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    <title>BadTaste - Xbox</title>
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    <rights>Copyright © 2026 Bad srls. Tutti i diritti riservati.</rights>

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        <title>Indiana Jones e l’antico Cerchio, la nostra anteprima</title>
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        <updated>2024-08-20T20:03:53+00:00</updated>
        <published>2024-08-20T20:03:41+00:00</published>
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            <name>Luca Mazzocco</name>
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            <p>Era il 1981 quando gli amanti del cinema di tutto il mondo conobbero per la prima volta <strong><em>Indiana Jones</em></strong>, il protagonista di un film che non presentava nemmeno il suo nome nel titolo (“I predatori dell’arca perduta”). <em>Sono passati più di quarant’anni e quello che era il personaggio di una storia ricca di mistero è diventato ora un’icona della cultura pop. </em>Un simbolo che rappresenta una sola cosa: avventura. Certo, sarebbe da chiedersi se a cinque film di distanza e un’infinità di altri prodotti tra serie TV, videogiochi, fumetti e librogame il nome di <strong><em>“Indiana Jones”</em></strong> abbia ancora un forte traino tra il publico moderno, ma qui non si sta parlando di “quantità”, bensì di “qualità”.</p><p>Non importa, infatti, quanto abbia incassato <em><strong>Indiana Jones e il quadrante del destino</strong></em>. <strong><em>Indiana Jones</em></strong> era, è e rimarrà sempre un personaggio incredibile. Una sorta di garanzia che, anche nei momenti più bui della sua “carriera” ha saputo divertire e appassionare miglia di persone in tutto il mondo.</p><p><em>Con il passare del tempo è sempre più evidente che l’archeologo creato da George Lucas debba però trovare una nuova direzione. </em>Una direzione in grado di consacrare il personaggio alla gloria eterna, senza mettere troppo sotto sforzo un Harrison Ford ancora in forma, ma ormai lontano dai fasti degli anni Ottanta. Fortunatamente MachineGames, software house svedese famosa per aver dato vita al reboot di Wolfenstein nel 2014, sembra aver trovato il modo di fare &quot;il miracolo&quot;. <em><strong>Indiana Jones e l’antico Cerchio</strong></em> è infatti in arrivo il 9 dicembre 2024 e sembra essere il sogno di tutti coloro che negli anni si sono innamorati del personaggio.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/indiana-jones-e-lantico-cerchio-la-nostra-anteprima">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Indiana Jones e l’antico Cerchio si presenta come l&#039;omaggio definitivo all&#039;archeologo interpretato al cinema da Harrison Ford</summary>
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        <title>Kunitsu-Gami: Path of the Goddess, la recensione</title>
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        <updated>2024-08-20T14:45:25+00:00</updated>
        <published>2024-08-20T14:45:16+00:00</published>
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            <name>Guido Avitabile</name>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC9sZWdhY3lcL3NpdGVzXC8yXC8yMDI0XC8wOFwva3VuaXRzdWdhbWktY292ZXItcmVjZS5qcGciLCJlZGl0cyI6eyJyZXNpemUiOnsid2lkdGgiOjEwMDB9fX0=?signature=5aa2b4520a47897ed9e7488d2d2e71f5e9b37f91b5f5d12e7146682d1cd35719" alt="kunitsugami-cover-rece"></figure>
            <p>È ormai qualche anno che Capcom riesce ad alternare i ritorni delle sue serie di punta con qualcosa di più piccolo ma ugualmente riuscito, e il recente <strong><em>Kunitsu-Gami: Path of the Goddess</em></strong>, non fa eccezione. <em>Si tratta di un particolare strategico in tempo reale con alcune componenti action, e altre da tower defense, in cui un guerriero e una sacerdotessa partono per un viaggio volto a purificare villaggi presidiati da furie demoniache. </em>Un concept interessante, soprattutto per il genere poco consono al grande pubblico.</p><ul><li><p><strong>LEGGI:</strong> <a href="https://www.badtaste.it/recensioni/dragons-dogma-2-la-recensione">Dragon’s Dogma 2, la recensione</a></p></li></ul><p><strong><em>Kunitsu-Gami: Path of the Goddess</em></strong> è il secondo gioco diretto da <em>Shuichi Kawata</em> (<em><a href="https://www.nintendo.com/it-it/Giochi/Giochi-scaricabili-per-Nintendo-Switch/Shinsekai-Into-the-Depths--1748151.html?srsltid=AfmBOooboddJ5px9357dmFkZFG8js1ysYdDjxQHvr3LUU4opAGmTfps6">Shinsekai Into the Depths</a></em>), e proprio come nel suo altro lavoro, anche qui troviamo tante idee diverse e una realizzazione artistica molto ispirata. Disponibile dal mese scorso su PlayStation, PC e Xbox (<em>anche all&#039;interno di Xbox Game Pass</em>) scopriamo insieme se questo esperimento è riuscito, o se c&#039;è qualcosa da limare per il futuro.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/kunitsu-gami-path-of-the-goddess">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Kunitsu-Gami: Path of the Goddess è seriamente una boccata d&#039;aria fresca nel panorama dei tower defense, con uno stile artistico eccezionale</summary>
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        <title>DOOM + DOOM II, la recensione</title>
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        <updated>2024-08-16T06:42:47+00:00</updated>
        <published>2024-08-16T06:34:57+00:00</published>
        <author>
            <name>Guido Avitabile</name>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC9sZWdhY3lcL3NpdGVzXC8yXC8yMDI0XC8wOFwvZG9vbS1kb29tLWlpLXJlY2Vuc2lvbmUuanBnIiwiZWRpdHMiOnsicmVzaXplIjp7IndpZHRoIjoxMDAwfX19?signature=b14138c2e787b16cfedcd1aae57bf98cf3a45a79bf1cf1108f2fb310258aa0ca" alt="doom-doom-ii-recensione"></figure>
            <p><em>Puntuale come ogni anno, anche l&#039;edizione del 2024 del Quakecon ha portato una ventata di novità per i titoli di id Software.</em> Durante la diretta streaming della scorsa settimana infatti, Marty Stratton e Hugo Martin di id Software sono saliti sul palco principale per annunciare la nuova e definitiva riedizione combinata di <strong><em>DOOM + DOOM II</em></strong>.</p><ul><li><p><strong>LEGGI:</strong> <a href="https://www.badtaste.it/focus/cinema-videogiochi-stile-regia-influenzato-tipologie-videoludiche">Cinema e videogiochi: come la regia può essere influenzata dalle tipologie videoludiche</a></p></li></ul><p>Disponibile su tutte le console e su PC dal 9 di agosto, <strong><em>DOOM + DOOM II</em></strong> <em>è l&#039;edizione definitiva dei due storici capitoli</em>. Inoltre l&#039;annuncio è arrivato con una sorpresa inaspettata, chiunque fosse già in possesso di <strong><em>DOOM</em></strong> o di <strong><em>DOOM II</em></strong>, otterrà gratuitamente questa nuova versione, semplicemente come <a href="https://slayersclub.bethesda.net/en-US/article/doom-doomii-release-notes" target="_blank" rel="noreferrer noopener">update da scaricare</a>. Tutti gli altri possono trovarlo sugli <span>store ufficiali</a> per poco meno di dieci euro o incluso nel catalogo Game Pass. Ma cosa contiene questa inattesa collection? Scopriamolo insieme in questa recensione infuocata.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/doom-doom-ii">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Con meno di dieci euro vi portate a casa un pacchetto di titoli leggendari, capace di celebrare e rafforzare l&#039;iconicità di DOOM</summary>
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        <title>Dustborn, la recensione</title>
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        <updated>2024-08-15T07:57:40+00:00</updated>
        <published>2024-08-14T14:05:00+00:00</published>
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            <name>Luca Mazzocco</name>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC9sZWdhY3lcL3NpdGVzXC8yXC8yMDI0XC8wOFwvZHVzdGJvcm4taGVhZGVyLTRhMGJiNmpwZy1jb3BpYS5qcGciLCJlZGl0cyI6eyJyZXNpemUiOnsid2lkdGgiOjEwMDB9fX0=?signature=4f5d770daa51ffdf025575427c68ee7f51b701cbd623c87e9b936539791e9c52" alt="dustborn-header-4a0bb6jpg-copia"></figure>
            <p><em>Se conoscete lo storico di titoli sviluppati da Red Thread Games, è molto probabile che stiate aspettando con impazienza l’arrivo sul mercato di <strong>Dustborn</strong>. </em>Il team norvegese, infatti, si è distinto nel tempo per le sue capacità di creare videogiochi caratterizzati da un comparto narrativo di prim’ordine. Videogiochi come Dreamfall Chapters, titolo con release episodica che fa da seguito a un franchise nato sul finire degli anni Novanta, e Draugen, che pesca dal folklore norvegese per dare vita a un’avventura horror davvero affascinante. Insomma: <em>le abilità del team guidato da Ragnar Tørnquist sono molteplici e, a quanto pare, devono essersene accorti anche i ragazzi di Quantic Dream</em>.</p><p><strong><em>Dustborn</em></strong>, infatti, nasce sotto l’egida di Spotlight, l’etichetta editoriale della software house che ha dato i natali a Heavy Rain e Detroit: Become Human. <em>Un supporto concreto ed economico che ha permesso ai ragazzi di Red Thread Games di spingersi oltre i propri limiti. </em>Di puntare a realizzare un’opera che non sia esclusivamente focalizzata sulla narrativa, ma contenga anche elementi più “ludici”. <em>Ed ecco che ci troviamo di fronte a un titolo che ci porta a interagire con gli ambienti, a seguire il ritmo con sezioni da ryhtm game e, persino, a combattere contro diversi avversari in sezioni puramente action.</em></p><p>Ma sarà riuscito il team norvegese a bilanciare il tutto? <em>Ci troviamo di fronte al miglior lavoro di Red Thread Games, oppure il tentativo di creare un videogioco più complesso si sarà rivelato il più grande difetto dell’opera?</em> Per scoprirlo salite a bordo del nostro bus e preparatevi a una lunga traversata degli Stati Divisi d’America!</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/dustborn-la-recensione">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Dustborn è la perfetta rappresentazione dell’essere umano: imperfetto, ma proprio per questo affascinante e meritevole di attenzione</summary>
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        <title>Tavern Manager Simulator, la recensione</title>
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        <updated>2024-08-07T14:26:53+00:00</updated>
        <published>2024-08-07T14:26:39+00:00</published>
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            <name>Luca Mazzocco</name>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC9sZWdhY3lcL3NpdGVzXC8yXC8yMDI0XC8wOFwvc3MtNmZjMGE5ODBmMTNkMTA5YWM3Yzk2NDYzY2MzYmVlM2Q1YWE3YjM3ODE5MjB4MTA4MC5qcGciLCJlZGl0cyI6eyJyZXNpemUiOnsid2lkdGgiOjEwMDB9fX0=?signature=7d0d2abc8d3253a80eef3edf110f01dfc2e09b561b39e09203dd8dfc7788957e" alt="ss-6fc0a980f13d109ac7c96463cc3bee3d5aa7b3781920x1080"></figure>
            <p>Titoli come <strong><em>Tavern Manager Simulator</em></strong> ci permettono di espandere i nostri orizzonti, permettendoci di capire quanto <em>giocare ai videogiochi sia un’esperienza soggettiva</em>. Qualcuno potrebbe divertirsi ad affrontare titoli caratterizzati da una componente narrativa accentuata, mentre altri possono prediligere i giochi interamente votati al gameplay. Alcuni giocatori potrebbero essere alla ricerca di esperienze simulative, mentre una precisa fetta di utenza potrebbe voler dedicare tutta la vita a titoli gestionali e strategici. <em>Il bello di questa varietà, però, sta nella possibilità di scelta. </em>In base a ciò che cercate, ci sarà comunque un videogioco pronto a soddisfarvi, accompagnandovi in viaggi più o meno lunghi, ma sempre emozionanti.</p><p><em>Questo ragionamento deve essere molto chiaro ai ragazzi di One More Time, studio indie che ha deciso di dare vita a <strong>Tavern Manager Simulator</strong>. </em>Vi state chiedendo in cosa consista questo gioco? Semplice: <em>nella gestione manageriale di una locanda in pieno stile fantasy</em>. Negli scorsi giorni abbiamo avuto occasione di mettere mano alla versione definitiva del gioco, disponibile su PC a partire dal prossimo 13 agosto. Dopo aver servito per ore della freschissima birra (ma anche della zuppa bollente) siamo finalmente pronti per raccontarvi la nostra esperienza con questo bizzarro (ma non troppo) gioco.</p><p><em>Siete curiosi di saperne di più? Allora fatevi avanti e prendete posto. La nostra locanda è sempre aperta.</em></p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/tavern-manager-simulator-la-recensione">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Tavern Manager Simulator è esattamente il titolo che ti aspetti: un gestionale nel quale interpretare un novello oste di una locanda fantasy</summary>
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        <title>Riven, la recensione</title>
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        <updated>2024-08-05T15:37:05+00:00</updated>
        <published>2024-08-02T16:21:50+00:00</published>
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            <name>Luca Mazzocco</name>
