ZEROZEROZERO, LA RECENSIONE DI TUTTI GLI EPISODI

Un impossibile grafico dell’andamento del racconto di ZeroZeroZero non disegnerebbe mai un arco narrativo impeccabile ma somiglierebbe più ad una curva in aumento. Per gran parte degli 8 episodi della serie infatti nessuno dei protagonisti è protagonista davvero, il protagonista è l’intreccio stesso, ciò che li lega e la ricostruzione tra finzione e cronaca che domina ogni scena. Nonostante seguiamo tre avventure precise, lo stesso non siamo mai davvero partecipi di queste. Seguiamo tre personaggi nello specifico ma i loro segmenti somigliano ad una serie di avventure puntuali, non ad un grande arco in cui hanno speranze e sogni, affetti e conflitti da mettere alla prova.

Solo Chris (Dane DeHaan), con il suo conflitto tra un fisico debole e l’esigenza di essere forte in un mondo di predatori, ha per le prime 6 puntate il carattere del protagonista, cioè la capacità di affascinare e conquistare con un’epica umana. Gli altri, sia la famiglia calabrese con i suoi contrasti interni, sia l’emergente boss di un cartello messicano fatto di paramilitari (con il suo senso di colpa) sono molto meno curati e di certo non stimolano immedesimazione, sono quasi i cattivi di una serie fatta di cattivi.

Di fatto per i primi 6 episodi il racconto dell’umanità coinvolta è marginalizzato a favore di uno spettacolo mondiale di viaggi, grandissimi traffici, difficoltà, azione e una quantità impressionante di piccole realtà malavitose in modi che non ci sognavamo esistere.

ZeroZeroZero ubriaca il suo pubblico per gran parte della durata con un piacere viscerale del non visto e sconosciuto, tratta un genere che conosciamo benissimo senza battere nemmeno una delle strade note ma facendo accadere solo eventi che non somigliano a ciò cui siamo abituati. Questa serie mondiale è fatta di un gran numero di piccole realtà svelate, è il viaggio dei Lynwood attraverso l’oceano e l’Africa, è la parabola messicana della nascita di un nuovo cartello dalle ceneri di un piccolo esercito, è l’Odissea personale di un mafiosetto in cerca di facile ascesa e lo sforzo è sempre vedere come si tratta con i militari senegalesi corrotti, dove si possono addestrare nuove truppe in Messico, quali protocolli segue la successione della ‘ndrangheta…

Invece dal settimo episodio tutto precipita e ogni situazione sembra ingranare la marcia del coinvolgimento (alzando inevitabilmente anche il ritmo di una serie che per il resto non aveva avuto nessuna fretta), anche perché è il momento in cui le 3 linee narrative si incrociano davvero. Il momento in cui, forse, la partita di droga che seguiamo fin dall’inizio può arrivare a destinazione.

Anche Chris, il personaggio con è stato possibile empatizzare fin dall’inizio, nelle ultime puntate fa un salto e sviluppa una storia d’amore vera (molto in fretta purtroppo, con un atteggiamento un po’ precipitoso nel definirla come fondamentale per la sua vita, specie dopo quel che ha passato).

È evidente allora che il grande esperimento di ZeroZeroZero è proprio quello di raccontare il mondo. Lo fa tramite alcuni personaggi ma per quanto possibile cerca di subordinarli ai posti che attraversano e alle realtà con cui entrano in contatto. Gli eventi sono sempre superiori a chi li vive che spesso è spettatore di essi più che un agente che li modifica.
Invece quando viene il momento di chiudere riconosciamo subito uno svolgimento più canonico in cui ognuno ci appare debole e pieno di indecisioni, in cui le scelte si fanno difficili e compare l’esigenza di dare un grande senso umano a questa parabola. Un personaggio su tutti ne uscirà come il portatore del significato finale, quello che chiude l’ultima puntata con un sorriso beffardo recitato benissimo (perché davvero tranquillo nonostante quel che accade) e avremo la nostra chiusa canonica.

Ma non è quello che è stata ZeroZeroZero. Per una volta abbiamo assistito ad un racconto capace davvero di dare molta più importanza ai posti rispetto alle persone e lo testimonia l’incredibile puntata finale in cui nonostante si tirino le somme di tutte le storie, e quindi l’intreccio abbia un’importanza molto maggiore che nelle altre, lo stesso esiste una qualità contemplativa dei fiume seccati della Calabria, dei paesini arroccati tutti in salita in cui bisogna arrivare in corriera (ma che idea è che una delle persone più potenti del traffico di droga vada a trattare con un socio in corriera??) o degli interni derelitti delle case, dei porti in cui i container possono anche perdersi e di una villa messicana trasformata in un bagno di sangue, uno scenario degno del regno di Kurtz in Apocalypse Now!, tutto attraversato con dei tuoni di sfondo (anche qui, ma che idea è?! Ma quando ne avevamo viste di simili?).

Ma ancora, non paghi, le ultimissime immagini in cui c’è una piccola trattativa economica di poco conto che suggerisce solo che gli eventi andranno avanti come abbiamo visto in questa serie, pesa come un macigno per via di come è scenografata. Un divano in cui sono stati messi a sedere due cadaveri, due persone che conversano tranquillamente, strette di mano e poi via attraverso il vialetto pieno di cadaveri e palloncini. Di fatto un’immagine che imposta un nuovo standard per questo genere. Non è il finale di Scarface, non è quello di Apocalypse Now!, potrebbe essere una scena da Akira e di certo non è niente che avessimo già visto in una storia criminale ma un’unione di estremi diversa e nuova.
Un finale che vale una carriera intera e mette insieme perfettamente sia idee di scrittura, che una capacità fuori dal normale di trasformarle in immagini uniche e non derivative che infine una recitazione impeccabile.

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