Once Upon a Time 2x14 "Manhattan": la recensione
La serie presenta una delle sue puntate più importanti, rispondendo a molte domande ma mantenendo i propri difetti...
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Iniziamo dalle note positive. Più e più volte la serie ha fatto una scelta molto coraggiosa: decidere di non tirare a campare sui misteri e sulle grandi questioni ma costruire dei medio/grandi blocchi narrativi che si sono sempre conclusi con la risoluzione che attendevamo. Certo, Charming e Snow (che in questo momento si stanno godendo un meritato periodo di vita coniugale) continueranno a "trovarsi" l'un l'altro, e allo stesso modo Regina rimarrà al confine tra buoni e cattivi per chissà quanto tempo, ma al tempo stesso la maledizione è stata spezzata in tempi brevi, l'esilio a Fairyland di Emma è durato poco, praticamente tutti gli elementi del passato dei protagonisti sono stati rivelati e oggi, finalmente, anche l'ultimo e più importante pezzo del mosaico è andato al suo posto.
È positivo che gli autori ne siano consapevoli e decidano di giocarci su in un dialogo tra Bianca e Charming (rimarrà memorabile lo scambio "But I'm his grandfather!"/"You can have more than one") ma questo non salva dalla totale perdita di verosimiglianza della situazione. Era già stato tutto pianificato fin dall'inizio? Ma davvero in "Tallahassee" August non aveva altro modo di spiegare a Neal la situazione se non quello scomodissimo di girare con una scatola contenente una macchina da scrivere su cui c'era scritto "I know you're Bealfire"? Non poteva semplicemente, ecco, dirglielo? Altro dubbio riguarda a questo punto l'età troppo giovane di Baelfire (chissà, forse una permanenza temporanea a Neverland come Peter Pan?).
Bae/Neal, considerazioni finali. Il grande errore di questa seconda stagione, considerato anche tutto quello che abbiamo visto finora, è stato la gestione del grande materiale sul quale puntare. È come se nella prima stagione avessimo solo una piccola strada nella quale muoverci (quella delle fiabe) con i suoi limiti e la sua, più o meno, verosimiglianza. Ora le strade si sono moltiplicate. Nelle prime puntate sono entrati nella mischia Mulan, Lancillotto, Frankenstein, Hook ed altri. Alle spalle c'era la sola volontà di mettere nei nomi conoscibili per il pubblico, ma ciò che è mancato è stata la capacità di gestire questo vasto materiale con una narrazione di ampio respiro. Risultato è che al momento di tirare le somme, due delle potenziali storyline più interessanti (figlio di Rumple e padre di Henry) si sono dovute unire. Insomma, complicare dove non ce n'era bisogno e semplificare dove invece si doveva costruire.
Una nota positiva in chiusura (che in fondo a OUAT vogliamo bene). Il flashback è molto bello. Tutti quelli con Rumplestilskin lo sono sempre stati e anche questo non fa eccezione. C'è una veggente che sembra citare apertamente Il labirinto del Fauno di Del Toro e c'è il solito grandioso Carlyle che disegna un protagonista maledetto e senza speranza che tenta disperatamente di redimere le colpe del padre (voglia il cielo però che in futuro non compaia anche questo nuovo membro della famiglia in un flashback).