Quando la Disney ha diffuso online il trailer di Il Re Leone di Jon Favreau, lo ha presentato così:

IL PRIMO TRAILER DEL NUOVO FILM DISNEY LIVE ACTION IL RE LEONE

Diretto da Jon Favreau, la rivisitazione in chiave live action del celebre classico d’animazione Disney sarà nelle sale italiane dal 21 agosto 2019.

Già il film precedente di Favreau, Il Libro della Giungla, veniva proposto come pellicola live action, ma in quel caso Mowgli era interpretato dal piccolo Neel Sethi, e diversi animali erano animati utilizzando la tecnica del performance capture. Nel caso del Re Leone, invece, non ci sono attori ripresi dal vivo, né interpretazioni in performance o motion capture.

La differenza non è cosa da poco, anche solo per eventuali nomination agli Oscar: si tratta davvero di un film in live action o va considerato un film d’animazione? Recentemente è Andy Serkis ad aver utilizzato un termine specifico per parlare di produzioni come il suo Mowgli o Il Re Leone, e cioè produzione virtuale.  La questione è stata fonte di dibattito tra alcuni noti animatori in una roundtable organizzata qualche settimana fa dall’Hollywood Reporter, ovvero Kristine Belson (presidente della Sony Pictures Animation), Brad Bird (regista di Gli Incredibili 2), Rich Moore (regista di Ralph Spacca Internet), Latifa Ouaou (produttrice di Il Grinch), Bonne Radford (produttrice di Smallfoot) e Peter Ramsey (regista di Spider-Man: Un Nuovo Universo).

Ecco un estratto della converazione:

Ci sono sempre più film ibridi che combinano riprese dal vivo e CGI, come Paddington, o produzioni virtuali come Il Re Leone. Li considerate dei film d’animazione?

MOORE: Pensate che Il Libro della Giungla, il più recente, sia animazione?

OUAOU: Sì.

MOORE: Anch’io.

RAMSEY: Sì, era animazione.

MOORE: Il Re Leone, quello che uscirà nel 2019 – non ci sarà un attore dal vivo in quel film, come Mowgli. Quello è un film d’animazione.

RADFORD: Secondo me è un film d’animazione.

BIRD: Il mio mentore è stato Milt Kahl, uno dei “nove vecchi” della Disney. Loro utilizzavano riprese live action come base dei film d’animazione. Ma detestava quando gli animatori si basavano solo su quei riferimenti. Alla fine divenne un vero e proprio problema, fu uno dei motivi per cui venni licenziato: mi lamentavo esplicitamente dell’uso del rotoscope.

RADFORD: È quello che si fa oggi con il motion capture.

BIRD: Più o meno. Ma ora si finisce in aree molto più grigie, perché ho visto attori che si mettono la tuta da motion capture e sono convinti che tutto quello che vedranno sullo schermo sarà opera loro. In realtà, a volte è così, mentre a volte non c’è quasi nulla. Gli animatori spesso ritengono di poter fare molto meglio, e realizzano una scena molto più emotiva e convincente. Non voglio mettermi nei guai, ma nel Signore degli Anelli ci sono intere sequenze di Gollum che sono animate a mano, con la tecnica a keyframe. Andy Serkis è bravissimo, ed è in gran parte merito suo se Gollum è straordinario. Ma ci sono scene molto emozionanti che sono state realizzate al cento per cento da animatori, ed è un segreto perché non dovrebbero occuparsene loro – dovrebbero farlo gli attori. Vorrei che gli attori iniziassero a rendersi conto che gli animatori sono loro compagni, loro fratelli.

[…] BELSON: È una conversazione illuminante, è molto interessante discutere sulla differenza semantica tra animazione e ibrido. I confini si stanno facendo sempre più sottili, e sono ottimista sul fatto che questi film diventeranno sempre più interessanti. Sono tutti strumenti a disposizione dei filmmaker. È lo stesso procedimento per cui non si pensa più che questi sono film per bambini o per adulti, sono film per tutti.

Voi cosa ne pensate? Ditecelo nei commenti!

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