Twin Peaks 3x13 "The Return - Part 13": la recensione
Twin Peaks intrappola i suoi personaggi in un loop di ricordi e fantasmi mai superati: la recensione del tredicesimo episodio
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Come tutto ciò che abbiamo visto e vedremo, la narrazione segue una logica interna che funziona perché si sposa con un punto di vista autoriale che noi conosciamo e possiamo provare a interpretare. E non è affatto l'esperienza più piacevole che si possa sostenere da spettatori. David Lynch guarda infatti con sdegno e con un'ironia di fondo ai meccanismi topici di una narrazione da revival che secondo regole non scritte dovrebbe giocare su nostalgia e ripetizione di situazioni familiari. Si tratta di racconti che non aggiungono niente di nuovo, ma giocano sulla sensazione di “ritorno a casa” per lo spettatore, una ricompensa narrativa continua a chi ha seguito la storia in passato. Invece, se una ricorsività esiste in questo “The Return” di Twin Peaks, essa è una trappola.
Le scene con Jacoby e Nadine sono quanto di più fastidioso Twin Peaks ci abbia fatto vedere, ma servono a ribadire un concetto. Shelly non ha imparato nulla dal rapporto con Leo, e sua figlia Becky ne segue le orme. Ed e Norma non sono finiti insieme, e quest'ultima si vede contestare la gestione del Double R e la sua ricetta (svilire qualcosa di autoriale per renderlo più commerciale: è un discorso simbolico?). Bobby ha fatto grandi passi in avanti, ma il suo rapporto con Shelly è finito, e avvertiamo la sua solitudine in questo episodio. Il segmento finale con Ed è avvilente a dir poco. James sale sul palco e intona “Just You”: Lynch, che non può non sapere cosa sta facendo, riprende una delle scene più trash e invecchiate della serie classica e ce la ricorda. Nessuno si libera dei suoi fantasmi.
Non si tratta di una condizione di smarrimento esistenziale, o almeno non solo di questa. C'è qualcosa di terrificante a tenere ancorati questi personaggi in una prigione che può avere la dimensione ora delle loro case, ora dei loro ricordi. E noi siamo con loro, soffriamo, sbuffiamo, ci annoiamo, vorremmo fuggire. Non è semplice, non è nemmeno piacevole. Davvero non esiste speranza di salvezza a Twin Peaks?
In realtà l'episodio trova anche il tempo per raccontarci le due sfumature del bene e del male, dell'innocenza e della sopraffazione. E ovviamente è sempre Cooper a incarnare questo grande scontro. Introdotto da un trenino con i fratelli Mitchum sinceramente spassoso, Dougie riesce nella puntata anche a guarire l'anima perduta di Anthony, che si pente di tutto ciò che ha fatto e confessa i propri crimini. Al tempo stesso, nel segmento più soddisfacente dell'episodio, il Cooper malvagio rintraccia Ray, sfida il capo dell'uomo a braccio di ferro (situazione molto prevedibile, ma Lynch trova il modo di inserirci un atto di violenza inaspettato) e poi si vendica. Nel gruppo appare anche Richard.