Il Grande e Potente Oz, la recensione
Sam Raimi ci riporta a Oz con un prequel riuscito soprattutto sul piano visivo, ricco di citazioni dall'originale...
A circa 75 anni dall'uscita del Mago di Oz, e a 113 anni dalla pubblicazione del primo dei numerosi romanzi di L. Frank Baum, arriva nei cinema di tutto il mondo il prequel dichiaratamente ispirato ai lavori di Baum ma, in un modo o nell'altro, legato al capolavoro di Fleming. E' la seconda volta che la Disney propone una operazione di questo tipo - la prima volta con un sequel, Ritorno a Oz, negli anni ottanta - e nonostante i limiti imposti dai marchi registrati dalla MGM (ora passati alla Time Warner), è evidente che il grande punto di riferimento di Il Grande e Potente Oz sia uno dei più grandi classici della storia del cinema. E questo è sia il pregio che il limite della pellicola di Sam Raimi.
Ancora una volta, quindi, bisogna sconfiggere una strega, e ancora una volta il viaggio è verso la città di Smeraldo prima, e verso la strega cattiva poi. Lo svolgimento dà effettivamente la sensazione del già sentito, salvo nel terzo atto, dove gli stratagemmi di Oscar conducono a uno scontro finale più evocativo che citazionista.
Dove il film di Raimi funziona veramente, però, è nell'apparato visivo che così poco convinceva nei primi trailer. Raimi è riuscito dove Burton, nel suo Alice in Wonderland, aveva fallito: il mondo di Oz ha una forte coerenza visuale, la CGI è tantissima ma viene gestita in maniera scenografica, e i personaggi digitali interagiscono profondamente con quelli reali. In questo modo, anche grazie al buon uso del 3D e alle splendide scenografie di Robert Stromberg (c'è tanto Metropolis nella sua Città di Smeraldo), Raimi riesce a trascinare davvero lo spettatore nel coloratissimo e "meraviglioso" mondo di Oz. La sceneggiatura non proprio brillante di David Lindsay-Abaire e Mitchell Kapner (non mancano i punti morti e le ripetizioni) viene compensata da alcuni momenti piuttosto divertenti e persino spaventosi (il classico Raimi emerge dall'uso espressivo di qualche zoomata). Sul fronte del casting certo non possiamo non pensare a come sarebbe stato Oz se l'avesse interpretato Robert Downey Jr. (come inizialmente previsto), ma James Franco riesce a far suo il ruolo di un uomo strafottente e arrivista che deve trasformarsi in eroe. Molto più convincente, però, Rachel Weisz nel ruolo della perfida Evanora, mentre l'interpretazione meno riuscita è senza dubbio quella di Mila Kunis, costretta da un ruolo forse troppo didascalico.