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            <p>Uscito nel 1997, <strong><em>Riven: Il seguito di Myst</em></strong> <em>è stato un gioco in grado di conquistare i videogiocatori di tutto il mondo</em>. Creato da Richard Wander Wende e da Robyn e Rand Miller di Cyan Worlds, questa avventura grafica pubblicata su PC è arrivata dopo l’incredibile successo di <em>Myst</em>, portando con sé una serie di aspettative non indifferenti. <em>Non tanto per la trama, che appare sì collegata, ma perfettamente fruibile a sé stante, quanto per la cura riposta nei puzzle e nella costruzione di un’atmosfera a metà tra il naturalistico e l’onirico.</em> Nonostante l’inevitabile “ansia da prestazione”, il gioco si è rivelato un vero e proprio successo, superando sotto certi aspetti persino l’opera originale.</p><p><em>Sono passati ventisette anni dall’arrivo di <strong>Riven</strong> su PC. </em>Ventisette anni durante i quali Cyan Worlds ha lavorato per fare in modo di consacrare la serie Myst, adattandola e aggiornandola per tutte le piattaforme. Persino quelle per la realtà virtuale.</p><p><em>Dopo aver dato vita al remake di Myst, uscito nel 2021 anche su piattaforme Xbox, il 25 giugno è finalmente approdato sugli scaffali digitali una versione aggiornata e perfezionata di <strong>Riven</strong>. </em>Una versione che rischiava di rompere gli straordinari equilibri del materiale di partenza, ma che non ha fatto altro che confermare la passione della software house americana verso il proprio mondo. <em>Mettere mano a un titolo tanto importante è infatti una sorta di operazione chirurgica.</em> Un lavoro di fino che non può limitarsi al riproporre il gioco con una grafica migliorata, ma allo stesso tempo che non può riscrivere da zero tutti gli storici enigmi che hanno reso celebre il titolo sul finire degli anni Novanta. <em>Come ha fatto, quindi, Rand Miller a mantenere viva la magia di <strong>Riven</strong>? </em>Ma, soprattutto: <em>siamo di fronte a un’opera ancora meritevole di attenzione, oppure di un titolo troppo ancorato al passato?</em></p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/riven-la-recensione">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Riven è un remake realizzato dagli autori originali e che, per questo, dimostra estrema devozione verso il capitolo del 1997</summary>
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        <title>Christoffer Grav, la nostra intervista con l’Art Director di Dustborn</title>
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        <updated>2024-08-02T09:37:17+00:00</updated>
        <published>2024-08-02T09:37:06+00:00</published>
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            <name>Luca Mazzocco</name>
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            <p>Se si conosce lo storico di opere realizzate da <em>Red Thread Games</em> è facile rimanere affascinati da <strong><em>Dustborn</em></strong>, <em>titolo sviluppato dal team norvegese in uscita il 20 agosto su piattaforme PlayStation, Xbox e PC</em>. Dopotutto stiamo parlando del team che ha saputo dare vita a <em>Dreamfall Chapters</em>, avventura narrativa seguito di quella gemma di <em>The Longest Journey</em> uscita alla fine degli anni Novanta. <em>Un team che è stato adocchiato dai ragazzi di Quantic Dream</em> (Heavy Rain, Detroit: Become Human), azienda che ha deciso di supportare il progetto attraverso l’etichetta “Spotlight”, fungendo quindi da Publisher.</p><p>Per chi non ne avesse ancora sentito parlare, <strong><em>Dustborn</em></strong><em> è un viaggio on the road ambientato nel 2030, in un mondo sempre più diviso e nel quale alcuni esseri umani stanno ottenendo misteriosi poteri</em>. In questo contesto troviamo Pax e i suoi compagni di ventura, decisi a consegnare un prezioso oggetto rubato a qualsiasi costo. In attesa di sapere di più su questa avventura e su tutte le sfumature ludiche del progetto targato Red Thread Games, abbiamo avuto una splendida opportunità. <em>Negli scorsi giorni, infatti, abbiamo potuto chiacchierare con Christoffer Grav, Art Director della software house norvegese e artista di grandissimo talento. </em></p><p>Quali sono le motivazioni che hanno portato Red Thread Games a scegliere uno stile grafico così vicino ai fumetti americani? In cosa consiste il lavoro dell’Art Director? Uscirà mai un vero e proprio fumetto di <strong><em>Dustborn</em></strong>? Queste sono solo alcune delle domande alle quali Christoffer Grav ha risposto. Vi abbiamo incuriositi? Perfetto. <em>Allora non dovete far altro che passare al prossimo paragrafo e tuffarvi così nella nostra intervista all’Art Director di <strong>Dustborn</strong>!</em></p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/interviste/christoffer-grav-la-nostra-intervista-con-lart-director-di-dustborn">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>In vista dell&#039;imminente uscita di Dustborn, abbiamo potuto intervistare Christoffer Grav, Art Director in forze presso Red Thread Games</summary>
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        <title>Indika, la recensione</title>
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        <updated>2024-05-05T13:38:38+00:00</updated>
        <published>2024-05-05T13:37:54+00:00</published>
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            <name>Luca Mazzocco</name>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC9sZWdhY3lcL3NpdGVzXC8yXC8yMDI0XC8wNVwvaW5kaWthLXJldmlldy5qcGciLCJlZGl0cyI6eyJyZXNpemUiOnsid2lkdGgiOjEwMDB9fX0=?signature=dd362a8f15e2613e1fbe5f01ea9f327723dad654ff9df47014fc8f4dbd0907db" alt="indika-review"></figure>
            <p>Lo ammettiamo: mai ci saremmo aspettati di rimanere tanto ammaliati da un titolo come <strong><em>Indika</em></strong>. <em>Sin dai primi trailer, l’opera sviluppata da Odd Meter ci è parsa come un “semplice” titolo narrativo, caratterizzato da un’atmosfera in bilico tra avventura e horror.</em> Eppure, minuto dopo minuto, ci siamo resi conto che alcune frasi non sembravano più rivolte alla protagonista, bensì direttamente a noi videogiocatori. Che alcune riflessioni, per quanto contestualizzate in una trama focalizzata sulla religione, stessero in realtà analizzando il nostro approccio al lessico videoludico. <em>Ed è stato in quel momento che <strong>Indika</strong> ha fatto breccia nei nostri cuori.</em></p><p>Ma partiamo dall’inizio.</p><p><strong><em>Indika</em></strong> <em>è un titolo realizzato dai ragazzi di Odd Meter, un gruppo di sviluppatori russi fuggiti in Kazakistan in seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della propria nazione.</em> Una scelta che simboleggia la loro posizione politica e che gli ha evitato una probabile (se non certa) censura nel caso fossero rimasti in patria. Allo stesso tempo, i dev hanno deciso di ambientare la propria storia in una versione alternativa della Russia di fine Ottocento, dimostrando al mondo intero di avere a cuore le proprie origini e di essere abbastanza lucidi per trattare tematiche anche molto intense. <em>Dopo questa informazione preliminare, necessaria per comprendere le menti che hanno dato vita a un videogioco tanto particolare, addentriamoci nella nostra analisi di <strong>Indika</strong>.</em></p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/indika-la-recensione">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Indika è un bizzarro capolavoro. Un titolo che può fagocitare il giocatore per la quantità di tematiche trattate in così poco tempo.</summary>
