Scandalo ai Golden Globes
Un ex responsabile della comunicazione dei prestigiosi premi denuncia dei comportamenti discutibili da parte dell'organizzazione e in particolare del suo responsabile, Philip Berk, che ovviamente contesta le accuse...
Fonte: The Wrap
D'altronde, anche quest'anno alcune scelte hanno fatto alzare più di un sopracciglio. In particolare, la candidatura di Burlesque come miglior musical, film che non ha ottenuto altri riconoscimenti dopo un forte insuccesso di critica e di pubblico. C'è chi sostiene che la nomination sia dovuta anche all'invito a vedere un concerto a Las Vegas della star Cher per i membri dei Golden Globes, ovviamente spesati da parte della Sony, casa di produzione del film.
Ora (ma il caso in realtà è aperto da tempo), si scoprono le accuse che Michael Russell, ex publicist dell'organizzazione, ha rivolto agli organizzatori, in particolare Philip Berk, il capo dell'Associazione della stampa estera. Se consideriamo tutte le voci che sono uscite finora, non si tratta di nulla di sconvolgente e sorprendente, ma ovviamente fa impressione una lista di accuse circostanziate (benché ovviamente ancora da provare) come questa. In sintesi, Berk viene criticato per non aver cercato di allargare il numero di votanti dell'associazione (poco più di 80, decisamente pochi rispetto ai quasi 6.000 dell'Academy) e di non aver posto un freno alle pratiche di corruzione, tutto perché così facendo avrebbe (condizionale d'obbligo) limitato i suoi vantaggi.
In particolare, Berk avrebbe cercato di ottenere percentuali dagli sponsor per sé, come avvenuto con la Chrysler in occasione di una campagna di beneficenza. Inoltre, gli autori della denuncia (oltre a Russell, Steve Locascio) sostengono di essere stati diffamati da Berck e da un'altra esponente dell'associazione, Frances Schoeberger, che avrebbero sparso in giro false voci di condotta inopportuna da parte dei due.
Ovviamente, i diretti interessati negano ogni responsabilità e sostengono che tutto sia frutto della delusione dei querelanti per non aver visto rinnovato il loro contratto. D'altra parte, si sostiene che anche Russell non sia esattamente senza macchia e abbia avuto un conflitto di interessi, considerando che sia i Golden Globes che Stars for a Cause (l'associazione di beneficenza che è stata protagonista dell'iniziativa con la Chrysler ora messa in discussione) erano suoi clienti. Come finirà? Magari con un accordo fuori dalle aule dei tribunali e con l'ennesimo scandalo associato a quello che viene considerato (più per motivi mediatici che effettivi) il secondo premio cinematografico dopo gli Oscar.