Life Zero 1: Dentro l'Inferno, la recensione
Abbiamo recensito per voi il primo numero di Life Zero, nuova serie Panini Comics, firmata da Stefano Vietti, Marco Checchetto e Andres Mossa
Life Zero è un fumetto di genere horror, nello specifico di zombie, posto in uno scenario bellico e post-apocalittico. In un momento storico per la Nona Arte in cui le storie con protagonisti i morti viventi sono decisamente inflazionate (vedi, su tutti, The Walking Dead e Crossed), per il team creativo non deve essere stato sicuramente facile riuscire a creare qualcosa di originale e competitivo in un contesto del genere, forse persino saturo. Fortunatamente, però, Vietti e Checchetto hanno dimostrato di avere delle valide cartucce nel loro Mk 47 Striker, che maneggiano con grande abilità e precisione.
Il soggetto ideato dal duo Vietti/Checchetto è un prodotto intelligente che si traduce fisiologicamente in una lettura molto piacevole: i due autori si dimostrano capaci di modellare un'idea di base vincente, fondendo al meglio i tòpoi caratteristici del genere narrativo horror/action, attingendo in maniera saggia da molteplici fonti, dai precedenti fumettistici sopracitati ma soprattutto da quelli cinematografici e videoludici (non si può non pensare alla saga di videogame di Resident Evil, per esempio).
Conseguentemente, ai testi, Vietti realizza una script davvero pregnante, con un ritmo estremamente dinamico, fluido, che ha dei tempi propri del cinema e delle bellissime sequenze che sembrano girate in live-action. Nel numero 1 di Life Zero è l'azione a fare da padrona e i dialoghi, distillati con consapevolezza e mai fini a se stessi, forniscono le giuste informazioni di base al lettore (lasciando aleggiare molti misteri, cosa che alimenta un piacevole hype), ma soprattutto lasciano il doveroso spazio ai "silenzi che parlano".
Una menzione speciale va anche al bravissimo colorista Andres Mossa, il quale, con la sua grande capacità in ambito cromatico, riesce a far vivere le pagine di Life Zero di vita propria, esaltando il grande realismo di soggetto, sceneggiatura e disegni. Realismo che si traduce in ogni aspetto di ogni vignetta e ogni tavola di Life Zero, sia nella resa dei personaggi (dall'espressività degli stessi alla ricercatezza dell'abbigliamento e dell'armamentario), che in quella delle architetture delle location.
In conclusione, Life Zero è un distillato gradevolissimo di quanto di meglio il panorama fumettistico italiano ha da offrire. Allo stesso tempo, il fumetto è estremamente accessibile a chiunque, data la sua venatura pop, e quindi non è dedicato a un pubblico ristretto, ma quantomai mainstream. Non saremo meravigliati dal successo che Life Zero avrà quasi certamente, sia in ambito nazionale che oltre i confini del nostro Paese. Nescis quid vesper serus vehat.