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        <title>Alone in the Dark, la recensione</title>
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        <updated>2024-03-21T10:24:51+00:00</updated>
        <published>2024-03-21T10:23:50+00:00</published>
        <author>
            <name>Luca Mazzocco</name>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC9sZWdhY3lcL3NpdGVzXC8yXC8yMDI0XC8wM1wvYWl0ZC1rZXlhcnQtY29waWEuanBnIiwiZWRpdHMiOnsicmVzaXplIjp7IndpZHRoIjoxMDAwfX19?signature=778b5ad0aba2252e452d562755ed955278cb5c27816c5c4f1349910d60ae1172" alt="aitd-keyart-copia"></figure>
            <p><em>Saghe storiche come Resident Evil e Silent Hill non sarebbero mai esistite se Frédérick Raynal non avesse deciso di dare vita ad <strong>Alone in the Dark</strong>, in quel lontano 1992. </em>L’opera sviluppata dall’autore francese e pubblicata da Infogrames, infatti, è senza dubbio<em> uno dei primi esempi di survival horror in terza persona</em>. Stiamo parlando di un titolo in grado non solo di dettare ritmi e struttura di un intero genere, ma forte anche di un comparto tecnico all’avanguardia. Vi basti pensare che il mix tra personaggi poligonali e fondali pre-renderizzati è stato ripreso pochi anni dopo proprio dal succitato Resident Evil, che ha preso ispirazione da <strong><em>Alone in the Dark</em></strong> anche per l’uso della telecamera fissa.</p><p>Il successo dei primi capitoli del franchise si è però fermato al 2001, con la pubblicazione di <strong><em>Alone in the Dark: The New Nightmare</em></strong>, quarto episodio della saga che ottenne un discreto riscontro sia da parte del pubblico che dalla critica. <em>Il quinto <strong>Alone in the Dark</strong>, inizialmente ragionato come sequel, ma divenuto poi una sorta di reboot, non ottenne infatti l’impatto sperato.</em> La telecamera si rivelò disastrosa e la sua natura cross-gen gli impedì di spiccare anche dal punto di vista grafico. <em>Un peccato, viste le numerose buone idee al suo interno</em>, tra le quali ricordiamo una gestione dell’inventario unica nel suo genere. La saga rimase così congelata fino al 2015, quando arrivò sul mercato <strong><em>Alone in the Dark: Illumination</em></strong>, spin-off multigiocatore dimenticato dai giocatori ancora prima di avviarlo.</p><p><em>Arriviamo quindi al 2024. Pieces Interactive e THQ Nordic tentano il colpo grosso: rimettere mano a quel <strong>Alone in the Dark</strong> datato 1992 per dare nuova linfa al franchise.</em> Una scelta presa con la consapevolezza di dover rivisitare il sistema di movimento, la telecamera e il ritmo di gioco per adattarsi al lessico attuale. <em>Ci saranno riusciti?</em> Se volete scoprirlo impugnate la vostra torcia, assicuratevi di avere il vostro fidato revolver nella fondina ed entrate insieme a noi a villa Derceto.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/alone-in-the-dark-la-recensione">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Alone in the Dark non è un titolo perfetto, ma è un gioco che tutti gli amanti dei survival horror dovrebbero recuperare</summary>
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        <title>Brothers: A Tale of Two Sons Remake, la recensione</title>
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        <updated>2024-03-20T13:10:07+00:00</updated>
        <published>2024-03-20T13:09:11+00:00</published>
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            <name>Luca Mazzocco</name>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC9sZWdhY3lcL3NpdGVzXC8yXC8yMDI0XC8wM1wvc2NyZWVuc2hvdC0yMDI0LTAzLTIwLWFsbGUtMDk0MTE5LmpwZyIsImVkaXRzIjp7InJlc2l6ZSI6eyJ3aWR0aCI6MTAwMH19fQ==?signature=9c6c4a3bc7c5494ebe016ec441ba0b5d92ceb5c0ea9b2fa96eed8f94281d405f" alt="screenshot-2024-03-20-alle-094119"></figure>
            <p><strong><em>Brothers: A Tale of Two Sons</em></strong> <em>è il titolo che permesso a Josef Fares di comunicare al pubblico quanto i videogiochi possano essere un linguaggio potente ed evocativo. </em>Per chi non lo sapesse, Fares nasce come regista e sceneggiatore, per poi addentrarsi nel mercato videoludico con idee brillanti in grado di colpire i giocatori di tutto il mondo. Che si tratti di <strong><em>Brothers: A Tale of Two Sons</em></strong>, di A Way Out o di It Takes Two poco importa.<em> I titoli creati dal regista e sceneggiatore svedese, di origine libanese, hanno sempre delle soluzioni narrative brillanti e un messaggio di grande impatto.</em></p><p>Potete immaginare la nostra felicità, quindi, nel mettere le mani su <strong><em>Brothers: A Tale of Two Sons Remake</em></strong>, riproposizione dell’avventurata datata 2013 che vanta il passaggio dall’Unreal Engine 3 all’Unreal Engine 5. <em>Una felicità potenziata dal fatto che a occuparsi di questo remake siano i ragazzi italiani di Avantgarden, un tempo noti come “Ovosonico” e autori di splendidi giochi come Murasaki Baby e, soprattutto, Last Day of June.</em></p><p>Consapevoli del fatto che ci saremmo trovati di fronte un “semplice” ammodernamento grafico,  ci siamo quindi tuffati nella delicata avventura di Naiee e Naia. <em>Un’avventura che è ora possibile affrontare in compagnia di un’altra persona, grazie a un’inedita modalità cooperativa.</em> Volete sapere se queste aggiunte sono sufficienti per mettersi nuovamente in viaggio per trovare l’Albero della Vita? Scopritelo nella nostra recensione.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/brothers-a-tale-of-two-sons-remake-la-recensione">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Brothers: A Tale of Two Sons è la versione graficamente perfezionata del titolo datato 2013. Un titolo meraviglioso e a tratti innovativo</summary>
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        <title>Flashback 2, la recensione</title>
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        <updated>2023-12-16T17:46:56+00:00</updated>
