Presentato in concorso nella sezione Orizzonti alla 77esima edizione del Festival di Venezia, Mila è un film di Christos Nikou con Aris Servetalis, Sofia Georgovasili, Anna Kalaitzidou, Argyris Bakirtzis.

Qui sopra potete vedere la videorecensione di Francesco Alò, mentre qui sotto trovate il podcast audio.

MILA, LA TRAMA

Nel mezzo di una pandemia globale che causa un’improvvisa amnesia, Aris, un uomo di mezza età, si ritrova coinvolto in un programma di recupero pensato per aiutare i pazienti che non sono stati reclamati da nessuno a costruirsi una nuova identità. Aris svolge i compiti che gli vengono prescritti quotidianamente su delle audiocassette, in modo da potersi creare dei nuovi ricordi e documentarli con una macchina fotografica; torna a una vita normale e incontra Anna, a sua volta inserita in un programma di recupero.

MILA, IL COMMENTO DEL REGISTA

Quanto è selettiva la nostra memoria? Ci ricordiamo quello che abbiamo vissuto o quello che abbiamo scelto di ricordare? Possiamo dimenticare le cose che ci hanno ferito? Potrebbe essere che in fondo non vogliamo dimenticare le esperienze dolorose, perché senza di esse perderemmo la nostra esistenza? Alla fine, siamo semplicemente la somma di tutte le cose che non dimentichiamo? Mila, una commedia drammatica allegorica, è essenzialmente uno sforzo per indagare il funzionamento della nostra memoria e come questo in uisce su di noi; come le emozioni incidono sulla memoria e, sopratutto, come essa risenta della tecnologia, che oggi rende molto semplice registrare le informazioni. È possibile che il progresso tecnologico abbia reso il nostro cervello più “pigro” e che quindi ricordiamo sempre meno eventi ed emozioni? È possibile che abbiamo finito col vivere “meno”? Il film parla anche di come affrontiamo questa perdita di memoria; la perdita dei nostri cari, delle nostre emozioni. È incredibile, e in un certo senso assurdo, quanto il tempo passi velocemente dal momento in cui si entra nell’età adulta. Con questo film ho voluto creare un mondo familiare ambientato in un passato recente, in una socieà in cui la tecnologia non è così presente. Una socieà di persone sole, in cui l’amnesia si diffonde come un virus. Mila comincia in un ambiente distopico, ma ben presto passa a un approccio più antropocentrico. Abbiamo girato il film seguendo il protagonista con la macchina da presa in modo da rappresentare il suo isolamento attraverso un’inquadratura ristretta. Per riuscire a seguire le sue emozioni da vicino, abbiamo utilizzato il formato immagine 4:3, un riferimento diretto al recente passato e che rimanda chiaramente alle foto polaroid, un elemento molto significativo della storia.