre più chiaro che c’è un motivo se, al momento di promuovere la stagione, Amazon ha deciso di distribuire alla stampa le prime quattro puntate come anteprima: messe in fila assomigliano piuttosto a un’unica mega-puntata che funge contemporaneamente da riassunto delle puntate precedenti, collezione di spiegoni, esercizio di stile e preparazione a quando finalmente la storia ingranerà e la terza stagione comincerà sul serio.

Partiamo proprio dagli spiegoni mitologici, che al momento sono il motivo più interessante per continuare a seguire American Gods: ogni episodio di questa stagione si è aperto con quello che di fatto è un cortometraggio dedicato a una delle vecchie divinità, e Il non-visto (guarda il trailer) riprende da dove avevamo lasciato il discorso (con Bilquis sparita dalla circolazione dopo aver divorato per via vaginale un miliardario al soldi dei Nuovi Dei), presentandoci le figure divine che dall’Africa seguirono gli schiavi deportati e li aiutarono a sopravvivere nei campi di cotone. È un modo un po’ obliquo per riportare l’attenzione su quelle tematiche razziali delle quali la serie parla da sempre, e anche per introdurre la strana coppia che vivacizza un po’ quella che altrimenti è una puntata composta al 99% di stile e all’1% di sostanza.

La coppia è quella composta da Shadow e Technical Boy: il primo è stato “evocato” nell’episodio precedente dalla stessa Bilquis, il secondo ha bisogno di lei “to unfuck whatever she’s done to me”. Il fatto che tra i due non corra buon sangue non impedisce ai due di trasformare la loro storyline in un inaspettato momento buddy cop, che si intreccia con il ritorno in scena dei Nuovi Dei – che erano un po’ spariti durante la parentesi Lakeside e che qui si fanno di nuovo sentire: rivediamo anche la faccia di Crispin Glover/Mr. World, che prende temporaneamente il posto della Ms. World di Dominique Jackson per ragioni imperscrutabili, ma sulle quali non ci faremo troppe domande se in cambio possiamo avere ancora un po’ di Glover in overacting.

Potreste legittimamente chiedervi che cosa tutto questo c’entri con la guerra tra Vecchi e Nuovi Dei, perché Bilquis sia talmente importante che per la prima volta Shadow risponde “no” a una richiesta del padre, quale sia il ruolo di Laura (alla quale l’episodio regala una piacevolissima sorpresa) e quando finalmente American Gods la smetterà di infilare una dopo l’altra una collezione di scene magnifiche da guardare che però non portano da nessuna parte; se dovessimo scommettere diremmo che già settimana prossima le cose cambieranno, e tra sette giorni saremo qui a commentare il momento in cui la terza stagione ha finalmente deciso di decollare. È una speranza, una scommessa, non una certezza, ma ci piace pensare che, dopo averci coccolato occhi e orecchie per quattro episodi, ora la squadra autoriale di American Gods abbia deciso che è ora di scuotersi dal torpore; e il modo in cui si chiude Il non-visto a noi sembra un indizio in questa direzione. Ci risentiamo tra sette giorni.