Lego Legacy

E in Italia c’è chi si preoccupa tanto per un possibile, e apparentemente faticosissimo, sequel di Lo Chiamavano Jeeg Robot. Da altre parti, invece, editorialmente non si corre ma si vola, anche prendendo le distanze da testi madre. È successo per un certo spin-off. Ce lo ricordiamo Batman in The Lego Movie? Era il fidanzato di Wildstyle (ma non sapeva che in realtà si chiamava Lucy), spuntava all’improvviso per salvare tutti, non vedeva di buon occhio il protagonista Emmet (più che gelosia gli contestava il ruolo da eroe), componeva canzoni heavy metal dai testi non giulivi (“Darkness/ No parents!”), compariva per qualche secondo come Bruce Wayne (anche se Batman sembrava ignorare, inizialmente, l’esistenza del suo alter ego), rubava maliziosamente ad Emmet l’idea di rifugiarsi sott’acqua, abbandonava brutalmente Wildstyle per andare a fare party con Han Solo e Lando Calrissian (ma era un escamotage per rubare l’iperguida del Millenium Falcon), non aveva una mira infallibile con i batarang (anche se provava a sostenere il contrario) e alla fine non lottava minimamente per convincere una sempre più perplessa Wildstyle che il pupazzetto Lego giusto per lei era lui e non certo l’omino qualunque Emmet Mattonoski. C’è chi vide in quell’atto finale un pensiero altruistico. Ma si poteva leggere quel farsi da parte anche come il lesto sfruttamento della prima possibilità… per uscire dal fidanzamento con Wildstyle e poter proseguire, così, una vita da vendicatore mascherato super solitario e super indipendente. Il personaggio, con gli addominali disegnati sulla tuta, gli occhi bianchi dietro la maschera, la voce ruvida e il perenne ghigno da macho, piacque al punto da spingere l’ipotesi di uno spin-off di un nuovo cartone Lego con lui protagonista assoluto. Ma non c’erano stati troppi Batman recentemente? Avremmo voluto ancora vedere un’ennesima versione dell’uomo pipistrello dopo ben cinque presenze non insignificanti in pellicole di largo consumo al cinema negli ultimi 12 anni?

L’ego Batman

La risposta è sì. Perché questo Batman basso e grintoso (somiglia al divo anni ’40 John Garfield) è tutti i Batman cinematografici live action, eliminando di fatto la necessità di scegliere a quale timeline appartenere, quale vigilante preferire e quale saga, eventualmente, buttare giù dalla torre (Joel Schumacher tira un sospiro di sollievo!). Il soggettista Seth Grahame-Smith (esperto di mash-up) e gli altri sceneggiatori Chris McKenna, Erik Sommers, Jared Stern e John Whittington mettono in bocca al maggiordomo Alfred una super frase non a caso contenuta anche nel teaser trailer del film. Una volta che il fedele servitore, verso l’inizio del film, ha sorpreso il padrone in un preoccupante monologo serale rivolto ai genitori morti raffigurati in foto, lo ammonirà che ha già visto in lui simili fasi di agitazione psicologica nel 2016, 2012, 2008, 2005, 1997, 1995, 1992, 1989… e “quella strana volta nel 1966“. Si riferisce quindi a tutti i Batman della Storia del Cinema ovvero Batman v Superman: Dawn of Justice (2016), Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno (2012), Il Cavaliere Oscuro (2008), Batman Begins (2005), Batman & Robin (1997), Batman Forever (1995; quando Alfred lo cita si vede un dettaglio della famigerata armatura “schumacheriana” di Batman con i capezzoli in rilievo), Batman – Il Ritorno (1992), Batman (1989) e… “quella strana volta nel 1966” ovvero Batman: The Movie (1966). Bruce Wayne (ancora con indosso il cappuccio di Batman; tenderà a non toglierselo mai) chioserà circa la sua capacità di portarsi gli anni benissimo (anche Joker citerà il passare del tempo parlando di 78 anni di relazione tra lui e il vendicatore mascherato). Una volta che i creatori di Lego Batman – Il Film hanno deciso, affettuosamente e intelligentemente, di abbracciare tutte le incarnazioni di questo vigilante ombroso uscito dalla testa e dalla penna di Bob Kane e Bill Finger il 30 maggio 1939 (giusto tre mesi prima dell’inizio ufficiale della Seconda Guerra Mondiale)… comincia il bello. Questo Batman è un egomaniaco misantropo infantilmente ossessionato dalla solitudine per crogiolarsi nel dolore di figlio orfano fin dalla tenera età. È sempre solo, ricerca l’isolamento (vive su un’isola) sia quando cena scaldandosi il pasto al microonde, sia quando prende in giro le frasi romantiche di Tom Cruise in Jerry Maguire (peccato non ci sia nessuno a ridere con lui nella saletta cinema privata). Il maniero Wayne è gigantesco. Il pupazzetto Lego di Batman è minuscolo. Il contrasto fa parecchio ridere (c’è anche l’eco) e serve allo scopo di fare pesante, ma cordiale, satira circa questa esaltazione del nichilismo, della forzata oscurità e della solitudine crepuscolare super cool tipica dell’epoca che stiamo vivendo e non solo, ahinoi, legata a una fase della vita che un tempo si sarebbe definita adolescenziale. Lego Batman è tutto sull’ego di Batman, il quale è un pieno personaggio della contemporaneità perché convinto di bastarsi, individualista menefreghista e incapace di un confronto con l’altro perché restio a farsi contaminare da pensieri e parole provenienti da altre esistenze e corpi. Non pare affatto sessuato e non ha nemmeno voglia di fingere il ruolo di playboy come fa Bale nei Batman di Nolan. Il film, pur essendo una commedia, racconta meglio di un dramma… l’agghiacciante solipsismo del nostro presente. Anche italiano.

