WandaVision 1×01/1×02: la recensione

WandaVision è un titolo molto speciale per i Marvel Studios. Intanto perché è la prima serie televisiva direttamente curata dalla casa di produzione di Kevin Feige. E poi perché è il prodotto che inaugura la Fase 4 del grande Marvel Cinematic Universe, dopo la lunghissima interruzione provocata dalla pandemia. Insomma, è un nuovo inizio, una nuova frontiera, una nuova sfida sotto tanti punti di vista. E con il più classico degli inizi si aprono questi due episodi, che arrivano insieme su Disney+, mentre i prossimi verranno rilasciati settimanalmente.

La prima scena vede infatti Wanda e Visione (Elizabeth Olsen e Paul Bettany), novelli sposi, entrare nella loro nuova casa in un nuovo quartiere. E da subito l’estetica definisce il contenuto dello show, come era stato ampiamente anticipato dal materiale promozionale e dalle dichiarazioni degli ultimi mesi. Lo stile è quello degli albori delle sitcom americane, quindi in bianco e nero, molto rigido nella gestione degli spazi, con le risate in studio e i letti dei coniugi separati. Il riferimento maggiore qui potrebbe essere The Dick Van Dyke Show, ma più andremo avanti e più sarà facile riconoscere citazioni anche a Vita da strega, che già era successivo.

Nel momento in cui debutta in televisione, il MCU ne omaggia la storia, le forme, le tradizioni. Non era voluto, dato che la prima serie ad arrivare doveva essere The Falcon and the Winter Soldier, e comunque questo stile non durerà fino alla fine, dato che è chiaro che c’è qualcosa non va (anche perché Visione dovrebbe essere morto). Si è parlato molto negli ultimi mesi di possibili riferimenti cartacei per la miniserie Marvel, che andrebbero rintracciati soprattutto in House of M (un crollo nervoso di Scarlet Witch?) ma anche il ciclo di Visione di Tom King (Un po’ peggio di un uomo e Un po’ meglio di una bestia). WandaVision sembrerebbe riprendere queste idee.

La trama delle due puntate è semplice, adatta alla sitcom che va ad omaggiare, e confermata dalla durata breve degli episodi. Nel primo episodio c’è un banale equivoco sullo sfondo della classica cena con il capo del marito su cui fare buona impressione, nel secondo c’è uno spettacolo di magia da mettere su, anche qui ostacolato da un piccolo intoppo. La scrittura interna degli episodi si esaurisce nella semplice situazione, e in realtà non ha importanza di per sé. È importante solo quando viene utilizzata per contrasto e con un effetto straniante rispetto a quello che sta davvero succedendo (con uno stile molto più pesante, lo faceva Lynch in Rabbits). Insomma, ci sono risate a denti stretti, ma che nascondono la tensione di qualcosa che sappiamo dovrà accadere.

Quindi il risultato voluto e ottenuto è la messa in scena di un’innocua e ingenua commediola che lascia filtrare ogni tanto dei momenti drammatici. Wanda in particolare si accorge che qualcosa non va, come in un sogno dal quale però non vuole svegliarsi, forse perché la realtà dei fatti è troppo tragica da sopportare. Ma potrebbe esserci dell’altro, come suggeriscono degli inserti pubblicitari ad hoc nei quali notiamo riferimenti alle Stark Industries o all’Hydra. WandaVision è comunque anche una commedia ben ragionata, nel senso che rielabora le caratteristiche dei due personaggi per farle funzionare in questo contesto.

Ovviamente, infatti, una sitcom con una premessa così dovrebbe basarsi sul fatto di nascondere i poteri ai vicini impiccioni (come Agnes, interpretata da Kathryn Hahn), e sulle difficoltà di Visione nei normali comportamenti umani. Il gioco degli equivoci nasce quasi sempre da qui, dal contrasto tra ordinario e straordinario, come succedeva spesso in Vita da strega (notare la sigla a cartone animato), Strega per amore o – anche se a modo suo – La famiglia Addams. Ma già queste sono considerazioni che lasciano il tempo che trovano nel momento in cui la serie si lascia alle spalle questo periodo storico e va avanti.

La decisione di rilasciare due episodi insieme è giustificata: WandaVision è un prodotto difficile da inquadrare per uno spettatore casuale, e la transizione a colori della fine del secondo episodio lascia intravedere già nuovi sviluppi e un cambio nella messa in scena. E ci sarà anche chi non gradirà il minutaggio ridotto, ma dovremmo considerare che con uno stile da sitcom e una premessa così particolare, è la scelta migliore. Allungare il minutaggio avrebbe significato diluire gli eventi e affaticare la storia.