Metroid Dread ha debuttato su Nintendo Switch a inizio ottobre, ben diciannove anni dopo quel Metroid Fusion per Game Boy Advance, proseguendone e concludendone gli eventi. Fortunatamente nel mezzo la saga di Metroid è continuata tra capitoli in prima persona e remake, tra cui il primo approccio di Mercury Steam con il brand, con Metroid Samus Returns. Il team si dimostrò all’altezza di raccogliere il testimone di Fusion e portare Samus Aran verso il passo successivo: un’avventura completamente inedita.

Al team spagnolo anche il compito di far debuttare Samus Aran sulla console ibrida della casa di Kyoto, mentre i fan sono ancora in trepida attesa di qualche nuova informazione su Metroid Prime 4. Un’avventura ricca di azione e che evolve ancora una volta, migliorando quanto fatto su Nintendo 3DS proprio come si migliora Samus con ogni potenziamento.

Metroid Dread

Samus Aran non poteva fare debutto migliore.

Non c’è bisogno di paragonare questo nuovo capitolo ad altri esponenti action platform della categoria metroidvania, soprattutto perché offrono un’esperienza diversa da quella che da sempre si respira all’interno dell’armatura di Samus Aran. Se avete giocato almeno un altro dei capitoli 2D della saga, non appena metterete piede su ZDR nei primi istanti di gioco, vi sentire subito a casa. Il primo grande pregio di Metroid Dread è infatti proprio l’atmosfera.
Dopo essere arrivata su ZDR per sterminare un parassita X sopravvisssuto, Samus viene attaccata da un misterioso guerriero di razza Chozo, che la sconfigge brutalmente e la priva di quasi tutti i suoi poteri. Da quel momento la donna dovrà farsi strada tra le insidie del pianeta e affrontare gli apparentemente indistruttibili EMMI, unità robotiche spedite dalla federazione galattica a indagare su ZDR prima di venire completamente manipolate e rese ostili.

Mercury Steam aveva l’infausto compito di riprendere quanto fatto da Fusion diciannove anni fa, proseguire la trama della serie principale e portarla a un epilogo. Fortunatamente, la trama di gioco funziona alla grande svelando molteplici segreti sul passato di Samus e sul suo legame con i Metroid, coi Chozo e con i parassiti X. Le poche sequenze filmate sono tutte convincenti e capaci di tenere incollato il fan della serie bramoso di saperne di più. Nonostante il breve riassunto nei minuti iniziali però, il comparto narrativo potrebbe non avere la stessa efficacia su un giocatore alla sua prima esperienza. Inoltre, come anticipato dal producer Yoshio Sakamoto, il finale lascia aperte tante porte per il futuro della cacciatrice di taglie, sperando di non dover aspettare un altro ventennio per rivederla in azione.

metroid dread

La nuova avventura di Samus Aran ne cambierà per sempre il destino

“Metroid Dread è la diretta evoluzione di Samus Returns” Lato gameplay, Metroid Dread è la diretta evoluzione di Samus Returns. I piccoli esperimenti fatti da Mercury Steam nel remake del secondo capitolo trovano un miglioramento definitivo in questo episodio inedito. In Samus Returns, il team fu costretto a utilizzare le mappe della versione originale, uscita ai tempi su Game Boy, agendo principalmente sulle meccaniche d’attacco e su Samus. In Dread invece troviamo una mappa ricca di segreti e veramente riuscita dal lato del level design. Lo potete scoprire da soli nel caso puntiate al 100%,  avendo a che fare con un uso continuo e rapido dei power up di Samus, che rendono ogni stanza un puzzle a se stante da risolvere, unendone anche alcune negli enigmi ambientali più riusciti e appaganti.