        <published>2023-12-16T17:46:41+00:00</published>
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            <name>Luca Mazzocco</name>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC9sZWdhY3lcL3NpdGVzXC8yXC8yMDIzXC8xMlwvc2NyZWVuc2hvdC0yMDIzLTEyLTE2LWFsbGUtMTgxNDQzLmpwZyIsImVkaXRzIjp7InJlc2l6ZSI6eyJ3aWR0aCI6MTAwMH19fQ==?signature=351df1243688fa6e4a2da3ef1393179b22c580b6bd4128d04bba5f8f366a2d13" alt="screenshot-2023-12-16-alle-181443"></figure>
            <p>Sviluppato da Delphine Software International nel 1992, <strong><em>Flashback</em></strong> <em>è stato senza dubbio uno di quei titoli che ha cambiato l’industria dei videogiochi</em>. Merito soprattutto del suo <em>comparto tecnico</em>, semplicemente straordinario per l’anno (e le piattaforme) d’uscita. Un risultato possibile grazie al mix tra sfondi disegnati a mano e personaggi animati tramite la tecnica del rotoscope, in grado di dare una movenza realistica all’avatar del giocatore. <em>L’opera creata da Paul Cuisset si è rivelata un successo di pubblico e di critica, permettendo a <strong>Flashback</strong> di entrare anche nel Guinness World Record come “il titolo francese più venduto di tutti i tempi”.</em></p><p>Come era logico aspettarsi, una tale fama ha “costretto” gli sviluppatori a dare vita a un seguito nel 1995, intitolato Fade to Black. <em>Questa volta, però, le cose sono andate in maniera diversa. </em>A causa della complessa grafica poligonale, il gioco presentava infatti diverse problematiche tecniche che hanno contribuito a danneggiarne l’immagine, dando vita così a un vero e proprio flop.</p><p><em>Sono passati ventotto anni da quel fallimento e, nel tempo, <strong>Flashback</strong> è tornato sotto le luci della ribalta grazie a un buon remake nel 2013 (prodotto da Ubisoft) e una remastered realizzata da Microids nel 2018.</em> È solo quest’anno, però, che proprio Microids ha deciso di pubblicare<strong><em> Flashback 2</em></strong>, un vero e proprio secondo episodio, che ha lo scopo di cancellare l&#039;insuccesso di Fade to Black. <em>Un obiettivo accessibile, soprattutto considerato che il team francese ha lavorato a stretto contatto proprio con Paul Cuisset per la realizzazione di quest’opera. </em>Saranno riusciti gli sviluppatori a compiere la propria missione? Spoiler: no, ma lasciateci spiegare il perché.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/flashback-2-la-recensione">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>In qualsiasi modo lo si guardi, Flashback 2 è un titolo sbagliato su tutta la linea. Un&#039;opera problematica che ci ha sinceramente delusi</summary>
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        <title>Alan Wake 2, la recensione</title>
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        <updated>2023-12-08T17:23:48+00:00</updated>
        <published>2023-12-08T17:16:07+00:00</published>
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            <name>Luca Mazzocco</name>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC9sZWdhY3lcL3NpdGVzXC8yXC8yMDIzXC8xMlwvc2NyZWVuc2hvdC0yMDIzLTEyLTA4LWFsbGUtMTc0NTE0LmpwZyIsImVkaXRzIjp7InJlc2l6ZSI6eyJ3aWR0aCI6MTAwMH19fQ==?signature=b5055941dacdd475b9f6b8b7de204e8fbc5227b65921748c35efddd3215ee1b0" alt="screenshot-2023-12-08-alle-174514"></figure>
            <p>Credeteci quando vi diciamo che scrivere la recensione di <strong><em>Alan Wake 2</em></strong> non è stato affatto semplice. Non perché il gioco sia particolarmente lungo o ricco di contenuti aggiuntivi da necessitare centinaia di ore prima di poter scrivere la nostra opinione. Nemmeno perché il titolo, dopo un’attesa di quasi dieci anni, si sia rivelato un prodotto estremamente insoddisfacente, costringendoci a un certo tatto per poterne parlare pubblicamente. <em>Scrivere la recensione di <strong>Alan Wake 2</strong> è stato difficile perché, minuto di gioco dopo minuto di gioco, ci siamo resi conto di avere tra le mani un’opera tanto bella da togliere il fiato. </em>Un’opera che, una volta conclusa, ci ha lasciati con una sola certezza: <strong><em>Alan Wake 2</em></strong> merita il primo perfect score mai dato qui su BadTaste dalla redazione di Videogiochi.</p><p><em>Consci di quanto sia importante assegnare un 10/10, abbiamo quindi preferito prendere tempo e lasciare decantare un po’ la recente fatica targata Remedy Entertainment. </em>Non dovendo sottostare alle “regole” di questo settore, che spinge spesso a rispettare embarghi sempre più difficili da sostenere, abbiamo quindi lasciato depositare <strong><em>Alan Wake 2 </em></strong>per circa una settimana. Una scelta presa perché convinti di riuscire a ragionare meglio “a freddo” e maturare così un giudizio più distaccato. Questo, però, non è successo.</p><p>Nonostante le nostre “buone&quot; intenzioni e la miriade di titoli ancora da coprire, <em>la presenza dello scrittore ideato da Sam Lake si è fatta sentire tutti i giorni</em>. Una sorta di fantasma digitale che ci ha inizialmente sussurrato all’orecchio, per poi alzare sempre di più la voce fino a gridarci nella testa. Un grido che suonava come una singola parola: ESISTO. Proprio come il buon <strong><em>Alan Wake</em></strong>, siamo quindi tornati alla nostra scrivania, abbiamo aperto il nostro programma di scrittura e abbiamo assecondato questa voce. In testa, dopo averci ragionato a lungo, è infatti rimasta la stessa certezza di prima: <strong><em>Alan Wake 2</em></strong> <em>merita il primo perfect score mai dato qui su BadTaste dalla redazione di Videogiochi</em>.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/alan-wake-2-la-recensione">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Alan Wake 2 è un titolo pressoché perfetto per gli amanti dei videogiochi horror e, più in generale, per quelli del cinema</summary>
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        <title>Kona II: Brume, la recensione</title>
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        <updated>2023-12-06T22:23:40+00:00</updated>
        <published>2023-12-06T22:23:28+00:00</published>
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            <name>Luca Mazzocco</name>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC9sZWdhY3lcL3NpdGVzXC8yXC8yMDIzXC8xMlwvcWZhdWtjdWQuanBnIiwiZWRpdHMiOnsicmVzaXplIjp7IndpZHRoIjoxMDAwfX19?signature=b950e51f4b65eeedad9a9afa255e8124b141397d909e53f2caa1b30bd1855ced" alt="qfaukcud"></figure>
