La nostra visita del set di The Predator, a Vancouver (Canada), si svolge in un enorme capannone dove sono stati ricostruite diverse ambientazioni del film di Shane Black: una scuola, l’astronave del Predator, il corridoio per arrivare alla navicella, il quartier generale dell’organizzazione, un immenso bosco con alberi altissimi. 

A parte assistere alle riprese e intervistare il cast, ci è stata data la possibilità di fare due chiacchere con Alec Gillis e Tom Woodruff dello Studio Amalgamated Dynamics Inc (ADI), il cui mentore è stato Stan Winston, pluripremiato truccatore ed effettista (Terminator, Aliens, Jurassic Park, per citarne solo alcuni). 

I due hanno ricevuto un Oscar per il loro lavoro su La morte ti fa bella, hanno ottenuto una nomination per Alien 3 e Starship Troopers e hanno anche vinto un BAFTA e un Saturn Awards per i film Starship Troopers e Jumanji. La nostra set visit inizia proprio con questa chiaccherata:

Ragazzi, come è il nuovo Predator? È ancora un brutto ceffo?

Tom Woodruff: Per noi è sempre stato bellissimo in realtà! (ride). Amiamo i mostri, li abbiamo sempre amati, per noi Predator è uno dei migliori mai creati. Eravamo insieme a Stan Winston (creatore del Predator) quando ha disegnato l’originale, e quindi è stato bellissimo essere coinvolti fin dall’inizio in questo film.

Cosa avete fatto esattamente? 

Alec Gillis: Abbiamo fatto vari film come Alien, Leviathan, è lì che abbiamo conosciuto Stan. Un giorno ci fa: “Ragazzi, indovinate, c’è un film che si chiama Predator e c’è un problema, il mostro che è stato creato non piace, c’è questo Jean Claude Van Damme che indossa una tuta”. C’erano Joel Silver, John McTiernan… eravamo giovani all’epoca, ci sembrava tutto fighissimo, e poi era un film con Arnold! Ne parlammo e ci dissero che avremmo avuto sei settimane per costruirlo. A noi non sembrava sembrava fattibile! Avevamo appena finito due grandi film, eravamo esausti, ci sarebbe voluto un anno, altrimenti sarebbe venuto brutto. Ma Sten non ci diede tregua, e così ci arrendemmo! Ci disse: “Decido io come si fa, non voi!”. Ci mostrò il design, e ci sembrò bellissimo. Così iniziammo a lavorarci, ideando il corpo ecc.

Tom Woodruff: E per essere chiari Alec era l’unico a litigare con Stan, il resto del gruppo lo supportava.

Alec Gillis: E Tom invece era il capo dei leccaculo!

I rasta sono sempre gli stessi?

Alec Gillis: La cosa bella è che Stan aveva in mente un design, ma poi noi gli proponevamo anche altre cose, e lui sceglieva sempre l’idea migliore. Anche James Cameron diceva la sua, pure Joel Silver e molti altri.

Qual è stata la sfida più grande a parte l’avere a disposizione poco tempo?

Tom Woodruff: Solo il tempo, in realtà, perché il design è venuto fuori subito, in maniera molto solida, non dovevamo sviluppare processi di lavorazione inediti o materiali diversi dal solito, quindi ci siamo subito messi al lavoro con le idee chiare. Abbiamo lavorato per anni su tute da poter indossare o maschere elettroniche, direi che probabilmente la cosa più difficile a livello meccanico sono stati i movimenti in tre direzioni del collo, lungo tre assi. E nonostante questo tipo di meccanica volevamo che la maschera fosse leggera.

Cosa ha pesato di più, gli effetti visivi o la meccanica?

Alec Gillis: Viviamo in un’era digitale, ne siamo consapevoli, ma siamo anche sostenitori degli effetti pratici perché le cose vere alla fine sembrano migliori. Non significa che gli effetti visivi non aiutino, non siamo contrari, cerchiamo solo di puntare su quello su cui siamo più forti. Alcuni aspetti del Predator sono molti pratici. I fan vogliono vedere il Predator avere a che fare con un essere umano, interagire davvero con lui.

Tom Woodruff: Abbiamo un rapporto molto stretto con i fan in questo senso grazie a un canale YouTube che abbiamo aperto e che si chiama Studio ADI, è stata un’idea di Alec. Ci sono centinaia di video e lo abbiamo fatto perché i fan ci mandavano mail per chiederci come mai stavamo permettendo che il digitale prendesse il sopravvento. Lo abbiamo aperto per rispondere a queste cose, per spiegare che non stavamo permettendo che superasse il nostro lavoro ma che la direzione in cui il settore stava andando era quella. I fan del film e non solo del Predator sono affezionati a quello originale, ma ora mischiando gli effetti visivi e il nostro lavoro siamo in grado di dare al mostro anche un lato emotivo.

