Hausen 1×01/1×02: la recensione

La natura della serie tv Hausen e un giudizio complessivo su di questa potranno essere dati probabilmente solo alla fine della trasmissione. Rimane tanto, troppo in sospeso dopo la visione dei soli primi due episodi della storia. Tuttavia, se la trama si mantiene parecchio nebulosa, al tempo stesso è possibile individuare un tono generale per questa miniserie tedesca da otto episodi trasmessa da Sky. Atmosfere spoglie, tetre, mortificanti e mortifere, nelle quali si agita un orrore sinistro. L’ambientazione è cupa, ma ha una sua riconoscibilità, mentre poco o nulla rimane finora dei protagonisti della vicenda.

La storia, in poche parole, è quella di Jaschek e di suo figlio Juri, che si trasferiscono in un complesso fatiscente in periferia. Il motivo del trasferimento è dovuto al fatto che Jaschek è il nuovo responsabile della manutenzione dell’edificio. E dire che ci sono delle cose da sistemare sarebbe un eufemismo. Praticamente nulla funziona, e nemmeno il suo mancato funzionamento segue regole logiche o attese. Le immagini inquietanti si sovrappongono, sostanze grumose e nerastre sgorgano da ferite nelle case, gli ambienti trasudano decadenza e disfacimento. E gli inquilini seguono di pari passo.

Sarebbe semplice accostare l’idea di fondo di Hausen a quella di Shining. Un custode, un luogo sinistro, orrori sovrannaturali da scoprire. Tuttavia questa miniserie tedesca ha il passo e le atmosfere delle pensose serie tv scandinave o – come Dark ci ha insegnato – della stessa Germania. Il ritmo è lento, la narrazione esplode attraverso rapidi momenti di orrore indecifrabili, mentre l’intreccio rimane vago e sospeso. Qualche personaggio verrà introdotto qui, come il giovane Scherbe, che deve accudire un neonato e che intanto fa i conti con la propria tossicodipendenza.

È chiaro fin da subito che esiste una netta corrispondenza tra il disfacimento del posto che cade a pezzi e i corpi e le vite ai margini di chi vi abita. Come in Kingdom di Lars von Trier, l’edificio diventa un microcosmo, un’isola separata da tutto il resto, in cui sembra che sia sempre notte e dalla quale non esiste fuga. Hausen come detto ha un passo lento, non fa esplodere l’intreccio con singoli misteri così forti, ma gioca sull’atmosfera e la costruzione degli spazi. Un approccio claustrofobico che, almeno in questo esordio, funziona.