Intanto, cominciamo da una notizia incoraggiante. Sul blog di Jeffrey Wells è infatti uscita questa dichiarazione, fatta da un anonimo addetto ai lavori che ha contatti con la New Line: “i contrattempi tra la casa di produzione e Peter Jackson sono soltanto delle operazioni di facciata da entrambe le parti, che fanno parte di colloqui per arrivare ad un compromesso. Sono troppi i soldi che si possono fare mettendo da parte le proprie divergenze, così un accordo verrà raggiunto, magari dopo aver fatto uscire qualche comunicato stampa polemico”.

In effetti, è veramente difficile pensare ad una conclusione diversa. Per la New Line, è quasi impossibile fare un film in queste condizioni, con attori fondamentali (come Ian McKellen) che potrebbero decidere di non tornare per fedeltà a Peter Jackson e nuovi registi timorosi di subire l’ostracismo dei fan. D’altra parte, Jackson deve assolutamente avere un successo sicuro per poter mandare avanti i suoi numerosi (e costosi) progetti.

Ma qual è l’oggetto del contendere? Secondo David Poland, si parlerebbe di questioni di percentuali sui dvd del primo film della trilogia e del merchandising. Jackson e socie sostengono sostanzialmente che la New Line li stia truffando, cercando di abbassare i ricavi ottenuti dall’home video e soprattutto lamentando che i contratti con le aziende di merchandising fossero tutti a favore di queste ultime. La New Line ribatte che le società in questione non avessero un grande interesse nel film prima che questo diventasse un fenomeno popolare e questo spiegherebbe gli accordi poco vantaggiosi per lo studio.

Chiunque abbia ragione, è bene dirlo a lettere cubitali: è soltanto una questione di soldi e di ego, da entrambe le parti. La New Line può sentirsi giustamente offesa, perché probabilmente, senza il loro supporto, Peter Jackson farebbe ancora horror a basso budget in Nuova Zelanda. D’altra parte, senza il lavoro straordinario di PJ, la New Line sarebbe ricordata solo per qualche horror e alcune commediole, altre che Oscar. Anche se va detto che certi paragoni con Star Wars non reggono, considerando che George Lucas ha creato la sua trilogia dal nulla e che ne è il legittimo proprietario, a differenza di Jackson. Sicuramente, risulta un po’ ingenua la reazione di alcuni fan, a cominciare da quelli TheOneRingnet (a meno di non voler pensare che stiano facendo volutamente il lavoro sporco per il loro amico regista, che peraltro gli ha aiutati a ritrovarsi con un sito molto proficuo).
Qui non stiamo parlando di divergenze creative o di scelte artistiche, in cui la casa di produzione tende a voler commercializzare il proprio prodotto. In realtà, abbiamo di fronte degli artisti quasi miliardari (in euro, non in vecchie lire) e una società ricchissima, che si battono per avere ancora più soldi. Per carità, se pensano di aver ragione non c’è nulla di sbagliato nella loro protesta, ma non chiedetemi di difendere il ‘povero’ Davide-Jackson (peraltro furbissimo a sfruttare i fan quando necessario) contro il malvagio Golia-New Line.

Si tratta semplicemente di una prova di forza, non molto intelligente da parte di nessuno. La New Line pensava di sottomettere Jackson e si è sonoramente sbagliata. Jackson, da parte sua, ha violato alcune regole non scritte dei codici hollywoodiani, che prevedono che i panni sporchi si lavino in famiglia (e non certo su un sito di appassionati) e che le dispute sia meglio risolverle facendo film e non andando in tribunale, come è chiaro anche in un articolo dell’Hollywood Reporter a riguardo.

C’è da dire che Jackson sta comunque prendendo una brutta china, con atteggiamenti poco salutari per la sua carriera. Già alcune richieste economiche per Halo erano eccessive (e sono alla base della sospensione del progetto), ora arriva anche un litigio che si poteva tranquillamente evitare. Anche perché, molti giornalisti non aspettano altro per attaccarlo. Prendete il già citato Jeffrey Wells e leggete questo suo articolo. Come si può paragonare l’autoindulgenza (incontestabile) presente nelle tre ore di una pellicola (con una trama degna di un’ora e mezza di film) come King Kong, con delle storie epiche tratte da un romanzo di 1.200 pagine e che necessitavano di una narrazione lunga e corposa?

C’è però un punto dell’articolo che mi ha lasciato qualche dubbio. Peter Jackson è attualmente il miglior regista per girare Lo Hobbit? In teoria, visti gli straordinari risultati de Il Signore degli Anelli, la domanda non andrebbe neanche posta. In pratica, la pesantezza dell’ultimo Jackson mi preoccupa un po’, perché Lo Hobbit è una storia molto più solare e non sono sicuro che l’eventuale seriosità dell’opera sarebbe una buona scelta.

Insomma, molti elementi lasciano pensare che Lo Hobbit si farà, nonostante tutto, con Peter Jackson. E le recenti voci (di cui vi abbiamo riferito in questo articolo) che parlano di Sam Raimi mi lasciano perplesso. Non credo che Raimi voglia farsi massacrare dai fan di Jackson e, d’altra parte, visti i risultati ottenuti nella serie di Spider-Man, la New Line non risparmierebbe neanche tanti soldi scegliendolo (anche considerando che Raimi sembra gestire meglio i suoi budget di Jackson e quindi potrebbe pretendere molto).
Sull’altro versante, non presterei molto ascolto alle parole di Saul Zaentz, che sostiene di voler lavorare con Jackson quando la New Line perderà i diritti dell’opera tra un anno. E’ assolutamente impossibile che la New Line si privi di una tale gallina dalle uova d’oro senza fare nulla, magari anche a costo di affidare la pellicola ad un regista mediocre e trovare gli attori in qualche soap opera.

Quindi, la soluzione migliore è che le due parti si chiariscano e trovino un accordo. La cosa divertente è che, in quel caso, gli appassionati che si sono ‘battuti’ per Jackson (magari gli stessi che all’epoca gli contestavano ogni minimo cambiamento) parleranno di una loro vittoria. Mentre, in realtà, a vincere, come sempre in questo campo, è il solito elemento: i soldi…