Resident Evil: Village, la Capcom sta scherzando con il fuoco | Speciale

Capcom è così.

Capace di farsi amare visceralmente per aver tirato fuori dal cilindro un coniglio splendidamente putrido, maleodorante e fetido come il remake di Resident Evil 2 e, al contempo, in grado di attirarsi addosso antipatie e critiche per il mezzo passo falso fatto qualche settimana fa con quello di Resident Evil 3.

Come quei calciatori per cui i telecronisti usano frasi fatte stile “genio e sregolatezza”.

Solo che, mentre stiamo da un po’ di tempo in prenda al dubbio del “Ma con che coraggio hanno tirato fuori un rifacimento così ‘meh’ dopo aver sfornato un capolavoro? Se davvero rifaranno anche il quarto, devo cominciare ad avere paura?”, è capace di coglierti alla sprovvista con (quasi) tre minuti di reveal trailer di Resident Evil VIII, anzi, Resident Evil Village buttati lì con nonchalance durante l’evento online dedicato a PlayStation 5 e relativa line-up.

180 secondi di roba arrivati proprio quando, al settordicesimo gioco indie presentato per la console nata dall’accoppiamento fra uno Stormtrooper di Star Wars e EVE, alcuni avrebbero potuto cominciare a dubitare sull’opportunità di spendere X centinaia di euro per una console monstre per la quale c’è già una insostenibile sete di titoli capaci di oliare a dovere la muscolatura.

180 secondi che, inevitabilmente e per quanto la softco ha deciso scaltramente di lasciar trasparire durante la presentazione di PlayStation 5, ci pongono di fronte a un nuovo capitolo di Resident Evil che sembra, ribadiamo, sembra essere un po’ una Somma teologica dei due episodi più discussi della IP Capcom, il quarto e il settimo.

In pratica è come se il team di sviluppo avesse scientemente deciso di riconoscere – l’ovvio – peso posseduto da un brand come Baio Hazādo condendolo con il piacere che una lunga passeggiata su dei carboni ardenti può regalare alla pianta del piede.

Dal settimo episodio ha ripreso svariati, lapalissiani elementi. Il sagace gioco grafico del logotitolo in cui la numerazione romana diventa parte integrante di una delle parole che compongono il nome – Evil e Village – la visuale in soggettiva, quella che tanti anni di vita ha tolto e tanti capelli bianchi ha regalato a chi ha avuto l’ardire di esplorare la magione dei Baker con il PlayStaion VR. E il protagonista, Ethan Winters. Che dal giorno in cui si è messo in testa di ritrovare la moglie da qualche anno Missing in Action, ha visto la sua vita drasticamente rivoluzionata. Perché una volta che incroci il tuo percorso con quello dell’Umbrella stabilisci una relazione più duratura di un diamante De Beers tanto che non devi stupirti se Chris Redfield finisce per ucciderti la consorte faticosamente ritrovata davanti agli occhi.

 

Resident Evil

Logotitoli sagaci a confronto

 

Quello che allo stato attuale delle cose ignoriamo per fora di cose è l’intreccio di citazioni cinematografiche che Resident Evil Village proporrà. Nel settimo abbiamo avuto a che fare con un ricco arazzo di rimandi a pellicole che gli altri capitoli avevano ignorato perché l’art direction prendeva, semplicemente, altre strade. Vestendo i panni di Ethan Winters abbiamo avuto a che fare, per la prima volta, con un Resident Evil che ci catapultava nell’horror della Blackwoods brutality figlia del Non Aprite quella Porta di Tobe Hooper, di anni in cui l’America, fra tensioni razziali e guerra del Vietnam, s’interrogava sulla sua violenza intrinseca, e, verrebbe quasi da dire, genetica. Ovviamente, nella produzione Capcom, tutto si fermava all’integrazione ludica ed estetica degli stilemi classici del capolavoro citato e di altri lungometraggi come Saw, The Blair Witch Project, The Ring e di un altro film immortale come Un Tranquillo Weekend di Paura. Ma si è comunque trattato di una boccata di aria nuova in una saga che, col quinto e col sesto appuntamento, sembrava un po’ arrivata alla canna del gas. E l’effetto sulle coronarie è ben noto.

 

 

Canna del gas che era già stata evitata una volta quando, nel 2005, Shinji Mikami ci ha regalato la sua ultima incursione in quella IP che lui stesso aveva, sostanzialmente, ideato. Grazie alle meraviglie grafiche che il GameCube era in grado di regalare alla propria utenza, Resident Evil 4 (per quasi un anno esclusiva della console Nintendo prima della versione per PlayStation 2) abbandonava i fondali prerenderizzati che furoreggiavano su PlayStation 1 (già parzialmente sdoganati con Code Veronica su Dreamcast), abbracciava con convinzione la visuale in terza persona e dava vita a un caposaldo del genere action survival horror. Un gioco con una spiccata componente educativa grazie al quale molte persone hanno imparato dei pratici rudimenti di spagnolo.

E il trailer di Village sembra ereditare davvero moltissimo da quello che, ancora oggi, viene definito come uno dei migliori videogame di sempre. Già dal titolo che richiama esplicitamente quel villaggio spagnolo dove Leon Kennedy veniva amorevolmente accolto dai Ganados e da un’ambientazione che, proprio come quella di Resident Evil 4, è distante, geograficamente e atmosfericamente, da quelle tipicamente americane di alcune celebri iterazioni della saga. C’è un villaggio, c’è un castello, ci sono ammiccamenti a scenari tipici del franchise, sembra esserci una trama che, come da tradizione, potrebbe finire per risultare mediamente delirante mischiando occultismo e Umbrella corporation, ma questo, si sa, non è mai stato un grosso problema per l’epopea Capcom.

Il problema sarà capire se il mix fra il gameplay del settimo e le atmosfere del quarto creerà un titolo capace di lasciare traccia di sé o una pietanza meritevole del premio Mappazone.

Ma questo potremo capirlo solo fra qualche mese.

Intanto possiamo divertirci a speculare un po’.

 

 

Quanto attendete Resident Evil: Village e cosa ne pensate di quanto suggerito dal reveal trailer di ieri sera? Ditecelo nello spazio dei commenti qua sotto!