Star Wars Rebels è molte cose: per lo spettatore casuale e per il pubblico giovanile è una nuova serie da seguire con curiosità, nella speranza che sia divertente ed entusiasmante. Per Disney è il “biglietto da visita” con cui inaugura la delicata e preziosa gestione del franchise di Star Wars, e per gli appassionati della saga stellare è una prova del nove in cui le speranze (o i timori) relativi al futuro della saga troveranno una prima, importante conferma.

Una prima cosa che salta subito all’occhio, e che era apparsa evidente fin dai primi trailer diffusi in anteprima è un forte recupero dei temi, delle atmosfere e delle situazioni della trilogia originale. Questo deve essere scritto a caratteri d’oro come primo punto nel decalogo della Disney (è anche il parametro principale di riferimento che dovrà osservare la futura serie a fumetti Marvel dedicata alla saga e sceneggiata da Jason Aaron), e a buon diritto.

Da questo punto di vista, ottime notizie: il risultato si rivela ampiamente superiore alle aspettative, perché bastano i primi pochi minuti di The Spark of Rebellion per capire che non si tratta di un ritorno alle origini solo dal punto di vista estetico o formale, che pure è importante. C’è sicuramente un utilizzo inedito e vincente di molti bozzetti e sketch di produzione realizzati dal maestro Ralph McQuarrie in occasione della pellicola del 77 e poi mai utilizzati (il primo e più evidente è il personaggio di Zeb, all’epoca la proto-incarnazione di quello che sarebbe poi diventato Chewbacca), ma lo seguono da vicino uniformi e armature di vari corpi militari Imperiali, le linee eleganti della capitale di Lothal, il droide Chopper e molti altri dettagli che contribuiscono non poco a trasmettere la sensazione di sentirsi a casa. Stesso compito è affidato alla musica, che anziché rifarsi a scelte che potevano apparire ovvie come un uso indiscriminato della Marcia Imperiale (siamo nell’epoca di massimo potere dell’Impero, dopotutto), opta per richiami meno telegrafati ma altrettanto sentiti alla colonna sonora di Una Nuova Speranza. Particolarmente d’effetto ed evocativo è l’uso del breve “flourish” di archi che sottolinea il primo riaffiorare della Forza (quello che nel film originale accompagna la battuta di Alec Guinness “Obi-Wan… Kenobi? Questo è un nome che non sentivo da tanto tempo… tanto tempo…”) e che volendo perdersi in un facile quanto divertente gioco di simbologie, potremmo considerare davvero come il tema della “scintilla delle Ribellione”.

Ma, come si diceva, il recupero dello spirito originale non è puramente estetico e musicale, perché si tenta di tornare al cuore di quella che è la vera essenza di Star Wars: e cioè la chiamata alle armi (o “al cammino dell’eroe”, se vogliamo usare una terminologia mitologica particolarmente cara a Lucas) di uno sparuto gruppo di individui che eroi non sono, la sfida degli “underdog”, degli emarginati, degli sconfitti, dei perdenti contro potenze, numeri e tirannie soverchianti. La riscoperta di una dimensione eroica e più nobile dopo che lo spirito è stato schiacciato dall’abitudine al sopruso, alla rassegnazione e all’ingiustizia, condizione tanto più amara quando affligge uno spirito giovane dove dovrebbe essere la speranza e l’ottimismo a svettare. E se tutto questo è riducibile a un “prodotto per bambini”, come paventa chi teme la gestione di Star Wars sotto i vessilli Disney, ebbene, ben vengano prodotti ‘per bambini’ simili. “Tu sei molto di più di quello che sei diventato”, direbbe lo spettro di un altro padre nobile della Disney, il leone Mufasa, e questa è la dura ma importantissima lezione che deve imparare non solo il giovane scavezzacollo Ezra, ma anche ognuno degli “adulti” della storia: tutti devono a loro volta fare il salto che li porterà ad essere da semplici ‘sabotatori’ del dominio Imperiale a eroi nell’accezione più nobile e più difficile del termine.