L’ego di Joker

Di fronte a un gioco così divertente circa l’accerchiamento e la messa in difficoltà della visione egomaniaca e dark della vita del nostro protagonista, gli sceneggiatori + Chris McKay alla regia esasperano invece il concetto di comunità non protagonista. In un mondo che è sempre prima un testo, i cattivi completano i buoni e i buoni, giustamente, non possono mai acciuffare definitivamente i cattivi. È un’altra intuizione piuttosto geniale della sceneggiatura: il nuovo commissario di polizia di Gotham City Barbara Gordon apre gli occhi ai concittadini, e anche a noi spettatori, invitandoci tutti ad analizzare un semplice fatto: Batman combatte il crimine da anni e anni… ma il crimine è sempre lì e Gotham City è sempre la città con il più alto tasso di delinquenza. Forse Batman non serve poi di fatto a niente?
Quando anche il nostro Bruce/Batman pare destabilizzato dalla lampante verità… ecco venir fuori l’ego di Joker, il quale, umiliato da Batman perché non riconosciuto come il nemico numero 1 (“Credo che dopo 78 anni, merito un po’ di rispetto”) decide di diventare “un criminale di maggior classe” come ne Il Cavaliere Oscuro (il look ricorda però il Cesar Romero del 1966) optando per l’alleanza con villain extraconiugali come Sauron de Il Signore Degli Anelli (fa molto ridere perché è polveroso, pomposo e blaterante sospiri incomprensibili), Godzilla, Gremlins, Agente Smith, King Kong, Medusa, La Strega Dell’Ovest e Voldemort (ama il finale di Io & Marley). Chiaro che Bane, Pinguino, Enigmista, Poison Ivy e Co. ci rimangano così male da questo tradimento presuntuoso da offrire a Batman la possibilità di recuperare la situazione attraverso il loro insperato aiuto.

Conclusioni

Per come Christopher Miller e Phil Lord avevano concepito l’universo di The Lego Movie… era tutto collegato e generato dal punto di vista di chi giocava con i mattoncini colorati inventati in Danimarca da Ole Kirk Kristiansen nel lontano 1916. Bellissimo il finale in cui il mondo Lego del papà Will Ferrell si armonizzava, dopo le differenze che avevano generato il contrasto dentro il film, con quello del figlio Jadon Sand terrorizzato poi dal possibile arrivo nel suo mondo Lego della sensibilità teneramente distruttrice della sorellina (sarà The Lego Movie 2?). In questo divertentissimo spin-off Lego Batman – Il Film manca quel finale geniale in live-action. Questo è un mondo a sé stante di cui non vediamo demiurghi giganteschi ripresi in carne ed ossa. Ma c’è un pizzico di extradiegetico anche qui: questi uomini, donne, poliziotti, sindaci, criminali, borghesi e bambini di Gotham City sono Lego indi per cui possono anche attaccarsi uno all’altro incastrando le reciproche cavità di plastica evitando così che la città sprofondi nel nulla viste le bizzarre condizioni geologiche di Gotham. Anche se in chiave meno emotiva e brillante (Claudio Santamaria, voce italiana di Batman anche in questo caso, si è commosso nel finale cartoon di Lord & Miller per quell’armonia ritrovata padre-figlio), pure Lego Batman – Il Film chiude enfatizzando la natura e la vera e propria anatomia di un prodotto commerciale che, grazie a questo film, contemporaneamente si vende e si ama. Questa associazione industrial-espressiva è sempre più importante che penetri nei creativi italiani di oggi e, soprattutto, di domani. Per evitare imbarazzanti impasse ideologiche circa sequel assurdamente messi in discussione (Lo Chiamavano Jeeg Robot) e a favore di un discorso editoriale che, se limpido e frutto di lavoro e passione, troverà sempre sponda verso il pubblico.
Questo splendido spin-off ne è l’ultima prova lampante.
Anche noi dobbiamo lavorare in questa direzione.