Proprio i potenziamenti sono l’altro grande punto di forza della produzione. Mercury Steam ha distribuito alla perfezione ogni upgrade, così da non lasciare mai il giocatore senza nulla da esplorare e soprattutto dando un ritmo al gioco limitando al minimo tempi morti. Sebbene non ci dica mai dove andare esattamente, Metroid Dread si apre sempre di più, invitandoci a utilizzare il nuovo potere per aprirci una nuova via, con un blocco invisibile di troppo da distruggere con una bomba, con un missile o con un salto avvitato. Puntare al 100% dimostra cosa si può fare con l’inventario di Samus prima di affrontare le battaglie più toste del gioco.

I nemici di Samus non sono mai stati così agguerriti e pronti a tutto per sconfiggerla. Dai mid boss ai boss veri e propri, le battaglie di Metroid Dread sono un tripudio di adrenalina e coreografie. Con l’eccezione di un solo scontro, ogni boss è unico e una sfida costante capace di ammazzare in pochi istanti l’eroina e mandarvi velocemente in game over. Una volta studiati e capiti i pattern per contrattaccare, sarà solamente questione di tempo prima di scaricare un’intero serbatoio di missili su per il naso al nemico di turno. E la sensazione di appagamento è crescente dopo la fine di ogni fase e l’inizio della successiva. Un altro segno del ritmo continuo che avvolge le stanze di Metroid Dread.

metroid dread

Un volto familiare, o solo un altro membro della stessa razza?

I nemici probabilmente sono la parte meno riuscita del character design del gioco, alcuni sembrano davvero poco ispirati ma a fare da contraltare, troviamo il design dell’armatura di Samus, tra i più riusciti di sempre, e un approfondimento della cultura Chozo, tra costumi e tribù.
Discorso diverso invece per gli EMMI, la minaccia apparentemente più grande del gioco. All’inizio, ci verranno presentati come macchine infermabili, capaci di eliminarci con un colpo solo e vulnerabili solo all’energia omega. Il nostro compito sarà quindi quello di sfuggire agli EMMI fino al raggiungimento della stanza in cui potremo raccogliere la suddetta energia, eliminando lo stesso mid boss volta dopo volta. A questo punto, i ruoli si invertono e la preda diventa cacciatore: bisognerà distruggere il nucleo del robot e acquisire così una nuova abilità, solo per poi spostarsi in una nuova zona e ripetere il tutto.

Se le prime volte la meccanica funziona, verso la seconda metà del gioco diventa purtroppo il punto meno riuscito della produzione. Bastava probabilmente non mettere così tanti EMMI da affrontare, e diluirli di conseguenza in meno zone. Purtroppo la sensazione di minaccia svanisce e il fattore try and error dovuto alla fuga risulta solamente una perdita di tempo. Un vero peccato anche di fronte al resto della produzione.

Lato tecnico Metroid Dread non ha alcun calo di frame, nemmeno nei momenti più caotici, forse anche a causa dei caricamenti durante il passaggio da una macro area all’altra. I biomi proposti si differenziano notevolmente l’uno dall’altro, anche se ripropongono molti elementi classici della serie. La zona ghiacciata, la zona infuocata, la giungla e il laboratorio, sono alcune delle aree che vi ritroverete a esplorare che fanno parte delle ambientazioni classiche di Metroid.

Metroid Dread è un titolo imperdibile per ogni fan della serie, ed è come la serie dovrà procedere da questo punto in poi, per lo meno con la formula classica, e un ottimo modo per approcciarsi alla saga nel caso non l’abbiate mai giocato. In questo caso, forse la trama vi prenderà leggermente meno rispetto a coloro che sono cresciuti ( e invecchiati) al fianco di Samus Aran, ma se una volta raggiunti i titoli di coda avrete ancora voglia di Metroid, potreste sempre riscoprire i vecchi capitoli.

VOTO9
Tipologia di gioco

Metroid Dread è un action platform, appartenente alla categoria dei metroidvania, e prosegue l’evoluzione del gameplay già vista con Samus Returns su Nintendo 3DS

Come è stato giocato

Abbiamo giocato Metroid Dread per circa quindici ore grazie a un codice Nintendo Switch offerto dal publisher. Abbiamo completato l’avventura di Samus Aran con il 100% degli oggetti.