Star Wars Rebels Ezra Bridger

Da questo punto di vista, trama e caratterizzazione dei personaggi funzionano molto bene. Ezra Bridger funge non solo da punto di vista preferenziale dello spettatore nel suo “risveglio” alla Forza e nel suo desiderio di riscatto, ma è anche protagonista di un raffinatissimo gioco delle parti con lo spettatore: il suo entusiasmo e il suo stupore di fronte alla prima accensione di una spada laser, al primo salto nell’iperspazio e alla prima rivelazione di un Jedi in battaglia non possono non richiamare alla mente di ognuno di noi quello stesso stupore provato in una buia sala cinematografica di quasi trent’anni fa.

Funzionali e credibili anche gli altri personaggi del cast, dal “jedi cowboy” Kanan al bellicoso Zeb (riuscite a immaginare come sarebbe Benjamin Grimm/la Cosa nell’universo di Star Wars? Ecco Zeb!), dalla pragmatica Hera alla fascinosa Sabine, ma quello che conta è che funzionano anche le dinamiche di interazione tra l’uno e l’altro, turbolente e tutt’altro che affiatate, ma proprio per questo convincenti. È stata saggia la scelta di lavorare su un cast di protagonisti limitato, cosa che consente di familiarizzare subito con il gruppo/squadra/famiglia e di intuirne punti forti e punti deboli, agevolando il processo di “adozione”, che ancora una volta noi, come spettatori, ci troviamo a vivere assieme a Ezra.

Poi ci sono molti altri ritorni che, nella loro semplicità, scaldano il cuore: gli inseguimenti a velocità vertiginose, le missioni di salvataggio, i duelli con i caccia nello spazio… tutti elementi talmente dati per appurati che rivederli gestiti in questa formula tornano ad apparire nuovi e – cosa ancora più importante – ti lasciano con il desiderio di volerne ancora.

Più limitato l’impatto sul fronte dei villain, dove si distingue l’Agente Kallus, tenace e capace agente Imperiale palesemente destinato a diventare la nemesi diretta “sul campo” dei protagonisti, mentre rimane nell’ombra il più altezzoso e misterioso Inquisitore, sicuramente destinato a distinguersi negli episodi futuri, ma anche questa è tutto sommato una scelta giusta, visto che al blocco di partenza era importante seguire il cammino e il processo di crescita degli eroi.

Star-Wars-Rebels

Tutto perfetto dunque? Se l’occhio del bambino e dell’appassionato possono dirsi ampiamente soddisfatti, l’occhio dell’adulto più cinico e smaliziato potrebbe notare che qualche semplificazione eccessiva a livello narrativo c’è (gli eroi entrano ed escono da Star Destroyer e colonie penali Imperiali con la massima disinvoltura e con il minimo sforzo, come se fossero a casa loro, e l’evasione di Ezra dalla cella di detenzione porta il già provato livello intellettivo degli assaltatori a nuovi minimi storici), e almeno una concessione al fattore “cuteness” si poteva evitare (un cucciolo di wookiee da salvare inscena un grottesco inseguimento con un assaltatore Imperiale che batte il record appena riportato dai due sorveglianti di cui sopra), ma fortunatamente si tratta di pecche marginali, non rilevanti ai fini essenziali della trama, e facilmente trascurabili nelle molte ottime cose che questo pilot ha da offrire: due tra tutte, la “manifestazione” di Kanan come Jedi di fronte a un esterrefatto plotone d’assalto Imperiale, una piccola scena già destinata a diventare un cult, e il messaggio olografico di Obi-Wan Kenobi: “Il nostro futuro è incerto. Saremo tutti sfidati, messi alla prova nelle amicizie, nella fedeltà e nelle convinzioni. Ma dobbiamo perseverare, e col tempo una nuova speranza emergerà.” Sono parole rivolte ai potenziali Jedi sopravvissuti, ma lo scalcagnato equipaggio del Ghost, alla fine della sua avventura le fa proprie. Volendo allargare il gioco, come si diceva inizialmente, possono fare altrettanto gli spettatori casuali, gli appassionati della saga e, alla fine, qualsiasi essere umano. E il bello di Star Wars Rebels sta proprio nel fatto che funziona su tutti questi piani: possono cambiare gli aspetti esteriori e i dettagli, ma il viaggio tra luce e tenebra attraverso la vita è lo stesso per tutti noi, e vederlo raccontare e riraccontare con sentimento ci conforta e ci aiuta a riaccendere… una scintilla di ribellione!