Pacific Rim, la recensione
Pacific Rim è tutto quello che un film sui mostri, sui robot e sulle persone che li pilotano dovrebbe essere, un universo completo che diverte e stupisce...
La recensione non contiene spoiler.
Pacific Rim è tutto quello che un film sui mostri, sui robot e sulle persone che li pilotano dovrebbe essere, è un universo completo che, sebbene derivativo (ma cosa non lo è oggi? Ben poco), soddisfa in ogni suo aspetto. E' un omaggio a mille cose tra cui Godzilla, Evangelion e persino H.P. Lovecraft (non dimentichiamo che Del Toro ha diretto questo film dopo l'immensa delusione dello stop a Le Montagne della Follia), ma è anche un film originale, una storia emozionante, un grande blockbuster estivo. E' tutto questo, e ancora di più: è un film di Guillermo del Toro, forse uno dei pochi registi in grado, oggi, di infondere con successo la sua poetica fantastica in un kolossal ad alto budget e rendere il tutto realistico e credibile (Hellboy: the Golden Army può bastare come esempio) senza mai perdere il controllo. Certo non mancano i difetti, in particolare una gestione troppo abbozzata di alcuni personaggi e, soprattutto, una colonna sonora davvero superficiale e priva di inventiva (vera e propria "nota stonata" del film), ma sono elementi trascurabili in un film che in diversi momenti lascia semplicemente a bocca aperta.
La storia è semplice: nell'Oceano Pacifico si è aperta una breccia interdimensionale dalla quale sono fuoriusciti spaventosi mostri. Da allora l'umanità ha superato i contrasti interni e ha iniziato una lunga guerra contro i Kaiju, costruendo robot immensi (i Jaeger) prima, ed enormi muraglie poi. Sono passati degli anni, la situazione non è migliorata, e nonostante il programma Jaeger venga considerato ufficialmente superato, si tenta un'ultimo piano per chiudere il portale e spazzare via i mostri. Nel frattempo, due scienziati (semi pazzi) cercano di scoprire i piani dei Kaiju...
Ben consapevole degli eventuali problemi di scala (perchè dovrebbe importarci il destino di un enorme robot di metallo?) e dei rischi di troppa azione (in alcuni passaggi si sfiora l'eccesso), Del Toro riesce a equilibrare perfettamente scene tra protagonisti e sequenze di combattimento tra Jaeger e Kaiju che lasciano senza respiro per intensità, inventiva e spettacolo. Non è solo merito degli effetti visivi (aiutati da una scelta stilistica ma anche pratica, quella cioè di ambientare praticamente tutte le sequenze di notte e sotto una pioggia incessante), ma anche e soprattutto dell'approccio realistico scelto da Del Toro: i Jaeger di Pacific Rim sono robot veri, e non solo perché sono stati costruiti all'interno di colossali capannoni da migliaia di operai sporchi e affaticati, o perché vengono pilotati da umani, ma perché sono ammaccati, pieni di fili e di carburante, possono spegnersi ed essere fatti a pezzi. Ed è anche questo che rende realistici i combattimenti con i Kaiju, in particolare la colossale battaglia di Hong Kong, forse uno dei momenti più incredibili visti al cinema negli ultimi decenni: il fatto che in ogni momento ci si chieda se questi robot saranno in grado di affrontare l'ignoto e uscirne sani e salvi, e l'umanità con loro.
"Più profondo è il legame, meglio combatterai," spiega Raleigh Becket all'inizio del film. E' un principio che Del Toro sembra aver preso alla lettera anche nella costruzione di Pacific Rim, e una lezione che molti registi dovrebbero imparare.