Vikings 6×08 “Valhalla Can Wait”: la recensione

Se gli ultimi due episodi di Vikings erano stati dedicati a Lagertha, nella sua morte e nel lungo commiato di chi la conosceva, questo è l’episodio di Bjorn. La Corazza, nonostante il soprannome, si scopre vulnerabile da troppi punti di vista, e la morte della madre è solo l’ultima tegola su una situazione difficile da gestire. Bjorn ha perso sua madre, ha perso un fratellastro, colpevole del suo omicidio, ma ha perso anche un’elezione fondamentale. Dal suo viaggio doveva tornare come re dei vichinghi, e invece si scopre possibile nuovo obiettivo di un Harald al comando dei norvegesi.

L’episodio, intitolato Valhalla Can Wait, racconta più che elaborare questo sconforto, come è tipico della serie di History. Non esiste sottigliezza nell’esposizione del dolore e delle mancanze dei personaggi, tanto che la puntata si apre con una sfuriata senza freni di Bjorn contro Hvitserk. Gran parte della puntata poi è dedicata all’esecuzione dell’assassino, esecuzione che poi non avverrà perché, parafrasando Bjorn “la morte sarebbe solo una liberazione”.

Il gusto per la teatralità non manca ai vichinghi, così come la voglia di viaggiare. È così che Ubbe e Torvi finalmente realizzano il loro proposito di partire e lasciare Kattegat. Si tratta della sottotrama che dovrebbe rimettere in gioco Floki e dare una chiusura definitiva alla sua vicenda, ma le aspettative su una storyline incalzante sono basse.

Verso oriente, continuano le bizzarre situazioni di corte per Ivar. Fa sorridere la strategia sfacciata di Ivar, che da un lato sussurra a Igor di ribellarsi contro Oleg, e dall’altro si aspetta che la cosa non venga ricondotta ai suoi suggerimenti. Cosa che in effetti non accade, ma più per esigenze di trama che per vera logica. Sul rapporto tra Ivar e Oleg, ad un episodio dal midseason finale, c’è ben poco da aggiungere. La puntata si conclude con un attacco che mette da subito in crisi la tranquillità del regno di Harald, ma tutto è rimandato al futuro.

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