Se c’è un regista che mette universalmente d’accordo il pubblico e la critica sul suo assoluto valore, questo è Stanley Kubrick. Un artista rivoluzionario, accanito sperimentatore, genio del cinema (e non solo) capace di essere anni avanti sulle innovazioni formali, tematiche ed estetiche del cinema.

Lo status di maestro è, per Kubrick, ormai un titolo indiscutibile. Ma non è sempre stato così. 

l canale YouTube Warner Bros. Entertainment ha reso pubblica e gratuita una retrospettiva sotto forma di documentario dedicata al regista e intitolata: Stanley Kubrick: A Life in Pictures.

Trovate il video in cima all’articolo.

Attraverso il percorso deciso dal regista del film, e grazie alle numerose testimonianze e dietro le quinte, scorre in sottofondo al documentario un pensiero costante: Stanley Kubrick fu così sconvolgente per il suo tempo, da essere odiato. Fu così lucido, da essere respinto.

La sua visione dei meccanismi che regolano il mondo, dalla sessualità all’uomo-macchina, le leggi della storia e dell’uomo, sono inevitabilmente dei terremoti se rapportati al presente (qualsiasi presente, quello di ieri e quello di oggi). Ma la sua produzione degli inizi, nonostante l’apprezzamento formale di Il bacio dell’assassino, Rapina a mano armata, Orizzonti di gloria, era inserita all’interno di un frame di genere così rigido (il noir, il film di guerra) da non potere rompere le convenzioni. Non come Kubrick avrebbe fatto successivamente.

Tutto cambiò con Lolita. Film di reazione alle costrizioni produttive di Spartacus. Opera scandalosa fin dal suo concepimento che Kubrick non moderò (sebbene la scabrosità del racconto sia sempre filtrata da uno sguardo mai interessato allo scandalo fine a se stesso). In Lolita il meccanismo della sessualità come tentazione, desiderio di possesso e perversione destò ovvio scandalo. Nel 1962 la censura cattolica aveva ancora un grande potere sulle produzioni cinematografiche.

Stanley Kubrick

In particolare venne incriminato, ritenuto inaccettabile, un momento di intimità tra i protagonisti. Humbert e Charlotte sono a letto, stanno per fare l’amore. L’uomo posa lo sguardo sulla vicina foto di Lolita. Il momento venne letto non solo come simbolo della divisione dei sentimenti dell’uomo. Il personaggio di Humbert venne accusato di cercare stimolo sessuale attraverso l’immagine della ragazza. Kubrick sapeva che il materiale che stava maneggiando era esplosivo, ma ammise che, se avesse conosciuto in anticipo i continui rimaneggiamenti a cui sarebbe stato costretto, avrebbe rinunciato alla produzione.

L’opera successiva, nonostante lo scotto delle critiche provocate da Lolita, non abbassò certo il tiro polemico. Il dottor Stranamore arrivava nel 1964, nel momento in cui la commedia satirica sarebbe stata più graffiante possibile. Era sale su una ferita ancora aperta. O ghiaccio su una guerra silenziosa. Kubrick racconta la guerra fredda e il terrore dell’atomica solo apparentemente sotto una lente distorta e di fantasia. Molti momenti del film sono infatti presi dai racconti di avvenimenti reali nelle stanze segrete. Nessuno si salva. Allusioni sessuali, accuse politiche, tutto è abilmente dosato. Una pillola amara che passò sotto gli occhi degli americani, mascherata da zucchero.

La stessa cosa non accadde con 2001 Odissea nello spazio. Un film meno politico, ma che non da meno turbò l’opinione pubblica. Opera omnia, oggi universalmente riconosciuta, all’epoca compresa più dal pubblico (affascinato anche dall’aspetto visivo) che dalla critica. L’opinione pubblica giudicò il film come una creatura dell’ego smisurato di Stanley Kubrick. Un mastodontico spreco di denaro incomprensibile e noioso. Non piacque nemmeno agli executive Warner, spaventati dell’inaccessibilità dell’opera. Non sapevano che, entro pochi anni, avrebbero avuto tra le mani un film ancora più sconvolgente: Arancia Meccanica.

Stanley Kubrick

Facile capire come mai Arancia Meccanica non venne compreso, e suscitò sentimenti di respingimento verso l’opera. La violenza nelle strade raccontata con tono realistico e l’inversione del rapporto carnefice-vittima, oltre all’uso del mezzo audiovisivo come arma di distruzione del pensiero ribelle, furono un’accusa politica rumorosissima. Le polemiche e le censure, questa volta, ferirono nel profondo il regista.

Kubrick ricevette accuse di ogni tipo: di essere un pazzo sostenitore della violenza, di essere un indiretto mandante di uccisioni. Ogni volta che qualche gang in Inghilterra compiva un delitto i giornali titolavano con il suo nome. Con un atto di potere assoluto per un regista, egli chiese e riuscì a far ritirare la pellicola dagli schermi inglesi. Era terrorizzato. L’astio per la sua persona era arrivato a tal punto da fargli ricevere a casa lettere contenenti minacce a lui e alla sua famiglia. Come se il suo personaggio, Alex, si fosse moltiplicato nel mondo, nelle “anime belle”, e si fosse scagliato contro il suo creatore.

Stanley Kubrick

Fu questo il punto di non ritorno nell’immagine pubblica del regista come provocatore e folle degenerato. Le dicerie e la cattiva fama non si fermarono fino a Eyes Wide Shut, dove la stampa lo appellò come un freak. “Kubrick è un regista che dice sempre di no, che maltratta gli attori, un recluso, uno strano, un degenerato”. Questa era la sua fama per il grande pubblico, quello appassionato alle storie che circondano i grandi narratori, quello dei tabloid.

E ancora: Barry Lyndon conquistò l’ Europa, ma in patria i giornali parlarono di un film lento e noioso. The Shinning terrorizzò e divise, alla ricerca di un significato che non era esplicitamente impresso nelle immagini. Full Metal Jacket accusò la macchina da guerra americana, ma fu quasi attutito nella sua portata (non nella sua qualità di capolavoro assoluto) per via di molte altre opere simili e coeve. Tanti altri film di guerra sul Vietnam.

Stanley Kubrick non ebbe pace lungo la sua carriera, e oggi trova la gloria sia tra i cinefili sia i fruitori occasionali. Ci ha lasciato, come ricompensa per i nostri scandali, le censure, e i nostri turbamenti della morale, dei capolavori immortali. E forse ci ha lasciato anche una nuova consapevolezza: quando vogliamo mettere un bavaglio a qualcosa che ci turba profondamente, è proprio in quel momento che dobbiamo prestare ascolto. Perché il turbamento ci sta parlando. E quindi ci sta cambiando.