Lovecraft Country 1×03 “Holy Ghost”/1×04 “Una storia di violenza”: la recensione

In una serie come Lovecraft Country, il topos della casa infestata diventa per forza veicolo per parlare di altro. Succede questo in Holy Ghost, terzo episodio della stagione. L’anima on the road della serie sembra già esaurita – ma è solo apparenza – mentre Atticus e gli altri ritornano a casa pronti ad andare avanti con le loro vite. Magia, paranormale e sottotesti sociali si intersecano, anche con qualche riferimento storico nascosto. Tutto può sembrare più vago e astratto in superficie, ma Lovecraft Country mostra una grande solidità di scrittura.

In ogni caso, l’anima episodica di questo doppio appuntamento non può essere ignorata. Il terzo episodio è chiaramente incentrato sulla sottotrama di Letitia che apre una pensione per ragazzi di colore, coinvolgendo la sorellastra Ruby nell’affare. Il mood rimane quello già noto dai primi due episodi. Il paranormale è una distorsione ultraterrena delle diverse forme di prevaricazione e violenza che già esistono, sono le forme di quel caos strisciante che si scatena in episodi di razzismo e odio. Qui Letitia apre la propria attività in un quartiere abitato da bianchi, che immediatamente reagiscono con diverse forme di sabotaggio. Ma al tempo stesso scopriremo che la casa è infestata dai fantasmi di persone di colore sottoposti a terribili esperimenti da parte del vecchio proprietario, Hiram Epstein.

Se Jordan Peele, produttore della serie, ha detto moltissimo negli ultimi anni sulla critica sociale tramite il racconto “sovrannaturale” di finzione, Lovecraft Country cerca di andare oltre. Holy Ghost è una parentesi in un racconto più lungo, ma ingloba al suo interno davvero tanti spunti. Croci infuocate, specifiche violenze della polizia, sabotaggio. E tutto culmina nel più invisibile dei suoi riferimenti. In una scena, dei ragazzi giocano con una tavolta ouija. Uno di loro chiede se il viaggio a sud andrà bene, e la risposta è no. Si tratta, lo dicono i suoi vestiti e lo confermerà l’episodio successivo in cui riappare, di Emmett Till, 14enne che nel 1955 venne rapito, torturato e ucciso da uomini bianchi.

È ancora una volta come la Tulsa che avevamo – ahinoi – conosciuto tramite Watchmen, cioè il riferimento storico brutale che arriva tramite la narrazione di finzione. E c’è proprio un riferimento alla città nel quarto episodio della serie, Una storia di violenza, con Montrose che brucia i fogli che contengono informazioni sull’occulto e esclama “smells like Tulsa”. Il suo è un gesto estremo, e non sarà affatto l’ultimo, con il quale è ben determinato a tenere lontano suo figlio (?) Atticus dalla magia, dal suo retaggio, da ciò che potrebbe imparare. Tuttavia quella stessa magia tornerà a bussare, letteralmente, alla porta. Si tratta di Christina Braithwhite, che arriva alla porta di Letitia ma non può entrare. La informa che i soldi per la casa sono arrivati da lei, che la casa apparteneva a un certo Winthrop, membro del culto dei Figli di Adamo.

Delle pagine rubate del Libro dei nomi potrebbero trovarsi lì, e lei vorrebbe ritrovarle. Tra l’altro Atticus potrebbe avere la capacità di decifrare quel linguaggio. Breve riallineamento delle tempistiche, e troviamo proprio Atticus in cerca di quelle pagine che potrebbero aiutarlo a difendersi da Christina e dalle altre persone che vorrebbero sfruttarlo o fare del male alle persone che ama. Breve consulto con Montrose, e il gruppo dei tre parte alla volta di Boston. Qui finiscono in un museo dove Titus avrebbe nascosto un passaggio verso le pagine perdute.

È impossibile vedere tutta questa sequenza senza pensare a Indiana Jones, ma in realtà il riferimento espresso sarebbe a Viaggio al centro della Terra di Verne. D’altra parte, come in L’ultima crociata, i tre arrivano al cospetto del tesoro che stanno cercando, e vi trovano un particolare guardiano. Si tratta di un nativo americano Arawak, di nome Yahima, di genere non identificato (la dicitura dell’episodio è “due spiriti”). Potrebbe essere la chiave per decifrare il Libro, e infatti il trio lo porta con sé. Nell’occasione, vale la pena notarlo, utilizzando un ascensore che li riporta direttamente a Chicago. Tuttavia, la permanenza di Yahima è purtroppo breve, con Montrose che l’uccide a sorpresa. Ricco, stratificato, forse non immediato, Lovecraft Country si conferma anche in questi due episodi.