Dopo un prologo durato circa metà stagione, Homeland entra nel vivo del proprio terzo anno di programmazione e confeziona quello che è di gran lunga l’episodio migliore visto finora. Due “old men”, come Saul definisce se stesso e Javadi, che si confrontano intorno ad un tavolo e pongono le basi per le nuove strategie spionistiche da seguire. E il resto vien da sé. Con l’assenza di Brody e della sua famiglia, con l’innesto di Carrie e delle sue problematiche personali all’interno della più grande vicenda legata al controspionaggio, la serie ne guadagna in ritmo, tensione, coinvolgimento, e il risultato è facilmente portato a casa.

Altre volte nelle stagioni precedenti abbiamo visto due soggetti, appartenenti a schieramenti diversi, dibattere, scontrarsi e mettersi d’accordo intorno ad un tavolo, e Homeland non poteva trovare modo migliore per marcare esplicitamente il definitivo passaggio di testimone da un protagonista ad un altro. Archivi...