Alec Gillis: La cosa bella è che Shane è un grande fan degli effetti pratici e ci ha sempre sostenuto.

Che tipo di programma vi ha aiutato con gli effetti pratici?

Tom Woodruff: Abbiamo usato molto il 3D, un programma che si chiama Zebra, con il quale si può creare degli sketch. Usiamo anche i metodi tradizionali ma con i file digitali possiamo mandarli ai nostri collaboratori che possono stamparli e avere una copia del Predator. Usiamo anche le stampanti 3D per fare le varie parti come il naso ecc. Per trasmettere senso di forza è ancora meglio utilizzare i metalli, quel tipo di sensazione che ti dà l’alluminio o l’acciaio, anche la plastica però dura a lungo quindi è un buon sostituto.

Avete un nome per la creatura?

Tom Woodruff: Lo chiamiamo semplicemente Predator! Non si deve perdere il valore del mostro chiamandolo in altri modi. Anche il gorilla che abbiamo fatto per il film Zookeeper che si chiamava Bernie a volte lo chiamavamo ancora “il gorilla”.

Mischiare universi diversi è un trend ora, cosa avete imparato da Alien Vs Predator?

Alec Gillis: Una delle lezioni imparate è che Ridley Scott non è interessato, che è meglio tenere separati i due universi e credo vada bene così, almeno per un bel po’. Ci sono personaggi molto forti e iconici e vanno bene ognuno nel loro mondo. Averli mischiati è stato divertente per un paio di volte, quindi magari qualcuno lo rifarà a un certo punto, ma è bello potersi concentrare ora solo sui personaggi del Predator.

Cosa contava per voi di più in questa nuova versione del Predator?

Tom Woodruff: Il movimento è importante per noi, anche le espressioni. Un momento chiave è stata la prova della tuta con Alec, e con Yuri, che fa ottimi movimenti degli occhi, movimenti molto naturali. È la stessa cosa che capita con un gruppo musicale: se ognuno suona il suo strumento, se ognuno fa solo il suo, si crea solo rumore, ma se si suona insieme si fa della musica. È un po’ la stessa cosa per noi che abbiamo lavorato così tanto tempo insieme e quando facciamo le prove al regista basta chiedere “Fatemi l’espressione di sorpresa”, non ha bisogno di entrare nel dettaglio tecnico dicendo: “Alzate il sopracciglio, fate questo etc.”. L’emozione di questa creatura è molto importante per noi, è la cosa più importante.

Quanti campioni di testa avete? 

Alec Gillis: C’è una maschera sola che ha circa 25, 26 motori che si muovono dentro la testa, soprattutto intorno agli occhi, tutto costruito in una zona piccolissima. Questi motori che come ha detto Tom servono per gestire le emozioni.

Che ci potete dire del vostro canale YouTube?

Tom: Il nostro canale ha circa 250.000 iscritti, con tantissimi video di diversi progetti fatti negli anni. Abbiamo sulle 80 milioni di visualizzazioni. È uno strumento che ci permette di comunicare con i fan in maniera diretta. Quando abbiamo fatto il prequel de La Cosa tutti i nostri effetti pratici sono praticamente stati cancellati dal digitale in un secondo momento, ogni scena! Molti degli effetti erano stati pensati con l’idea che poi sarebbero stati sostituiti digitalmente. E ai fan la cosa non è piaciuta. Con questo film vorremmo dimostrare ai fan che le cose si possono ancora fare in modo diverso. Il canale serve proprio a questo, comunicare direttamente con chi ci segue.

 

Questa la sinossi ufficiale:

Dai confini dello spazio inesplorato, la caccia arriva nelle strade di una piccola città nella terrificante reinvenzione della serie di Predator nel progetto registico di Shane Black. Geneticamente modificati, attraverso la combinazione dei DNA di specie diverse, i cacciatori più letali dell’universo sono adesso ancora più pericolosi, più forti, più intelligenti. Quando un ragazzino innesca accidentalmente il loro ritorno sulla Terra, solo un gruppo di ex soldati e una disillusa insegnante di scienze può impedire la fine della razza umana.

Diretto da Shane Black e da lui scritto con Fred Dekker, The Predator ha per protagonisti Trevante Rhodes, Keegan-Michael Key, Olivia Munn, Sterling K. Brown, Alfie Allen, Thomas Jane, Augusto Aguilera, Jake Busey e Yvonne Strahovski.

Ricordiamo che il film uscirà il 14 settembre negli USA, e il 27 in Italia.