Il videogiocatore, di fronte all’ennesima remastered, s’infuria. “Vogliamo giochi nuovi, basta con queste remastered”, grida all’annuncio di The Last of Us per PlayStation 4. “Non se ne sentiva la necessità”, dichiara sconsolato di fronte alla nuova edizione di The Elder Scrolls V: Skyrim. “Aspetto con gioia la remastered di Uncharted 4: Fine di un ladro, è uscito un mese fa, già troppo tempo”, aggiunge sarcastico. La questione è decisamente spinosa.

In ambito cinematografico, rimasterizzazioni e restauri sono ormai all’ordine del giorno. Pratiche che vengono accolte (quasi) sempre e solo in chiave positiva. Una rimasterizzazione cinematografica di qualità non può prescindere dallo stato del supporto originario. Nel caso delle pellicole l’operazione di restauro diventa urgente perché ci troviamo di fronte a oggetti analogici, concreti, destinati al deperimento. Il restauro si pone quindi il duplice obiettivo di salvare il supporto e il suo contenuto, ma anche di riportare il film alla sua condizione originaria. Un lavoro scientifico e certosino, che permette di risalire al film com’era stato pensato in principio. Il Nosferatu di Murnau, per esempio, non era in bianco e nero ma colorato tramite viraggi e imbibizioni. I restauri del film hanno tenuto conto anche di questo elemento.

The Last of Us - screenshot

The Last of Us – screenshot

I videogiochi sono opere che nascono in digitale, per cui il restauro – classicamente inteso – non è necessario. Il codice binario non si deteriora: Space Invaders appare oggi come appariva nel 1978. Il problema, semmai, sta nell’obsolescenza tecnologica delle piattaforme, ma questa è un’altra storia. Di restauro videoludico, insomma, non ha senso parlare. Di rimasterizzazioni, a quanto pare, sì.

Sono spuntate come funghi, di mese in mese, soprattutto col passaggio alla nuova generazione. I giocatori non l’hanno presa proprio benissimo. Chi vi ha letto la crisi di un’industria videoludica ormai incapace di creare esperienze nuove; chi le considera bieche mosse commerciali per fare cassa. Gli esempi sono numerosi e basterebbe fare un giro nei forum specializzati per imbattersi in commenti al vetriolo più o meno coloriti. Le remastered sono giudicate negativamente, ma con dei distinguo. “Sono commosso, non vedo l’ora” di giocare alla remastered di Final Fantasy XII; “Ben venga questa remastered!”. “Quanti ricordi, la prenderò sicuramente”, dice sognante il giocatore che ha appena saputo del ritorno di Day of the Tentacle.

Day of the Tentacle - screenshot

Day of the Tentacle – screenshot

Le remastered convincono maggiormente quando riguardano giochi lontani nel tempo. Comprensibile: ha più senso riproporre un gioco vecchio che un titolo recente. Una consapevolezza storica investe improvvisamente gli appassionati. Ma ha davvero più senso riproporre un gioco vecchio che un titolo recente? La risposta si può riassumere con un’altra domanda: qual è l’utilità di una remastered?

“La rimasterizzazione si trasforma in un atto di valorizzazione”

La maggior parte dei titoli rimasterizzati si limita ad aggiornare il comparto tecnico. La grafica si converte all’alta definizione; le texture vengono migliorate o sostituite; gli effetti di luce potenziati. L’opera finale si adatta alla sensibilità e alle esigenze estetiche del pubblico contemporaneo, senza che il materiale di partenza venga stravolto. Per quello ci sono i remake. Una rimasterizzazione rende più gradevole – di conseguenza più accessibile – un gioco. La rimasterizzazione, in altre parole, si trasforma in un atto di valorizzazione: promuove la diffusione di un’opera che ha già concluso il suo ciclo commerciale. Riesce a far esperire a un giocatore contemporaneo sia Day of the Tentacle che Final Fantasy XII, al neo acquirente di PlayStation 4 sia The Last of Us che The Elder Scrolls V: Skyrim. Si potrebbe dire che le remastered, così come le collection, siano strumenti di preservazione e recupero della memoria storica.

Final Fantasy XII - screenshot

Final Fantasy XII – screenshot

Non c’è motivo di accogliere con gioia la remastered di Day of the Tentacle e di rifiutare invece quella di The Last of Us. Ci sarà qualcuno che beneficerà di entrambe le opere, che riscoprirà il passato – vicino o lontano che sia – grazie a quei due titoli. La prossima volta che vorrete lamentarvi di una remastered, insomma, pensateci bene.