            <p>Uscito nel marzo del 2017, <strong><em>Kona</em></strong> <em>è un titolo fortemente incentrato sulla narrativa sviluppato dai ragazzi di Parabole</em>. Un’opera ambientata in Canada e che fa proprio delle leggende del posto il proprio punto di forza, mescolando il genere thriller con atmosfere dalle tinte horror. <em>La trama vede un investigatore privato di nome Carl Faubert che si trova bloccato in un piccolo paese del Nord-du-Québec dopo aver accettato un lavoro da un cliente misterioso. </em>Bastano pochi istanti in città per capire che c’è qualcosa che non va. Alcuni abitanti del paese sono scomparsi, mentre altri vengono trovati congelati con un’espressione di terrore sul volto. Questo è solo l’inizio di un’avventura che mescola folklore e mistero. Un’avventura che fornisce tutte le risposte e che non sembrava aver bisogno di un sequel.</p><p>Eppure i ragazzi di Parabole hanno deciso di dare vita a <strong><em>Kona II: Brume</em></strong>.</p><p>Disponibile dal 18 ottobre su PC, Nintendo Switch e console PlayStation e Xbox, <em>questo secondo capitolo ha inizio pochi secondi dopo la conclusione del filmato finale del primo episodio</em>. Forte di un comparto grafico ripulito e di qualche aggiunta al gameplay, <strong><em>Kona II: Brume</em></strong> punta a portare avanti la storia di Carl, approfondendo la sua psicologia e cercando di evolvere tutte quelle caratteristiche che hanno fatto innamorare numerosi giocatori dell’opera originale. <em>Saranno riusciti gli sviluppatori canadesi in questo difficile intento? </em>Scopritelo insieme a noi.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/kona-ii-brume-la-recensione">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Kona II: Brume è il seguito perfetto del titolo datato 2017. Un&#039;opera consapevole dei propri limiti e che, proprio per questo, ci ha convinti </summary>
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        <title>Cocoon, la recensione</title>
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        <updated>2023-12-05T11:38:07+00:00</updated>
        <published>2023-12-05T11:37:53+00:00</published>
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            <name>Luca Mazzocco</name>
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            <p><em>Nessuno si sarebbe potuto aspettare che un titolo “piccolo” come <strong>Cocoon</strong>, sviluppato da Geometric Interactive, potesse diventare una delle opere videoludiche più importanti di questo 2023.</em> Certo, la presenza di <em>Jeppe Carlsen</em>, tra gli autori di punta di Limbo e Inside, avrebbe dovuto accendere qualche campanello nelle nostre teste. Un campanello che sarebbe dovuto suonare nuovamente quando si scoprì che i ragazzi di <em>Annapurna Interactive</em> si sarebbero occupati di distribuire questo bizzarro titolo. Eppure, nonostante tutto, <strong><em>Cocoon</em></strong> è approdato sul mercato il 29 settembre, senza fare troppo rumore all’interno di un mercato ormai troppo abituato alle produzioni AAA.</p><p><em>Parlare di un titolo come <strong>Cocoon</strong> non è affatto facile.</em> Questo perché siamo di fronte a un’opera spaventosamente semplice, ma allo stesso tempo terribilmente complessa. <em>Un’opera da vivere in prima persona, pad o tastiera alla mano. </em>L’avventura ideata da Carlsen diventa infatti sempre più complessa mano a mano che la si esplora. Mano a mano che si entra più in profondità. </p><p><em>Nel corso di questa recensione cercheremo di farvi capire perché <strong>Cocoon</strong> è un titolo che non dovete lasciarvi assolutamente sfuggire.</em> Un’opera venduta alla modica cifra ci circa 23 euro, ma che potete comodamente trovare anche all’interno dell’Xbox Game Pass di Microsoft, sia nella versione PC, che in quella console. <em>Insomma: al di là della nostra opinione, non avete scuse per non mettere mano a uno dei titoli più sorprendenti di questo denso 2023.</em></p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/cocoon-la-recensione">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Cocoon è una piccola gemma che riesce a sorprendere in continuazione. Uno dei titoli più interessanti in questo già denso 2023</summary>
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        <title>Agatha Christie - Assassinio sull&#039;Orient Express, la recensione</title>
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        <updated>2023-12-04T22:07:07+00:00</updated>
        <published>2023-12-04T22:06:56+00:00</published>
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            <name>Luca Mazzocco</name>
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            <p>Scritto da <strong><em>Agatha Christie</em></strong> nell’ormai lontano 1934, <strong><em>Assassinio sull’Orient Express</em></strong> è senza dubbio uno dei romanzi appartenenti al genere “whodunit” più famosi di sempre. Per chi non lo sapesse, <em>stiamo parlando di quella tipologia di racconti che ruota attorno a un omicidio e alle relative indagini per scoprire l’assassino</em>. Letteralmente, infatti, il termine non è altro che una contrazione dell’inglese “Who has done it”, traducibile in italiano come “chi è stato”. <em>Nonostante si tratti di un genere nato con Edgar Allan Poe, con il passare del tempo si sono affermati sempre più autori straordinari.</em> Autori tra i quali spiccano senza dubbio Arthur Conan Doyle e la succitata <strong><em>Agatha Christie</em></strong>.</p><p><em>Il fascino verso questa specifica tipologia di storie non poteva quindi rimanere contenuto alla pura letteratura e, lentamente, si è diffuso anche nel mondo del cinema, dei fumetti e, da diversi anni a questa parte, anche in quello dei videogiochi.</em> Sono diversi, infatti, i titoli con protagonisti Sherlock Holmes e Hercule Poirot. Titoli che hanno spesso il compito di spingere il giocatore a indagare su un caso complesso, raccogliendo indizi e maturando poi un proprio giudizio sul possibile sospettato da accusare. Ne sono una dimostrazione le recenti opere pubblicate da Microids con protagonista proprio l’investigatore Poirot, le quali sono state in grado di conquistare una nutrita fetta di pubblico.</p><p>A partire dal 19 ottobre 2023, infatti, approda su PC, Nintendo Switch e piattaforme Xbox e PlayStation <strong><em>Agatha Christie - Assassinio sull&#039;Orient Express</em></strong>. <em>In questa nuova avventura possiamo vivere in prima persona uno dei racconti più famosi della scrittrice inglese.</em> Una storia divenuta ormai celebre per le sue numerose trasposizioni, ma che questa volta promette di regalare al pubblico qualcosa di nuovo e inaspettato. Siete curiosi di scoprire se si tratta di una falsa promessa o di un’affermazione più che legittima? Ebbene, vi basta continuare nella lettura della nostra recensione per scoprirlo!</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/agatha-christie-assassinio-sullorient-express-la-recensione">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Agatha Christie - Assassinio sull&#039;Orient Express è un titolo che ci ha sorpreso positivamente da ogni punto di vista</summary>
