Chi frequenta assiduamente il mondo del web, in particolare in relazione all’intrattnimento videoludico, non è nuovo ai movimenti più disparati, alle proteste più improbabili, alle sommosse che arrivano dai videogiocatori riguardo il titolo del momento. Solo andando a ritroso negli ultimi mesi se ne potrebbero scovare una quantità notevole. A volte durano qualche giorno (o addirittura qualche ora), altre sono talmente sterili da morire sul nascere, altre ancora sono queste due cose ma anche, incredibilmente, interessanti. Come l’idea secondo cui i personaggi femminili di Mortal Kombat 11 siano brutti, e che la colpa sia del socialismo.

Giusto un po’ di contesto, perché giustamente l’ultima frase potrebbe avervi fatto roteare gli occhi più volte, come al sottoscritto. Intanto, Mortal Kombat 11 è uscito da un po’ ormai e potete trovare la nostra recensione qui. Poi, questo discorso fa incredibilmente il paio con una digressione che pubblicammo riguardo Dead or Alive 6, il senso della sensualità e dei costumi succinti, e di come sostanzialmente sia il caso di farsene una ragione (articolo che vi consigliamo di recuperare nell’ottica di questo discorso).

In ulteriore aggiunta, è noto che NetherRealm Studios, team di sviluppo responsabile del gioco, sia stato più volte accusata di non saper realizzare egregiamente i volti dei personaggi nei suoi lavori. Effettivamente, andando a vedere Injustice 2, altra sua produzione, ci sono parecchi personaggi che si somigliano molto se ci si limita ad osservarne il viso.

A tutto questo uniamo la crescente ondata di videogiocatori seguaci dell’alt-right, che inquadra l’odio del maschio videoludico eterosessuale medio (?) verso la giustizia sociale, e gli strascichi del GamerGate, che ancora sembrano non essere scomparsi del tutto, ed ecco che la nuova tesi del momento: le signore di Mortal Kombat 11 sono state realizzate volutamente brutte per inseguire uno schema preciso.

Injustice 2 screenshot

Già Injustice 2 mostrava alti e bassi per quanto riguarda i volti dei personaggi

La polemica al riguardo è in realtà vecchia di qualche settimana, nata sin dal reveal di Mortal Kombat 11, lo scorso gennaio. Tra i primi commenti diffusi in rete, che citiamo più o meno testualmente facendo una crasi di quanto letto in giro: “le donne di Mortal Kombat 11 sono orrende e non fighe come quelle dei titoli precedenti”. Continuando la ricerca in rete, oltre a miriadi di board, forum e gruppi che continuano a polemizzare sulla cosa, spalleggiandosi in maniera molto virile su quanto vorrebbero vedere le loro combattenti preferite seminude, si trova anche una petizione molto cristallina nelle intenzioni: “Riportate lo stile di MK9 per i personaggi femminili di Mortal Kombat 11”. Nel delirio generale, la petizione si pone l’obiettivo delle 2500 firme, nel momento in cui scriviamo ne ha raccolte 2305. Posto che le petizioni non servono a niente, la storia videoludica ce lo ha insegnato più volte, è interessante dargli un’occhiata per capire il termometro della situazione. Ecco alcuni passaggi.

“Chiediamo a NetherRealm Studios di portare l’iconico character design del Mortal Kombat del 2011 in Mortal Kombat 11 come opzione per i personaggi femminili come Jade, Skarlet e Kitana insieme a forme del corpo più idealizzate […] La ragione per qui stiamo facendo questa petizione non è la gratificazione, ma perché molti di noi iniziano a pensare che NetherRealm si sia arresa al politicamente corretto e che la castrazione del franchise di Mortal Kombat sia talmente avanzata da dover essere presa in considerazione. Io, e molti altri fan, crediamo che le donne svestite siano un’aggiunta all’atmosfera sopra le righe da MK2 a MK9”.

Come successo spesso negli ultimi anni, la politica e la supremazia sessuale si mischiano fortemente (pensate a tutta la bagarre intorno a Brie Larson e Captain Marvel, per gli appassionati di cinema) e diventano un unico argomento poco comprensibile e difficile da districare. Inoltre, dalla critica al femminismo, la petizione vira fortemente verso una sorta di contro-femminismo:

“Perché i personaggi maschili di Mortal Kombat 11 sono a torso nudo e mezzi nudi mentre i personaggi femminili sono coperti dalla testa ai piedi? Il sangue e la violenza saranno ridimensionati in MK12 per piacere ai genitori, ai politici ed ai gruppi clericali? Quando finirà l’inginocchiarsi e il rendersi accomodanti a persone che probabilmente non giocheranno mai un Mortal Kombat?”

Il tema politico emerge non solo da questa singola petizione, ma anche da una grande parte dei commenti riguardo la vicenda, perlopiù affidati a Twitter, il cui tema comune è: “la politica ha rovinato Mortal Kombat 11”. Il femminismo e l’idea di non voler mercificare a tutti i costi la figura femminile sono gli argomenti che fanno da filo conduttore a tutti i detrattori del character design del gioco. Prendiamo un tweet del profilo dall’emblematico nome FightingSFWCensorships, che come ritratto ha Hinoka di Dead or Alive, che è lo specchio ideale di quanto sta accadendo:

Mortal Kombat 11 tweet

Il tweet in questione

“F*****o i socialisti che fingono di essere giornalisti videoludici in Occidente, f*****o la terza ondata femminista in Occidente, e f*****o anche alle persone che apprezzano i design di NetherRealm per i suoi personaggi femminili!! Sono la ragione per cui abbiamo personaggi femminili di m***a come questi”.

