Nel 2004 avevo iniziato ad ascoltare Hip Hop da poco più di un anno. Magliette e pantaloni erano sempre più larghi e al calcio, alla sempre più sbiadita passione per il Milan, preferivo di gran lunga lo spettacolo d’Oltreoceano di NBA e Lakers. L’adolescenza era allo zenit e la mia affermazione sul mondo si misurava in beat e in un misterico gergo che conoscevamo in pochi. A scuola era un disastro. Nonostante i riverberi dei “fenomeni” 50 Cent e Eminem, erano lontani i tempi di Gué Pequeno, Fedez e del successo di Fabri Fibra. Quella passione fatta di cappellini storti e gigantesche “jersey” da basket costava sguardi torvi, smorfie di disapprovazione e l’automatico disgusto di tutte le ragazze dell’istituto.

Lentamente, le cose iniziarono a cambiare nell’ottobre di quell’anno, quando venne pubblicato dalle nostre parti San Andreas. Rockstar era l’indiscussa eroina (in tutti i sensi) di infinite schiere di ragazzini e dopo GTA III e Vice City, qualsiasi cosa av...