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        <title>The Invincible, la recensione</title>
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        <updated>2023-12-02T14:12:47+00:00</updated>
        <published>2023-12-02T14:07:20+00:00</published>
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            <name>Luca Mazzocco</name>
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            <p><strong><em>The Invincible</em></strong> (in italiano tradotto come “L’Invincibile”) <em>è un romanzo scritto da Stanisław Lem nell’ormai lontano 1964.</em> Una storia che rispecchia in tutto e per tutto lo stile dell&#039;autore polacco, specializzato nella fantascienza e, nello specifico, nel raccontare storie che mettano in discussione la presunta onnipotenza della razza umana. </p><p>Con queste premesse, capirete perché abbiamo accolto con entusiasmo la notizia del settembre del 2020, quando <em>i ragazzi di Starward Industries hanno annunciato di star lavorando a una trasposizione videoludica di questo avvincente romanzo</em>. Il curriculum della software house non presentava titoli di grande spessore alle spalle, ma sapere che nel team erano coinvolte persone che hanno lavorato con CD Projekt RED e Techland ha lasciato acceso un bagliore di speranza nei nostri cuori. Se a questo aggiungete il fatto che l’azienda ha sede proprio in Polonia e ha dichiarato di avere a cuore il patrimonio narrativo lasciato da Stanisław Lem, capirete perché <em>le nostre aspettative si sono ulteriormente alzate</em>.</p><p>Sono ormai passati tre anni dall’annuncio e il 6 novembre 2023 <strong><em>The Invincible</em></strong> è finalmente approdato su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X. <em>Dopo aver tenuto traccia del gioco per tutto questo tempo, abbiamo indossato la nostra fidata tuta spaziale e ci siamo catapultati su Regis III, pianeta appartenente alla costellazione della Lira.</em> Sarà valsa la pena di aspettare per mettere mano sul lavoro di Starward Industries? I dev saranno riusciti a mantenere intatto lo spirito del romanzo? Scopritelo insieme a noi.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/the-invincible-la-recensione">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>The Invincible è un&#039;avventura dal forte piglio narrativo. Una storia da vivere in prima persona, ispirata al racconto di Stanisław Lem</summary>
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        <title>Lords of the Fallen, la recensione</title>
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        <updated>2023-11-17T17:17:20+00:00</updated>
        <published>2023-11-17T17:16:56+00:00</published>
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            <name>Luca Mazzocco</name>
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            <p>Quando nel 2014 venne pubblicato <strong><em>Lords of the Fallen</em></strong>, in molti rimasero inizialmente scottati dal risultato ottenuto da Deck 13 e CI Games. <em>Non che si trattasse di un brutto gioco, sia chiaro, ma il pubblico si stava abituando alla qualità offerta dalle opere di FromSoftware, cercando il medesimo feeling in ogni altro titolo action RPG. </em>Eppure, nonostante un’accoglienza tiepida, per molti anni si è parlato di questo gioco come di uno dei pochi eletti, in grado di dare vita a un’esperienza simile a Dark Souls. Uno dei pochi titoli a poter rivaleggiare con i giganti del genere. Non stupisce troppo, quindi, che CI Games abbia deciso di annunciarne un seguito, che sarebbe dovuto uscire nel 2017.</p><p><em>Come spesso accade quando si sviluppano videogiochi, le cose non vanno sempre come previsto.</em> In seguito al ridimensionamento del team il sequel passò dalle mani di Deck 13 a quelle di Defiant Studios, nella speranza di poter così trovare una nuova strada da percorrere. <em>Strada che, però, si rivelò un vicolo cieco, conducendo solamente a un titolo che CI Games definì “inadeguato”.</em> La palla passò quindi a Hexworks, team che decise di abbracciare in toto l&#039;evoluzione tecnologica, sfruttando così l’Unreal Engine 5 per dare vita alla propria interpretazione di questo seguito. <em>Interpretazione, però, che prese sempre più la piega di una sorta di reboot della serie, piuttosto che di un vero e proprio sequel.</em></p><p>Così alla Gamescom del 2022 venne annunciato <strong><em>Lords of the Fallen</em></strong> e, il 13 ottobre di quest’anno, la nuova fatica di Hexworks ha raggiunto finalmente i possessori di PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC. Ma saranno riusciti i dev a elevare il brand ancora più in alto di quanto fatto dal capostipite? Scopritelo nella nostra recensione.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/lords-of-the-fallen-la-recensione">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Lords of the Fallen è un ottimo action RPG, funestato da un bilanciamento che talvolta rende l&#039;azione sin troppo frustrante</summary>
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        <title>Anthology of Fear, la recensione</title>
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        <updated>2023-11-13T10:52:17+00:00</updated>
        <published>2023-11-13T10:52:01+00:00</published>
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            <name>Luca Mazzocco</name>
