Gomitata Atomica Volante: Di Aqualung e di come ho imparato a non respirare
Da quasi due anni Jacopo Paliaga sta scrivendo una serie a fumetti che si chiama Aqualung: ce ne parla in Gomitata Atomica Volante
La scorsa settimana abbiamo parlato dell’importanza di autoprodurre le proprie cose per farsi vedere. Io l’ho fatto con Aqualung, assieme al mio buon amico French Carlomagno, e lo so che poi sembra una mail di spam tipo “perdi venti chili in venti giorni, funziona!”, però è andata bene. E se è andata bene a me può andare bene a chiunque, a patto di muoversi nella maniera corretta.
Prima. Una cosa bella.
Sono uno che nella serialità ci sguazza (Ma va? Non si capiva), nei fumetti, al cinema, in televisione, nei videogiochi. Credo lo si noti abbastanza nella suddivisione dei capitoli di Aqualung, soprattutto per la versione online, in cui devo cercare di regalare un’esperienza il più completa possibile a chi legge, di farlo andare da un punto A a un punto B, senza annoiarlo, che a distrarsi con i porno è un attimo.
È una cosa bella.
Seconda. Una cosa importante.
Tralasciando la cura maniacale della redazione, tralasciando i rapporti di amicizia, tralasciando qualità, supporto personale ed editoriale, tralasciando tutte queste cose, è una grossa responsabilità. Per fortuna ce la stiamo cavando bene, credo, ma a doversi confrontare con autori di altissimo profilo viene il latte alle ginocchia. Ed è sempre positivo, così non ti addormenti mai, neanche di notte. Perché vedi l’asticella e quanto in alto devi saltare, cercando di atterrare in piedi, o alla peggio come quelli che nel salto con l’asta poi si prendono la bastonata sulle olive, però poi in piedi magari ci atterrano lo stesso. Perché hai un obiettivo, e avere un’obiettivo è un’altra cosa importante.
Terza. Una cosa per il futuro.
Siccome mi diverto a sabotarmi da solo, ho deciso che la serie si sarebbe mossa su linee temporali differenti, tra passato, passato-passato, passato-passato-passato e futuro. E non solo, anche in location differenti da Cold Cove, collegandole tutte. Come una mappa. Ci allarghiamo.
È come scrivere con una mano sola, mentre con l’altra ti punti una pistola carica alla tempia, che se non presti la dovuta attenzione a ogni parola e a ogni sequenza hai il permesso e l’accortezza di fare fuoco. In realtà, inseguire spunti di questo tipo è la cosa che amo di più di questo lavoro. Collegare i vari pezzi, a costo di perderci il sonno, è sicuramente una delle cose più gratificanti del lavorare alla serie. Mi abitua ad avere un cervello rigidamente elastico, o elasticamente rigido, sistemando i paletti nelle varie stagioni.
Quarta. Una cosa per lo stomaco.
O, meglio: la fame.
Quinta. Una cosa fondamentale.
Nel mio caso, è French.
La botta di culo gigantesca sta nel fatto che andiamo d’accordo su tutto e ci divertiamo come due bambini a fare questo cavolo di fumetto, e questa cosa conta. Molto.
Quindi, queste sono cinque cose. Belle, importanti, per il futuro, per lo stomaco, fondamentali.
La seconda stagione parte domani, e ne sono soddisfatto, e lo è anche French. Speriamo vi piaccia. Speriamo vi diverta e vi emozioni e che vi rimanga un po’ dentro.
E ancora una volta, keep running.
GOMITATA ATOMICA VOLANTE: