Non sappiamo per quanto tempo ancora Vikings continuerà ad avere fiato in corpo. Vero è che la strada da percorrere per lo show di History Channel sembra ancora lunghissima. La quinta stagione, che prenderà il via il prossimo 29 novembre negli Stati Uniti e il giorno dopo in Italia su TimVision, sarà composta da 20 episodi, esattamente come la quarta. Inoltre, è notizia di pochi mesi fa che l’emittente ha rinnovato la serie per una sesta stagione, anch’essa composta da venti puntate. Con un futuro così carico di aspettative, le premesse per una première ricca di eventi c’erano tutte, e così è. Abbiamo visto in anteprima il primo episodio della quinta stagione di Vikings: ne parliamo senza spoiler.

Si tratta di quaranta minuti molto densi, ma non abbiamo mai la sensazione che lo siano troppo. Nei suoi momenti migliori Vikings riesce a condensare moltissime informazioni nello spazio di una puntata, e questo è uno di quelli. Bisogna costruire molte ripartenze dopo la spaccatura temporale che ha segnato la stagione precedente, e gran parte della puntata è dedicata a ciò. Si parla di una nuova generazione che si è liberata, o si sta liberando, delle catene con il proprio passato, quello fatto di nomi ingombranti come quello di Ragnar, e sta lottando per costruire un futuro. Naturalmente il focus è sui figli di Ragnar, e in particolare su Ivar.

La stagione non può ignorare il drammatico evento che chiudeva la quarta stagione, ossia l’uccisione di Sigurd da parte di Ivar. Quindi lo affronta fin da subito. Ma, come detto, qui si tratta di costruire ripartenze, ed è così che i vichinghi devono trovare una nuova ragion d’essere. Ed è su questo che si impernia tutto il conflitto principale. Ci sono vari personaggi al comando, ognuno di essi a modo suo vuole il bene della propria gente, ma tutto questo si deve conciliare con le aspirazioni personali di ognuno, con l’egoismo di ognuno. Verranno compiute delle scelte per il futuro dei vichinghi, ma possiamo vedere fin da subito che la scrittura inizia a disseminare dei dubbi, e a costruire le ombre di conflitti futuri.

In questi quaranta minuti che non risparmiano il ritorno in scena di praticamente tutti i personaggi della saga, e che trovano il tempo per costruire momenti di azione drammatica, viene presentato ancora il vescovo Heahmund. Si tratta del personaggio interpretato da Jonathan Rhys-Meyers, che era stato introdotto nel finale della scorsa stagione. E, va detto, stavolta si tratta di una competizione a distanza tra i personaggi meno positivi immaginabili. Come sempre ha fatto, Vikings incarna nei suoi protagonisti diverse forme di barbarie che corrispondono a difetti centrali dei mondi a cui appartengono, dovuti anche al modo in cui la religione ha un peso nelle loro vite. Comunque proprio in questa estremizzazione la costruzione dei personaggi funziona bene.

Quindi un ottimo debutto, veloce, necessario che racconta il presente giostrandosi tra varie svolte, ma che al tempo stesso lavora per impostare il futuro. Da qui si può ripartire, cambiando pelle quel tanto che basta, per costruire un’ottima quinta stagione.