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            <p><strong><em>Anthology of Fear</em></strong>, a un primo sguardo, può sembrare lo stereotipo di una determinata tipologia di videogame appartenenti al genere horror. <em>Una mistero da risolvere, personaggi dall’oscuro passato, presenze inquietanti che ruotano attorno a noi e un’interazione con il mondo di gioco ridotta all’apertura di vari comodini e/o armadi.</em> Si tratta di una combinazione di fattori che, seppur mancando di innovazione, potrebbe comunque portare a un risultato interessante. <em>Sia chiaro: il livello del primo Layers of Fear o di Visage risulta difficile da raggiungere, ma la possibilità di dare vita a un’opera perfetta per i fan di questa tipologia videoludica è sinceramente tangibile. </em>Eppure, come stiamo per raccontarvi, i ragazzi di OhDeer Studio e di 100 GAMES non ce l’hanno fatta.</p><p><em>Sviluppare videogiochi non è affatto facile. </em>Sviluppare videogiochi che funzionino e appassionino, poi, è ancora più complesso. Per non parlare dell’ottimizzazione, che necessita che un titolo funzioni egregiamente (o anche solo che “funzioni”) su piattaforme differenti come Nintendo Switch, Xbox o PC, con tutta la scalabilità delle specifiche a corredo. Il problema è che questi ragionamenti e relativi aggiustamenti devono essere fatti all’interno del periodo di sviluppo e non una volta che l’opera raggiunge il mercato. <em>A quel punto, infatti, finisce in mano a chi, come chi vi scrive, si occupa di recensire videogiochi o, ancora più importante, al grande pubblico che determina poi il successo o il fallimento di un progetto. </em></p><p>Sta a voi, quindi, decidere se <strong><em>Anthology of Fear</em></strong> meriti o meno i dieci euro del suo costo. Quello che possiamo fare noi, però, è spiegarvi perché quei dieci euro potrebbero essere benissimo spesi altrove. Il tutto, ovviamente, senza l’intenzione di infangare e/o danneggiare un team qui al loro primo progetto.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/anthology-of-fear-la-recensione">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Anthology of Fear è un horror in prima persona che, però, non riesce a spaventare nemmeno per un&#039;istante il giocatore</summary>
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        <title>Starfield, la recensione</title>
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        <updated>2023-09-13T16:48:35+00:00</updated>
        <published>2023-09-13T16:48:17+00:00</published>
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            <name>Luca Mazzocco</name>
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            <p><strong><em>Starfield</em></strong> <em>non è certo un titolo facile da trattare in fase di recensione.</em> La più recente fatica dei ragazzi di Bethesda Game Studios è infatti un’opera stratificata, colma di attività da svolgere e sospesa tra i grandi giochi di ruolo del passato e i sogni della software house americana rivolti al futuro. <em>Un’opera che che si ritrova talvolta ingabbiata da rigide scelte di game design, ma che riesce spesso a sfruttarle per dare vita a un titolo magari non perfetto, ma non per questo meno entusiasmante.</em></p><p>C’era grande attesa da parte del pubblico di tutto il mondo per <strong><em>Starfield</em></strong>. <em>Un’attesa maturata dalla capacità di Bethesda di dare vita a mondi fantastici e a esperienze uniche</em>, diverse da qualsiasi altro titolo. Di trasmettere al giocatore una sensazione di libertà totale, tenendolo però per mano in modo da fargli vivere storie cariche di atmosfera e capaci di rimanere impresse nel cuore e nella mente.<em> Eppure, per quanto banale possa sembrare questa affermazione, <strong>Starfield</strong> non è Skyrim. </em>L’errore che sembrano aver fatto in molti è stato quello di approcciarsi all’esplorazione spaziale con la convinzione di trovarsi di fronte nuovamente a Tamriel. Un mondo dove l’esplorazione libera è l’elemento più riuscito. Dove non è importante il punto da raggiungere, ma il viaggio. <em>Ecco, <strong>Starfield</strong> non funziona allo stesso modo. Il viaggio rimane importante, ma è la meta il vero obiettivo. Il vero scopo.</em></p><p>Nelle ultime settimane abbiamo passato decine di ore nello spazio, assemblando la nostra astronave, arredando la nostra casa e affrontando missioni su missioni, innamorandoci sempre di più delle scelte fatte dall’azienda americana. Se siete rimasti incuriositi da <strong><em>Starfield</em></strong> e volete scoprire qualcosa di più (pur senza entrare nella pericolosa area spoiler), allora siete i benvenuti. Indossate le vostre tute spaziali e partite insieme a noi verso un cosmo in costante espansione.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/starfield-la-recensione">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Starfield non è un gioco esente da difetti, ma il risultato finale è comunque un titolo stupefacente che giocheremo per gli anni avvenire</summary>
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        <title>Stray Gods: The Roleplaying Musical, la recensione</title>
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        <updated>2023-09-03T17:12:23+00:00</updated>
        <published>2023-09-03T17:12:04+00:00</published>
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            <name>Luca Mazzocco</name>
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            <p><strong><em>Stray Gods: The Roleplaying Musical</em></strong> <em>è l’ennesima prova di quanto il mercato dei videogiochi si stia espandendo, ma anche di quanto siano ancora presenti dei veri e propri buchi neri da poter esplorare.</em> Vi basti pensare a quanto poco spazio sia dato alle commedie romantiche e ai musical, due generi narrativi quasi del tutto inesplorati in campo videoludico. <em>Un ragionamento che devono aver fatto anche i ragazzi di Summerfall Studios, che con la loro opera prima hanno tentato di porre rimedio a questa lacuna.</em></p><p>Noto inizialmente come Chorus: Ad Adventure Musical, <strong><em>Stray Gods: The Roleplaying Musical</em></strong> <em>è disponibile dal 10 agosto su PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox, Nintendo Switch e PC a un prezzo di circa 30 euro.</em> Per coloro che non avessero seguito gli sviluppi di questa interessante opera, sappiate che stiamo parlando di una visual novel nella quale il giocatore dovrà risolvere un misterioso omicidio.<em> Il tutto, però, viene raccontato attraverso il genere dei musical, con tanto di “scelte di strofe” da prendere durante le canzoni per evolvere il racconto in una direzione piuttosto che in un’altra.</em></p><p><em>Si tratta, senza dubbio, di un’esperienza innovativa, che riduce al minimo la componente ludica, per dare vita a un progetto fortemente narrativo. </em>Un progetto caratterizzato da un cast vocale di tutto rispetto. Se stavate aspettando questa piccola chicca estiva, ma siete spaventati dal prezzo e non sapete se valga la pena o meno spendere i vostri soldi, siete nel posto giusto. <em>Scaldate l’ugola, accendete le casse, impugnate il microfono e unitetivi insieme a noi nella scoperta di questa nuova avventura tutta musicale.</em></p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/stray-gods-the-roleplaying-musical-la-recensione">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Stray Gods: The Roleplaying Musical è uno splendido titolo pensato per coloro che amano i musical e i titoli dalla forte componente narrativa</summary>
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