L’alieno sotto le palle

C’era una volta un James Gunn perdente di successo dopo aver diretto il suo primo lungometraggio post sceneggiature assai apprezzate per il giovane Zack Snyder de L’Alba Dei Morti Viventi (2004; i due futuri golden boy della Marvel e DC all’epoca collaboravano) e per il simpatico franchise da serie tv animata Scooby-Doo. Gunn avrebbe esordito trentenne alla regia di Slither, produzione da 15 milioni di dollari con almeno tre cosettine in comune con il più scostante sci-fi horror dal cattivo umore The Void, attualmente in sala. Ecco i tre punti di contatto: 1) visioni di un pianeta distante attraverso il contatto con la sostanza aliena 2) make-up prostetico dall’effetto viscido e repellente 3) l’America Nascosta che ha votato Trump attaccata dallo spazio nell’arco di pochi giorni mentre un vecchio classico del cinema fantastico viene riproposto nelle tv locali. L’omaggio al body horror attualmente in sala The Void di Jeremy Gillespie e Steven Kostanski ci ricorda tantissimi film, soprattutto Il Signore Del Male (1987) di John Carpenter ed Hellraiser (1987) di Clive Barker. Ma ci sono degli elementi in comune anche con lo sfortunato Slither di James Gunn, commedia horror di fantascienza fiasco del 2006, oramai più che leggermente di culto e appartenente a una fase della carriera sfortunata da parte del regista oggi sulla cresta dell’onda in casa Marvel che in quel 2006 viene considerato un looser. The Void contiene al suo interno immagini su piccolo schermo de La Notte Dei Morti Viventi (1968) di George Romero. Slither vedeva la presenza in tv di The Toxic Avenger (1984), film di punta della casa di produzione newyorchese presso cui Gunn si era formato: la Troma. Il suo fondatore, e maestro di Gunn, Lloyd Kaufman compare addirittura in cammeo (c’è pure Rob Zombie ma solo in voce) come un barbone ubriaco convocato nella piccola stazione di polizia della cittadina protagonista.

Da Star-Lord a Starla

Arriva un meteorite alieno dallo spazio nella finta Wheelsy in Carolina del Sud (ma si girò in Canada) e subito pensiamo al Vincent D’Onofrio zotico di Men in Black (1997) perché sarà un altro grande caratterista specializzato in uomini inquietanti, perdenti e dai lineamenti rozzi a intercettare il misterioso u.f.o di Slither in una campagna americana notturna: Michael Rooker. Il buon Michael, attore feticcio di Gunn anche in Guardiani Della Galassia, è dentro Slither il benestante Grant, proprietario di un concessionario di macchine sposato con la bella della cittadina Starla (Elizabeth Banks, all’epoca in costante ascesa dopo la ninfomane di 40 Anni Vergine) molto più giovane di lui, forse non innamorata e da sempre desiderata dal poliziotto perbene Bill (Nathan Fillion). A Wheelsy c’è un sindaco tremendamente scurrile (il mitico Gregg Henry di Omicidio A Luci Rosse di Brian De Palma), uno strano prete di colore che fuma con una certa voluttà, sfigatissime white trash women che cantano The Crying Game di Boy George al karaoke in un locale deserto (l’affetto di Gunn per i perdenti sociali) e un corpo di polizia locale orgoglioso quasi più eccentrico e sconclusionato rispetto a quello di Twin Peaks. È un film di contagio, organico, sessuato (Grant posseduto dall’alieno è molto più allettante sessualmente per la di solito scarsamente interessata al marito Starla), con il nemico alieno concentrato (“esso” è un allevatore di vermi fallici il cui obiettivo è entrare nella bocca dell’intera cittadina di Wheelsy) e noi esseri umani perplessi, disorganizzati e sempre pronti a cercare di trattare un cittadino “posseduto” in modo umano anche quando è chiaramente diventato un alieno schifoso. Gunn rischia molto. Propone un ritmo del racconto inusuale con una ellissi di ben 72 ore (didascalia: “Tre giorni dopo”) di solito mai presente nei film di zombi o contagi alieni in cui tutto accade in diretta (The Void non si dà tregua) anche perché lo spettatore non dovrebbe mai chiedersi, ad esempio, come mai nessuno a Wheelsy non avverta quantomeno l’Fbi.  Verso la fine del secondo atto (dal minuto 45), il giovane James Gunn promuove a protagonista del film l’atletica Kylie Strutemyer (Tania Saulnier) togliendo molto spazio al trio di star Rooker-Fillion-Banks. Viene fuori un gran bel pastiche di melodramma (Starla è contesa tra due uomini… anzi da un uomo e da un alieno), zombie movie, sci-fi e commedia.
Il trucco è prostetico più che virtuale anche se la cgi è più presente in Slither che non in The Void, soprattutto nel caso dei vermoni fallici striscianti il cui look ricorda quello di un pene maschile appena scuoiato.

Conclusioni

Slither fa flop quando esce in sala. È l’epoca dello Splat Pack e quindi non si può più scherzare con l’horror, sia cosmico che terrestre? Hanno sbagliato la campagna marketing? Rooker-Fillion-Banks non  sono nomi abbastanza forti da poter attirare il pubblico? C’è gente che ancora oggi si chiede come mai Slither, adorato dalla critica (tranne Roger Ebert), non piaccia al pubblico mondiale del 2006. Ma probabilmente è la stessa cosa che sta accadendo a Denis Villeneuve & Co. riguardo il fiasco molto poco prevedibile del sequel Blade Runner 2049. La Storia del Cinema è piena zeppa di questi misteri ed è perfettamente inutile, oltre che presuntuoso, sostenere che ci debba sempre essere una ragione logica dietro il flop di un film. “Nel giro di 15 anni nessuno vedrà più L’Era Glaciale 2 – Il Disgelo” commenta nel 2006 Eli Roth, reduce in quel momento storico dal successone a sorpresa di Hostel: “Tutti, invece, guarderanno il dvd di Slither”. Sono passati 11 anni dall’uscita in sala del primo film da regista di James Gunn e sì… nessuno ricorda più L’Era Glaciale 2 – Il Disgelo. Slither, invece, si guarda ancora con divertimento e piacere come fosse la versione più pompata, scatologica e demenziale de Il Demone Sotto La Pelle di Cronenberg. Anche se per Gunn l’alieno si trovava decisamente… più sotto le palle.