È ufficiale: un giudice federale ha approvato l’acquisizione del gruppo Time Warner da parte del gigante delle telecomunicazioni AT&T per 85.4 miliardi di dollari. Dopo mesi e mesi di attesa per la decisione dell’antitrust, arriva quindi il via libera a una delle più importanti fusioni di sempre nel mercato dei media che segnerà la strada sul fronte delle acquisizioni da parte dei colossi di settori diversi. L’antitrust ha scelto insomma di non impedire il consolidamento tra i giganti dei media.

C’è voluto molto tempo prima che questa fusione ottenesse l’ok: AT&T annunciò la sua intenzione di acquisire il gigante Time Warner per 85.4 miliardi di dollari nell’ottobre del 2016. L’anno scorso il dipartimento di giustizia americano si oppose alla fusione, sostenendo che AT&T (che possiede anche la tv satellitare Direct TV), avrebbe potuto fare concorrenza sleale e aumentare i prezzi per i consumatori grazie all’acquisizione di canali come HBO e CNN e dello studio cinematografico Warner Bros. Dopo lunghe indagini e un processo lungo sei settimane (nel quale il CEO di AT&T Randall Stephenson ha affermato che l’acquisizione avrebbe permesso alla sua compagnia di diventare un gigante dei media permettendogli di competere con Amazon e Netflix), il giudice della corte distrettuale degli Stati Uniti Richard Leon ha deciso di dare il via libera senza imporre alcuna condizione.

Questa decisione avrà implicazioni molto importanti su altri accordi nel settore delle telecomunicazioni e dei media. Un esempio su tutti: mentre Disney attendeva il via libera dell’antitrust all’acquisizione degli asset entertainment della 21st Century Fox (dovrebbe volerci almeno un altro anno), Comcast ha annunciato di voler fare un’offerta più vantaggiosa per gli stessi asset (nel frattempo ha già fatto un’offerta per la parte di Sky non di proprietà della famiglia Murdoch). Nelle ultime ore il colosso ha affermato che nel caso Leon avesse dato il via libera all’acquisizione di Time Warner nel giro di qualche giorno formalizzerà l’offerta, sulla quale poi gli azionisti Fox saranno tenuti a votare (mettendo non poco in difficoltà la Disney, che potrebbe non essere in grado di rilanciare).

Fonte: Washington Post