Manifest Destiny vol. 1: Flora e Fauna, la recensione
Manifest Destiny è una della migliori alternative ai fumetti supereroistici d'oltreoceano, sicuramente tra le più fresche e interessanti degli ultimi anni
Classe 1971, ha iniziato a guardare i fumetti prima di leggerli. Ora è un lettore onnivoro anche se predilige fumetto italiano e manga. Scrive in terza persona non per arroganza ma sembrare serio.
Robert Kirkman non dimostra solo di essere un grande sceneggiatore e un inimitabile soggettista; con Skybound, la sua personalissima etichetta Image Comics, dà prova del suo fiuto come scopritore di talenti, fornendo la possibilità ad autori esordienti o emergenti di mettere in mostra il proprio valore e le proprie creazioni. Come Manifest Destiny di Chris Dingess e Matthew Roberts, l'ultimo titolo Skybound che saldaPress ha portato in Italia.
I misteri e le insidie ignote che attendono Clark e Lewis al di là delle terre civilizzate, si trasformano in mostri mitologici, minacce sovrumane. Esseri favolosi, virus sconvolgenti che trasformano animali e uomini in zombie vegetali, sono solo il piatto forte di una serie che riserva sorprese una pagina dopo l'altra. Impossibile catturare Manifest Destiny in un genere preciso. È avventura, horror, fantasy in un'unica soluziobe. La vicenda esposta in prima persona da Lewis nel suo diario, conferisce un elemento di realismo che esalta per contrasto quello immaginifico.
A spiegare un successo indiscutibile in patria, stanno una continuità qualitativa di episodi che solo le grandi testate possono vantare e un impianto narrativo e artistico di assoluto livello. La sceneggiatura di Dingess che mette a frutto i suoi lavori passati per la TV, offre un dinamismo e un ritmo che non hanno pause, una sequenzialità degna della macchina da presa. I disegni di Roberts sono in perfetta sintonia con il soggetto, una commistione di verismo e illustrazione fiabesca che si esterna in uno stile ben definito. La caratterizzazione dei personaggi è naturale, sanguigna, il tratto è il risultato di diverse influenze che si rispecchiano e sono riflesse a loro volta nello schema della tavola. All'esuberanza americana delle splash-page e della libertà di vincoli geometrici si avvicenda la razionalità e la geometria europea delle vignette. Ottima si segnala anche la prova del colorista Owen Gieni, che incrementa il potere suggestivo delle rappresentazioni di Roberts ed entra a pieno titolo nei meriti di un'opera che insieme a Saga, è una della novità alternative ai fumetti supereroistici d'oltreoceano, tra le più fresche e interessanti di questi ultimi anni.