Se nei primi cinque episodi di Legends of Tomorrow abbiamo principalmente esplorato il passato dell’universo supereroistico targato The CW, volgendo soltanto brevi sguardi al suo futuro, con Star City 2046 questa tendenza è stata finalmente alterata. Come visto nei nei momenti finali della scorsa puntata, il team di eroi capitanati da Rip Hunter (Arthur Darvill) è stato costretto da Chronos a fare un’atterraggio d’emergenza nella città che ha dato i natali a Freccia Verde, ma non esattamente in quella che siamo abituati a vedere ogni settimana in Arrow. Come esplicitato dal titolo dell’episodio, le “Leggende di Domani” si sono infatti ritrovate nella Star City del futuro, precisamente quella del 2046, una metropoli apocalittica dominata dal caos e dalle gang di strada.

La puntata ha offerto moltissimo in termini di intrattenimento, ma non ha aggiunto nulla alla trama orizzontale del serial

Diciamo subito che, viste le solide base su cui si è retta, la puntata ha offerto moltissimo in termini di intrattenimento, ma non ha aggiunto nulla alla trama orizzontale del serial. L’epico scenario sul quale si è svolta l’azione, oltre ad aver potuto contare sulla partecipazione straordinaria di Stephen Amell (nel ruolo di un anziano Oliver Queen, molto simile alla sua controparte cartacea presente ne Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller), ha introdotto due importanti figure che, anche se non dovessero più essere riprese, potrebbero averci fornito interessanti dettagli sul futuro di alcuni personaggi di Arrow. Stiamo ovviamente parlando di Connor Hawke (Joseph David-Jones), il Freccia Verde del futuro, e del suo rivale Deathstroke, sotto la cui maschera si è celato il figlio di Slade, Grant Wilson (Jaime Andrew Cutler). Per quanto riguarda il primo, come avevamo auspicato nella scorsa recensione si è rivelato essere John Diggle Jr. e non un discendente di Ollie come nel fumetto, facendoci quindi ipotizzare l’arrivo di un nuovo bebè per Layla nei prossimi anni. Nonostante l’attore sia stato ben calato nella parte, se escludiamo la sua apparizione e qualche scena d’azione, l’episodio gli ha fornito pochi momenti per restare impresso nella mente degli spettatori. Possiamo affermare lo stesso anche per quanto riguarda questa versione 2.0 di Deathstroke, la cui presenza l’abbiamo percepita più nell’ottica di un contentino per i fan (rimasti orfani del personaggio originario per volere della Warner Bros.) che per una motivazione narrativa reale. Infatti, se al suo posto ci fosse stato il Conte Vertigo o un altro villain dell’universo di Freccia Verde, a livello di trama non sarebbe cambiato niente.

Molte interessante e significativa è stata invece la lite tra Captain Cold (Wenworth Miller) e Heat Wave (Dominic Purcell), che pare verrà esplorata ancora nel prossimo episodio. Per quanto vorrebbe fingere il contrario, questo viaggio nello spazio e nel tempo ha già profondamente cambiato Snart, che sta sempre più scostandosi dall’essere un cattivo ragazzo per far posto all’eroe che è dentro di lui. Pur avendo mostrato un forte senso d’onore verso la squadra (o, per meglio dire, verso chi lo protegge), Rory non sembra invece volersi distaccare più di tanto dal ruolo di criminale che da sempre lo accompagna, e in Star City 2046 questa sua decisione è stata limpida come mai prima. Questa sottotrama, per certi versi più avvincente di quella principale, ha messo ancora una volta in luce quanto il team, per quanto voglia farci credere, non è unito come sembra, ma anzi ognuno dei suoi membri lotti più per se stesso che per un bene più grande. Questa concetto è emerso anche dalle scelte compiute da Sarah (Caity Lotz), che ha preferito rischiare di essere abbandonata in un futuro apocalittico e “possibile” pur di salvare, in qualche modo, un pezzo della sua famiglia e della sua vita. Noioso e fuori luogo è stato invece il triangolo amoroso fra Kendra (Ciara Renee), Jax (Franz Drameh) e Ray (Brandon Routh), che, oltre a essere stato creato dal niente, si è anche concluso con un nulla di fatto, rubando quindi solo tempo che poteva essere utilizzato per approfondire il legame tra l’Oliver del futuro e Connor Hawke. Questo problema, che non è la prima volta che si presenta all’interno della serie, è principalmente dovuto alla folle desiderio degli autori di utilizzare in ogni puntata tutti i personaggi a loro disposizione, obbligandoli ad alcune evoluzioni che non sarebbero neanche necessarie. Ci auguriamo con tutto il cuore che in futuro, anche in episodi filler come questo, si arrivi a mettere in panchina qualche membro delle “Leggende di Domani” senza per forza doverlo coinvolgere in assurde trame secondarie che attualmente stanno facendo a gara di noiosità con i flashback della quarta stagione di Arrow.

legends-of-tomorrow-s01e06-oliver