C’è qualcosa di quasi indefinibile nell’ultima puntata di The Walking Dead, qualcosa che va oltre la solita sciagurata scrittura, le psicologie abbozzate, i dialoghi e le azioni improbabili, e che lavora quasi di nascosto, emergendo tra tutte queste pieghe per costruire uno degli episodi più intensi di sempre, senza dubbio il migliore di quest’anno. Internment lavora per accumulazione di tensioni, muove da una situazione iniziale di degrado e pericolo come la quarantena cui è sottoposta parte della prigione, e vede crescere a poco a poco, ma costantemente, il proprio ritmo. Così, tra un dialogo più o meno verosimile e scelte di scrittura non totalmente comprensibili, ciò che risalta veramente e in maniera riuscita è il clima di pericolo e potenziale distruzione cui sono sottoposti i sopravvissuti.

Il clima di relativa quotidianità delle scorse settimane viene completamente abbandonato e spazzato via dall’esigenza del momento, in uno svolgimento della pun...