Star Wars: The Bad Batch 1×01 “Aftermath”: la recensione

Altro giro, altra corsa per Dave Filoni, che torna alle sue amate serie animate di Star Wars dopo la parentesi di The Mandalorian. The Bad Batch è la serie sequel, ma anche spin-off, di Clone Wars, e arriva sulla piattaforma Disney+ con una prima stagione da sedici episodi e un pilot della durata fiume di 70 minuti. Praticamente un film tv che reintroduce i personaggi della serie e il contesto della saga in cui si muovono. Si tratta di una puntata solida, scorrevole e piacevole per qualunque appassionato della saga che non si farà problemi a vedere un nuovo show dedicato a personaggi quasi inediti.

The Bad Batch parte esattamente dove si chiudeva la settima stagione di Clone Wars arrivata l’anno scorso sulla piattaforma. Facile confondersi, quindi ecco: la guerra dei cloni è finita, i jedi sono stati decimati dall’ordine 66, è nato l’Impero. Ci troviamo dopo La vendetta dei Sith, ma anni prima di Rebels e Solo. I protagonisti della storia sono i membri della squadra 99, dei cloni devianti rispetto alla regola, caratterizzati da un aspetto diverso e da capacità maggiori. Ma anche dalla possibilità di resistere agli ordini diretti, cosa che potrebbe danneggiarli di fronte al nuovo e più rigido Impero. Questa è quindi la storia di Hunter, Echo, Tech, Wrecker e Crosshair.

La Bad Batch era stata introdotta in un arco narrativo della settima stagione di Clone Wars, che potremmo considerare come un backdoor pilot dello show. Tuttavia la serie è comprensibile anche senza quei riferimenti diretti. Anche in questo caso, come in altre serie “filoniane”, c’è una veloce caratterizzazione dei personaggi, efficace senza risultare banale. Ognuno dei protagonisti ha una certa indole che capiremo subito – basta un’occhiata al loro aspetto quando non addirittura solo al loro nome. Ma questo non rende la serie banale, solo la instrada più facilmente su un tipo di scrittura tipico. E di momenti tipici ce ne sono parecchi in questa puntata (una fuga da una prigione su tutte).

Non mancano strizzate d’occhio a personaggi già noti, come Tarkin che avrà anzi un certo peso nella storia. Ma la serie introduce – un po’ meccanicamente – anche nuovi volti, come una bambina di nome Omega. Ci aspetta una replica del rapporto tra il guardiano più grande e il piccolo dotato di grandi capacità come in The Mandalorian? Dovremo aspettare e vedere. Per il resto l’episodio è senza dubbio da promuovere nella sua semplicità. E poi si sa che le serie animate di Star Wars ci mettono un po’ a carburare.