In pochi oggi ricordano Starlost, la serie di fantascienza andata in onda sul network CTV tra il 1973 e il 1974. Non è una grave mancanza e nemmeno un fatto inspiegabile dal momento che ciò di cui stiamo parlando è un disastro che solo la televisione di quegli anni poteva proporre. Non tanto per la bassa qualità realizzativa (che è bassissima comunque), ma per le smodate ambizioni filosofiche ed esistenziali che ha. 

La trama, di per sé, è anche accattivante e ricorda molto quella di Passengers, il film del 2016 di Morten Tyldum. Anche se non è mai stato esplicitato un debito o l’ispirazione di quest’ultimo verso Starlost.

In un futuro post apocalittico un’enorme astronave, la Earthship Ark, viaggia nello spazio alla ricerca di un nuovo mondo dove l’umanità possa insediarsi e ricominciare a vivere. All’interno della struttura ci sono diverse enormi biosfere. Ciascuna contiene dei mondi fatti di gruppi di persone con diverse culture, religioni e credenze. Nel primo episodio, ad esempio, Devon riesce a scappare da quella che sembra una comunità Amish in cui vive. 

Dai paesaggi rurali e privi di tecnologia si ritrova catapultato (letteralmente, vola nei corridoi) di fronte al computer che regola il funzionamento dell’enorme “arca”. Già qui l’effetto è esilarante. L’assistente, che potrebbe ricordare il google di oggi, è uno schermo che si illumina mostrando un volto dall’aspetto saggio (ricordate Uno di Pk o Arnim Zola dei fumetti Marvel? Siamo lì…).  Solo che, come ogni computer, anche questo viso si ferma a processare i dati, balbetta, ricomincia le frasi aggiornando il contenuto. Ed è visibilmente infastidito, ancora più di Siri o Alexa, quando non capisce la domanda o non viene formulata correttamente!

Starlost computer

C’è un problema, l’ Earthship Ark è entrata in una rotta di collisione verso una stella simile al sole. L’unico modo per invertire l’estinzione assicurata è quello di attraversare l’arca nella sua interezza e riattivare i sitemi di propulsione. I sedici episodi di Starlost sono dedicati al viaggio in questi mondi all’interno dell’astronave. 

Tra i produttori esecutivi della serie vi è anche Douglas Trumbull, il supervisore degli effetti speciali di film come 2001: Odissea nello Spazio, Blade Runner, Star Trek per citarne solo qualcuno. Egli avrebbe dovuto contribuire agli effetti speciali con macchine di sua invenzione. Non tutto andò come previsto e per via di consistenti tagli al budget rinunciarono in funzione di un più classico schermo blu. 

Nonostante metta a repentaglio la sospensione dell’incredulità, l’aspetto visivo di Starlost non è la cosa più bizzarra. Nel viaggio tra stanze-mondo gli inconsapevoli astronauti si trovano ad affrontare temi filosofici ambiziosissimi come il libero arbitro, la religione come strumento di controllo. Nel terzo episodio ad esempio si trovano in una biosfera popolata solo da uomini. L’unica donna del gruppo di esploratori è venerata come una dea perché assomiglia a una statua votiva di quel mondo. Oppure ancora, un uomo viene svegliato dal criosonno per riparare l’arca, ma questo è condannato a morte da una malattia provocata dalla “rinascita” prematura. La scusa perfetta per infarcire di richiami biblici (“il moderno Lazzaro”) e concetti misticheggianti.

È chiaro l’intento di inserirsi nella scia della fantascienza impegnata alla Star Trek. Il creatore di Starlost è Harlan Ellison uno scrittore di fantascienza dal carattere litigioso che aveva contribuito alla creazione dell’episodio Uccidere per amore (City on the Edge of Forever) di Star Trek. Egli accusò però Gene Roddenberry dopo la messa in onda di avere cambiato la sua sceneggiatura senza averlo coinvolto e si allontanò dal progetto.

Starlost Tv

Si dedicò così a Starlost insieme al consulente scientifico Ben Bova. Ma la serie non aveva le gambe per camminare da sola, il budget era risicato rispetto alle ambizioni, in poco i due iniziarono a perdere la passione. Il carattere difficile di Ellison non facilitava i rapporti con lo studio che desiderava apportare cambiamenti alla storia. Lo scrittore usò nei titoli uno pseudonimo rigettando la sua stessa opera. Ben Bova superò il rapporto conflittuale con Ellison scrivendo un libro The Starcrossed in cui un personaggio del futuro ha le sembianze e il carattere del collega e passa il tempo a insultare le persone.

Non fu certo di aiuto nemmeno il montaggio. Gli attori di Starlost venivano dal teatro shakespeariano, e la loro performance è fatta interamente di primi piani enfatici e tempi dilatati. Si entra subito nei grandi dilemmi morali, con frasi solenni e occhi sgranati. Impossibile a questo punto riuscire a immergersi nelle vicende, ad appassionarsi a questo studio delle origini e dell’evoluzione della società così didascalico, esplicito e sfinente.

Starlost è quindi un disastro sotto ogni punto di vista, ma è anche un grande esempio di quella tv scomparsa negli archivi, di quei tentativi che gli autori mettevano in atto per scoprire i confini dei generi. Una serie tv che oggi è irricevibile e ridicola (ma lo era anche all’epoca) a cui bisogna applaudire: il tonfo è stato così forte proprio perché ha voluto saltare in alto. Troppo in alto, prima di scoprire di non avere le ali.

Fonte: inverse