Ghostwire: Tokyo è un titolo che ci ha lasciati inizialmente confusi. Sviluppato dai ragazzi di Tango Gameworks, autori già degli ottimi due capitoli di The Evil Within, il titolo ci ha dato delle vibrazioni tipiche di un survival horror. Una volta visto il primo video di gameplay ci è parso chiaro che avevamo frainteso l’intento del team nipponico. Ghostwire: Tokyo è a tutti gli effetti un action in prima persona. Certo, le atmosfere inquietanti sono senza dubbio presenti, ma l’obiettivo dell’opera diretta da Kenji Kimura non è assolutamente quello di farci saltare sulla poltrona.

Negli scorsi giorni abbiamo avuto modo di intraprendere il folle viaggio al fianco di Akito e KK. Un viaggio che culminerà nella recensione che potrete trovare prossimamente sulle pagine di BadTaste.it. Possiamo però raccontarvi le nostre impressioni relative ai primi due capitoli, che per noi corrispondono a circa sette ore di gioco. Siete curiosi di scoprire cosa si nasconde dietro il titolo in arrivo in esclusiva su PlayStation 5 e PC? Impugnate il vostro talismano di fiducia, recitate una preghiera e tuffatevi nella nostra anteprima di Ghostwire: Tokyo.

 

UN CAPITOLO INTRODUTTIVO

In seguito a un incidente in moto presso l’incrocio di Shibuya, Akito si risveglia in una Tokyo completamente deserta. Misteriose ombre si muovono tra le vie della città e un uomo con indosso una maschera Hannya annuncia l’arrivo di un nuovo mondo sui giganteschi schermi che popolano l’area. Il giovane ventiduenne sente inoltre una voce nella propria testa. Una voce che, a quanto pare, appartiene a un misterioso individuo di nome KK. Costretti a collaborare in quanto utilizzatori del medesimo corpo, i due si recano all’ospedale, dove Akito spera di trovare sua sorella Mari.

La prima ora di Ghostwire: Tokyo mette subito le basi di una trama interessante, raccontata attraverso gli occhi di due personaggi nettamente differenti. Da un lato l’allievo all’oscuro del sovrannaturale e dall’altro il maestro, da anni in lotta contro le forze del male. La narrativa ci ha interessati sin da subito ed è evidente come gli sviluppatori abbiano disseminato indizi per numerosi colpi di scena in arrivo più avanti. O quantomeno questo è quello che ci auguriamo.

Il titolo di Tango Gameworks, come già accennato, è un action in prima persona. Grazie ai poteri di KK, Akito può usare la Tessitura Eterea per attaccare le mostruose creature che vagano per la città. Il primo potere che impareremo a utilizzare è la Tessitura di vento, ovvero una serie di rapidi proiettili che potremo scagliare dalla punta delle nostre dita. A questo si aggiunge una meccanica legata allo stealth e la possibilità di strappare i nuclei dagli avversari dopo aver ridotto le loro barre dell’energia. 

Nonostante qualche limitazione tecnica, Ghostwire: Tokyo ci ha lasciati immediatamente senza parole. Ogni singolo anfratto della città sprizza un carisma che, se amate il Giappone, vi farà semplicemente impazzire. Un carisma riscontrabile anche nei nemici, dal design sensazionale che immediatamente si è posizionato tra i nostri preferiti degli ultimi anni. La splendida fusione tra location moderne ed elementi folkloristici ci ha lasciati a bocca aperta, mantenendo le nostre mani incollate al pad.

UN MONDO APERTO

Una volta terminata la sezione dell’ospedale, Ghostwire: Tokyo mette il piede sull’acceleratore e svela tutte le proprie carte. Il secondo capitolo ci mette di fronte a un mondo aperto da esplorare, dove svolgere missioni primarie e secondarie. Missioni che, nel peggiore dei casi, narrano leggende giapponesi e che ci hanno totalmente rapito. La struttura è abbastanza classica: raccogli la missione, sconfiggi un nemico o raggiungi ed esorcizza un dato ambiente, ma non per questo risulta poco divertente. 

Il punto di forza della produzione Bethesda sta proprio nel suo intrattenere in ogni situazione. Una volta ottenute la Tessitura del fuoco e quella dell’acqua, il “gunplay” guadagna un ritmo invidiabile. Ritmo accompagnato anche da un comparto estetico abbagliante, costituito da luci al neon e da una miriade di particellari a schermo. Combattere gli spiriti che popolano Tokyo è un vero piacere, che ci ha accompagnato per tutta la durata del secondo capitolo. Siamo rimasti col sorriso sul volto per tutto il tempo, intrattenuti da un gameplay efficace e accompagnati da un realistico world building che ci ha fatto scoprire numerosi aspetti del Giappone a noi sconosciuti. 

L’intelligenza di Tango Gameworks sta però nella gestione dell’open world. Molte aree sono inizialmente bloccate da una nebbia venefica, elemento che obbliga il giocatore a rimanere in determinate zone. Questo limita l’effetto smarrimento, che viene poi cancellato del tutto dal level design delle strade della città. Ghostwire: Tokyo è un titolo open world, ma spesso non viene percepito come tale. Un risultato che, al momento, ci sentiamo di premiare in toto. 

 

E ADESSO?

Come avrete capito siamo rimasto estremamente stupiti dal nuovo gioco degli sviluppatori di The Evil Within. In attesa di poterci esprimere nel dettaglio in fase di recensione, possiamo semplicemente confermarvi che Ghostwire: Tokyo è un’opera atipica. Un’opera affascinante, oscura ma allo stesso tempo brillante. Un esperimento che ci sta ammaliando ora dopo ora, ipnotizzandoci con i suoi colori e con un mood unico nel suo genere.