Pirati dei caraibi: Oltre i confini del mare - la recensione
Pirati dei Caraibi: Oltre i Confini del Mare non è il peggiore episodio della saga, ovviamente grazie a Johnny Depp...
"Perché Pippo sembra uno sballato? Perché Pippo è uno sballato."
Ombretto come se piovesse, barba a treccine, andatura effemminata omo, promiscuità sessuale etero (come diceva Bowie: “Non ho mai avuto così tante donne come quando mi vestivo da donna”), cinico individualismo rovinato da scampoli di idealismo romantico, look da sballato perché, come Pippo, probabilmente lo è.
Sappiamo tutti la storia: Depp tirò fuori Jack dal cilindro un po’ per caso, un po’ per scherzo sul set del primo Pirati dei Caraibi: La maledizione della prima luna (2001), assecondato da quel mattacchione di Gore Verbinski (entrambi rockettari, suonavano in delle band) e come solo nella cultura anglosassone può accadere, il pericoloso rischio punk divenne subito certissima macchina sputa soldi mainstream. L’ex Rolling Stone Keith Richards (un giorno venne fuori che si era fumato anche le ceneri del padre, ma lui smentì) divenne il papà di Jack (una gag che ha sempre più funzionato nella nostra testa che non sullo schermo; anche in questo film) perché Depp disse di essersi ispirato a lui. Ecco Jack idolo dei bambini. Ecco Jack fortissimo personaggio Disney. Un ambiguo individuo dalla sospetta bisessualità, ubriacone, poco incline al lavarsi, amante dell’autoritarismo quando a esercitarlo è lui (ci tiene tantissimo ad essere chiamato “Capitano”), imbroglione e gaglioffo menzognero. E forse sembra uno sballato perché… è uno sballato.
Secondo: tutto il motivone che fa muovere i Pirati in questo quarto capitolo (La fonte dell’eterna giovinezza!)... a Jack non interessa. Come tutte le persone intelligenti, e realmente equilibrate, accetta la morte. Al massimo, come Foscolo, non disdegna l’immortalità da fama per imprese (piratesche però) degne di memoria. E’ sempre stato un ragazzo ambizioso.
Ecco i viaggiatori di questo quarto capitolo: gli Spagnoli, che credono veramente tanto in Dio e vanno verso la Fonte dell’eterna giovinezza per rivendicare la superiorità del loro Boss, Barbossa, che si è venduto agli inglesi (una delle idee visive migliori del film: ha messo della cipria sulla sua faccia raggrinzita da bucaniere; Jack lo disprezza per questo sputtanamento), Barbanera, che crede veramente tanto in Io e cerca la Fonte come la cercherebbe Silvio, e Jack, che partecipa al viaggio un po’ per fare casino e basta, un po’ per recuperare la Perla Nera. Ricordate?
Differenze con i primi tre di Verbinski: meno azione potente, un'aria più da commedia sofisticata leggera-leggera, e Rob Marshall a suo agio non con horror (zombi) o fiammate alla Michael Bay (le navi hanno un lanciafiamme) ma quando arrivano le sirene e lui può inquadrare bellissime donne di struggente bellezza e lasciarsi andare a un po’ di musica cantata dai marinai. Poi si vede che gli piace moltissimo il melò tra il prete fico e la sirena contro natura. Bella, la loro storia d’amore.
Non è affatto il peggior Pirati della saga, anzi. Fosse durato di meno sarebbe stato sicuramente meglio. Fossi un bambino di 10 anni uscirei convinto che Jack continua a essere un ragazzo che sa il fatto suo e si gioca la sua partita alla grande. Vuole morire, non crede nelle Nazioni, se ne frega delle Religioni e vuole cavalcare l’onda dell’avventura finché ha benzina in corpo con spirito cavalleresco (ogni tanto ci - e si - stupisce) e una certa autoironia. Per me ogni film che ha un personaggio centrale così, non è un brutto film.