The Falcon and the Winter Soldier 1×04: la recensione

Nell’universo Marvel il rapporto con l’oggetto è fondamentale nel definire la natura eroica di un personaggio. Recuperando uno stilema da narrazione fantastica, o mitologica, l’ideale di perfezione morale è testimoniato dal possesso dell’artefatto “magico”, che in altre storie poteva essere la spada di re Artù. Solo chi sarà degno, infatti, potrà brandire lo scudo, il martello, l’armatura, la gemma. Tutto questo in un ribaltamento di prospettiva per cui non è l’artefatto a creare l’eroe, ma è l’eroe a meritare l’arma. Il possesso dello scudo di Captain America è il cuore di The Falcon and the Winter Soldier, e tutto nel quarto episodio tende al violento climax finale, tra responsabilità e conflitti fortissimi.

Questa puntata della serie è dialogatissima, ma a differenza della puntata precedente in cui i dialoghi erano intermezzi che raccontavano le tappe – dimenticabili – di una ricerca, qui sono sempre funzionali ai temi della serie. Che, va detto, sono troppi, dispersivi, enunciati palesemente ma non così approfonditi. The Falcon and the Winter Soldier parla di razzismo, crisi dei rifugiati, responsabilità morale, gestione del potere, tutti grandi temi a cui dovremmo sommare almeno quello del senso di colpa, sparso tra tutti i personaggi. Non è mai così memorabile come vorrebbe essere, ma non è qualcosa da imputare a superficialità. Al contrario, forse, c’è troppa carne al fuoco. Tutto l’opposto di WandaVision che, teorie a parte, era molto più contenuta e immediata.

Ma le cose apprezzabili non mancano. Questo tra le altre cose è l’episodio che sancisce la definitiva trasformazione di John Walker. Questa è anche la sua serie, nel senso che ad oggi è lui il personaggio che ha avuto l’arco narrativo più definito, anche se in negativo. Non nasce come cattivo, vuole agire per il bene, e ogni sua mossa è inserita in una escalation che ha un suo senso. Ad esempio, dopo aver recuperato una fiala di supersiero ci aspetteremmo di vederlo già potenziato. E invece no, il passaggio non è così diretto. Ci sarà una scena di combattimento in cui viene umiliato, ci sarà un dialogo con l’amico in cui si confronta sull’opportunità di prendere il siero, ci sarà una tragedia che sfocia nella rabbia incontrollabile. Lo scudo, per tornare all’inizio, rispecchia la transizione del personaggio macchiandosi di sangue, forse un’immagine troppo ovvia nel suo simbolismo, ma efficace.

Soprattutto nell’idea di trasformare lo scudo, che non a caso è strumento di difesa, in qualcosa con cui attaccare per uccidere. John Walker è un nuovo personaggio che, come Sam e Bucky, reagisce al senso di colpa. Il rimorso di chi ha rifiutato lo scudo, di chi ha ucciso molte persone, di chi avrebbe voluto essere più forte per salvare un amico. The Falcon and the Winter Soldier rimane una serie su una crisi attuale e globale, che ha addirittura il coraggio di sottolineare gli effetti positivi dello schiocco di Thanos, con il crollo dei confini e l’unificazione del mondo. Come in Watchmen, una tragedia colossale nel nome dei suoi effetti positivi, la tregua dopo la catastrofe.

L’incomprensione reciproca è il motore che alimenta i conflitti del mondo. Tutto è vendetta, rimorso, rabbia, ricerca di un posto dove stare. Non esiste un cattivo granitico, ma solo personaggi incompleti e insoddisfatti, da Karli alle Dora Milaje del Wakanda allo stesso Walker. Sfugge per adesso il Barone Zemo, e sarebbe più interessante se recuperasse (almeno un po’!) quel tono da uomo spezzato e senza nulla da perdere di Civil War. Quanto a Sam, la serie si impegna davvero tanto, ma non è così interessante come dovrebbe.

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