Devs: la recensione

La narrativa contemporanea è innamorata della meccanica quantistica e del concetto di multiverso. Per film e serie di supereroi si tratta di ereditare un’idea che era già sulla carta, per Rick and Morty è uno stile di vita, per Ancora auguri per la tua morte è un gioco, per The Man in the High Castle è un’opportunità. Versioni alternative di se stessi, tagli fra i mondi (c’è anche Queste Oscure Materie) e idee simili sono una costante. Forse è anche per questo che Devs, che si impernia totalmente sulle considerazioni filosofiche che questi temi portano con sé, non riesce a sorprendere del tutto. La serie di Alex Garland, solenne nell’esposizione e curata nell’immagine, infine appare più scontata e meno stimolante di quel che voleva essere.

A San Francisco sorge un’imponente struttura denominata Amaya dove sono condotti esperimenti arditi e supersegreti. Il giovane Sergei viene ammesso al progetto più blindato, il mister...