Ci sarebbe poco da commentare su una considerazione talmente atroce. Come detto, politica e supremazia del maschio bianco etero si mischiano in un coacervo di dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano. E volendo citare il gusto personale, non si può dire che le donne di Mortal Kombat 11 non siano sensuali, o almeno parte di esse.

“Politica e supremazia del maschio bianco etero si mischiano in un coacervo di dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano”Tra le più bersagliate dalle critiche c’è Sheva, resa più mascolina e possente, allo stesso modo sono considerate Jade o Skarlet, che a ben vedere è difficile definire “non attraenti”. Sonya è stata effettivamente resa un po’ mascolina, con degli abiti che ricalcano maggiormente l’idea di una soldatessa ma, ancora una volta, non è un personaggio brutto o esteticamente poco gradevole. Inoltre Mortal Kombat 11 non si allontana neanche troppo dall’idea di videogioco adatto al maschio bianco eterosessuale: i personaggi maschili sono tutti nerboruti e violenti; Kung Jin, gay, non è incluso nel roster, la relazione omosessuale tra Mileena e Tanya è scomparsa nel nulla. Quindi, oltre all’inutilità di base della polemica, Mortal Kombat 11 è un titolo che fa tutto meno che aderire a quelli che potrebbero essere gli standard di sensibilizzazione rispetto a certi argomenti.

Prima di capire – o provarci, almeno – perché sia stato tirato in ballo addirittura il socialismo, e in generale la forte connotazione politica, è opportuno aprire un’ulteriore parentesi sulla motivazione per cui le figure femminili debbano essere sensuali o meno, all’interno dei videogiochi.

Mortal Kombat Jade

Il vecchio design, che alcuni rivogliono indietro, e quello moderno di Jade

Il minimo comun denominatore della questione è, ancora una volta, l’autorialità di un progetto, la stessa che prevede che Sekiro: Shadows Die Twice debba essere un videogioco dal tasso di sfida elevato, per esempio.

Sebbene su queste pagine abbiamo difeso l’idea della sensualità spinta di un Dead or Alive 6, il picchiaduro Koei Tecmo viaggia su una sottilissima lastra di ghiaccio tra il puro fanservice e l’autorialità ma, in ogni caso, è una direzione precisa di chi ha voluto il gioco, e come tale va rispettata (apprezzata o meno, invece, è un altro discorso). Va anche sottolineato il fatto che la sensualità di una figura femminile è un qualcosa che si può affrontare in modo anche incredibilmente autoriale. Se osservate bene i personaggi i suoi personaggi, nel 90% dei casi si tratta di figure completamente identiche dal collo in giù. Ad esclusione di un paio di figure femminili, tutte sono in forma ma mai muscolose e dotate di seni prosperosi, tutti identici. Gli stessi volti sarebbero indistinguibili se escludessimo i capelli e il colore degli occhi. Le donne di Mortal Kombat 11, anche volendo dare credito alle fandonie di cui abbiamo parlato finora, nonostante tutto sono almeno riconoscibili già in volto.

Rimanendo nel mondo dei picchiaduro potremmo fare un discorso simile su Soul Calibur, Street Fighter e Tekken, dove ci sono senz’altro personaggi femminili molto sensuali, ma fortemente caratterizzati e in linea con l’estetica della produzione. Per non parlare di quando la sensualità diventa un punto di forza della caratterizzazione, come nel caso di Bayonetta, un personaggio che gioca sull’avvenenza fuori e dentro la fiction della narrazione stessa.

Nel nostro caso, NetherRealm ha deciso che i personaggi femminili di Mortal Kombat 11 debbano essere più al passo con i tempi, meno nudi ma allo stesso tempo comunque attraenti, costruiti attraverso una precisa scelta estetica, e non con la volontà di compiacere chissà quale compagine politica.

Mortal Kombat 11 Skarlet

Skarlet è tra i personaggio non “abbastanza attraenti”, secondo i detrattori

In alcune parti del mondo e per alcune persone il termine socialismo è considerato sostanzialmente una parolaccia, associato alla sinistra, al femminismo estremo, alla sanità pubblica, al comunismo e altro ancora. Per una fetta rilevante della destra americana qualsiasi politica di sinistra all’europea è considerato socialismo e per molti c’è una facile assonanza tra socialismo e comunismo. L’idea della femminista è, per queste persone, quella della donna brutta, poco attenta alla cura di sé stessa, che odia il maschio.

Questo ci ricorda quanto i videogiochi siano importanti nella società attuale, quanto possano generare discussioni e riflessioni importanti e, allo stesso tempo, quanto sia fondamentale intercettare e analizzare con attenzione gli umori di addetti ai lavori e fruitori. Il fastidio contro i personaggi femminili poco avvenenti di Mortal Kombat 11 è un misto di malumori di matrice diversa. In parte politici, dato che esplica la rivalità accesa nei confronti del femminismo e del politicamente corretto, ma soprattutto derivanti dall’atavico desiderio del videogiocatore medio di cullare i propri occhi con la visione di protagoniste femminili che siano prima di tutto delle bombe sexy. In questo caso la questione politica è una scusa per molti, un modo per darsi un tono e elevare un discorso che parte in realtà da un concetto molto più semplice: “mi hanno rovinato il mio videogioco e devo prendermela con qualcuno o qualcosa a tutti i costi”.