Quanto tempo è passato dal giorno in cui Steve Rogers ha sfilato, ingenuamente, tra le fila dei soldati. Portava sul petto i colori dell’America in guerra. Sono trascorsi pochi anni, per noi. Per la Marvel invece sono ere diverse, in mondi completamente cambiati. Nelle prime due puntate di The Falcon and the Winter Soldier si fa di tutto per farcelo capire.

Per i Marvel Studios non è più il momento di decostruire l’ideale di eroe. Tutto questo è già stato fatto. Ora si guardano le macerie, quello che resta dei simboli e delle speranze di giustizia. Si riflette sui calcinacci di un edificio impossibile da ricostruire.

C’è, nel secondo episodio della serie, una scena speculare alla parata propagandistica di Captain America: il primo vendicatore. È la prima volta che vediamo John Walker, il nuovo Captain America\U.S. Agent. La regista Kari Skogland ha scelto di far vedere prima la maschera (fine episodio 1) e poi l’uomo. Con Steve Rogers fu il contrario, prima vediamo il fragile ragazzo e poi l’esperimento. John Walker è fragilissimo, mentre nello spogliatoio aspetta di entrare in scena. Conosce il peso della divisa che indossa. Steve non lo sapeva. O, per lo meno, sapeva quello che doveva essere secondo il governo. È stato lui poi, con la sua personalità e la sua rettitudine, a plasmare Captain America facendolo diventare l’avenger che tutti conoscono.

Il nuovo Cap deve fronteggiare anche lui lo stesso problema: non è ancora un eroe, e forse non serve che lo sia. La sua persona è un messaggio, un significato; è comunicazione. Quindi il suo lavoro è salvare la Terra tanto quanto rilasciare interviste, mostrarsi alla nazione con pompose conferenze stampa. Steve aveva capito che per essere significativi bisogna anche essere credibili. Va quindi sul campo e si guadagna la fama, cerca di incidere sulle situazioni senza limitarsi a ispirare e delegare. Combatte per la causa in cui crede, nel paese che crede in lui. C’è identità tra Captain America e Steve Rogers: bianco, biondo, americano nel DNA, cresciuto nella scia dell’unità nazionale.

Per Falcon, Sam Wilson, non è così. The Falcon and the Winter Soldier cambia il significato di uno dei dialoghi più toccanti di Avengers: Endgame. Quando l’anziano Steve consegna lo scudo a Falcon gli chiede: “Come ti sembra?”. Sam risponde: “mi sembra di qualcun altro”. 

Nel contesto del film la frase va interpretata come un gesto di modestia di Sam nei confronti dell’amico. Bisogna essere degni per portare quell’oggetto, e nessuno può sentirsi tale con sicurezza. A ben guardare non c’è molta differenza tra lo scudo di Cap e il martello di Thor. L’erede allora si tira indietro, dice indirettamente: “È tuo, questa è la tua identità, è il simbolo di Steve Rogers quanto lo è di Captain America, io non posso prendere nessuna di queste vite perché non ho passato quello che hai passato tu”. Non sono degno, insomma. 

E invece in The Falcon and the Winter Soldier scopriamo che quel “mi sembra di qualcun altro” non è un’opinione. È un fatto. Perché l’America è ancora bianca, non è ancora in grado di guardare oltre chi l’ha sempre condotta e per questo è destinata a schiantarsi.

Sam è indebitato economicamente, ma la serie fa di tutto per mostrare quanto il debito l’abbia l’America nei confronti dell’eroe. È, nella metafora, un richiamo nemmeno troppo velato a come le minoranze etniche siano state sfruttate e marginalizzate per il benessere di pochi. Sarà interessante ascoltare cosa avrà da dire a riguardo Isaiah Bradley, personaggio svelato nel secondo episodio.

Se tra Cap e Steve c’era una simbiosi identitaria, per il suo erede scelto non è così. Falcon è amato, Sam è ignorato, talvolta addirittura temuto. È agghiacciante la sequenza in cui gli vengono chiesti i documenti dalla polizia, soprattutto se si pensa a cosa stava succedendo (il #BlackLivesMatter) mentre si concludevano le riprese della serie. Ne deduciamo quindi che se il super è disponibile a lavorare per il governo, l’eroe di guerra si sente abbandonato dalla bandiera che deve portare. 

The Falcon and the Winter Soldier serie - Anthony Mackie - Sebastian Stan

Bucky accusa l’amico di avere tradito Steve, il suo ideale e la sua scelta, avendo svenduto lo scudo ad altri. Alla fine del primo episodio è chiaro il messaggio verso la comunità nera. Nessuno regalerà mai nulla in questi Stati Uniti, nonostante le molte parole buone. E soprattutto ogni lasciata è persa. Falcon aveva l’occasione di portare la comunità nera ad essere finalmente riconosciuta. Esita, lascia un vuoto, che viene prontamente riempito dall’élite dominante. Dai bianchi, ricchi, internazionali, mediaticamente esposti e finanziati dal sistema. Come a dire: se non ci si prende ciò che è propio di diritto, sarà qualcun altro a farlo.

Ma Bucky si sbaglia, e la lettura è ancora più complessa, grazie al secondo episodio. Ci avviciniamo dalle parti dell’ipocrisia ritratta in Get Out. In quel film essere dalla parte degli oppressi è sola apparenza, per rafforzare la propria immagine pubblica, ma è anche invidia, voglia di inglobare per controllare (addirittura cercano di possedere il corpo del protagonista). Falcon ha rifiutato lo scudo perché questa non è la sua America. Non si sente parte della comunità che deve difendere, anzi, si sente abbandonato.

Si scinde così un rapporto di reciprocità che Steve, nella sua bonaria ingenuità, non ha voluto vedere. “Questo scudo mi sembra di qualcun altro”, significa che appartiene letteralmente ad un altro tipo di persone. A quelle che hanno tempo di appassionarsi a figure guida che li ispirino, perché non devono lottare per arrivare a fine mese, perché hanno tempo di crescere e inseguire i propri sogni. 

In The Falcon and the Winter Soldier vediamo un angolo di mondo che ancora i cinecomics non avevano avuto il coraggio di esplorare (nemmeno Black Panther). È un luogo di consapevolezza. È una visione chiarissima e dura delle bugie che amiamo raccontarci. Il blip, un evento catastrofico su scala globale, ha acuito le differenze, ha ristretto la globalità a piccoli gruppi di interesse. Ed è da qui che i salvatori della patria, a cui non crede più nessuno, devono iniziare a fare i conti.

Ogni riferimento a persone o fatti avvenuti nello scorso anno è puramente voluto da una Marvel sempre più radicata nella realtà.