Cybersurgeon

Alita ha una piccola cicatrice sul naso. Minuscola ma c’è. Si trova sul dorso e ce ne si può accorgere a un esame attento quando siamo a pochi centimetri da questa bella ragazzina dagli occhi grandi grandi come i personaggi dei dipinti di Margaret Kean in Big Eyes (2014) di Tim Burton. Robert Rodriguez regala dei primissimi piani al viso della piccola robot nel momento in cui il cyborg si trova steso sulla poltrona operatoria del Dottor Dyson Ido (un Christoph Waltz in versione Geppetto) dopo essere stata trovata senza braccia e senza gambe tra le cianfrusaglie di Iron City all’inizio del film, nell’anno 2536, a 3 secoli dalla Caduta (tradotto: nel 2200 arriva l’Apocalisse). È quasi ironico quel buchetto sul naso di Alita. Una piccola copia di un’imperfezione dermatologica o il frutto di quello smembramento subito prima dell’inizio del racconto? Ci piace quella piccola cicatrice sulla replica quasi perfetta di un arto umano ricostruito nel film in cgi partendo dal vero viso dell’attrice Rosa Salazar perché tutto il film sembra un inno alla sostituzione dell’organico con upgrade anatomici artificiali indossati con naturalezza per non dire gaiezza da vecchi corpi 100% naturali, i cosiddetti carne molle. Gli altri, quelli che in Blade Runner Deckard chiamava lavori in pelle, sono qui definiti corpi freddi ma mai come in questo bel film pg-13 in cui si muore in abbondanza abbiamo avuto una visione di parità all’interno del fotogramma sia per quanto riguarda la felicità esistenziale sia per quanto riguarda i rapporti politici tra umani e robot. Quella differenza razziale tra il “noi” e il “loro” del racconto ancora così presente in un autore interessato e interessante in chiave fantapolitica come Neill Blomkamp, dai tempi di District 9 (2009) fino ad arrivare a Humandroid (2015), diventa in questa avventura al femminile naturalissima convivenza dove la convenienza sta ormai più nel raggio d’azione dei corpi freddi, specie nelle tante scazzottate e contundenti scene d’azione della pellicola, che non nei limiti fisici di noi carne molle. I cyborg sono ormai parte integrante della comunità, passeggiano per le strade di questa metropoli caotica ma anche allegra e colorata (c’è più sole e meno pioggia rispetto alla Los Angeles del 2019 del primo Blade Runner) dove ti possono pagare con una retina di arance fresche se attacchi un braccio artificiale a un operaio e i giovani giocano serenamente per strada al popolare motorball (in arena è una sorta di Rollerball messo in scena da Transformers che si prendono a mazzate, in cui non abbiamo capito se ci sono delle regole). I ragazzi li vediamo andare anche in gita fuori porta su monoruote meccaniche senza casco con il vento tra i capelli come gli scatenati gangster minorenni de La Paranza Dei Bambini di Giovannesi.

Bella Gioventù Ribelle

È tutto un film pro-giovani anche se scopriremo che Alita ha circa 300 anni. Sono loro i padroni di una metropoli latina enorme dove però la gente pare conoscersi tutta per nome. Non hanno orari (Dyson Ido prova a controllare la “figlioccia” Alita ma lei esce ed entra da casa quando le pare), vivono soli in appartamenti (come Hugo), fanno gli smontatori e ricettatori di parti di cyborg per conto del gangster Vector (un bravo Mahershala Ali insinuante), non accettano discriminazioni tra corpi freddi e carni molli, vogliono superare l’odio storico (Tanji prova blandamente a ricordare all’amico Hugo che Alita 300 anni prima era un nemico), camminano sui cavi sospesi per salire in cielo (dove si trova la città degli altolocati Zalem), si dichiarano amore con il cuore in mano (“È o tutto o niente con me!“) e biasimano chi tra gli adulti si sia infiacchito al punto da accettare l’andazzo amorale di Iron City (“Non resterò ferma al cospetto del male“) soprattutto se ce la si prende coi cagnolini. Dove la trovate un’altra eroina che si spalma del sangue di quattrozampe sotto gli occhi per prepararsi alla battaglia se non in questo melodramma fantascientifico in cui amore & rivoluzione vanno a braccetto?

Gergo

Il côté futuristico è prontamente servito grazie a un’ottima cgi in cui sentiamo le ossa e i circuiti di metallo rompersi a ogni colluttazione. Non male anche la sensazione del dolore che Rodriguez non dimentica di enfatizzare attraverso le numerose ferite e adattamento rabbioso ad esse dei villain Grewishka e Zapan (grandissimo Ed Skrein con look alla Billy Idol dell’album 1993 intitolato Cyberpunk) i quali prendono le botte e vengono frustrati dall’inizio alla fine del film come in una commedia di sberle e ceffoni alla Bud Spencer & Terence Hill. A proposito di botte: Rodriguez si diverte un mondo. Ci si accapiglia con gusto in una metropoli in cui non si può sparare un colpo di pistola e il Dyson Ido di Christoph Waltz va goffamente in giro di notte con impermeabile, borsalino e super ascia futuristica che sembra il doppio più grande di lui. La terminologia del genere in questione c’è tutta con espressioni perfette nell’unione di passato e presente come centurioni (poliziotti di strada), la Fabbrica (il sistema di gestione dei Braccatori controllato dall’onnipotente Vector), microreattore antimaterico, ultra campione Juggernaut (povero Jai Courtnay: la sua parte è stata brutalmente eliminata al montaggio), Urm (Unione Repubbliche di Marte di cui Alita faceva parte come guerriero scelto), tecnarchia, panzer kunst (l’arte marziale che Alita ricorda istintivamente come succedeva anche alla spia smemorata Jason Bourne di Matt Damon), la spada di Damasco e guerriero berserker.

Conclusioni

Essendo un adattamento da manga di culto pianificato e pensato da un certo James Cameron nel corso ormai di 19 anni, sappiamo quanto per lui oltre alla forma fantascientifica conti il battito melodrammatico di una storia, da Terminator ad Avatar passando per Titanic e True Lies. E allora eccolo il cuore di un giovane cyborg offerto al suo innamorato umano che poi cadrà negli abissi (come il Jack di DiCaprio in Titanic) dopo che Alita lo aveva tenuto in vita decapitandolo e collegando la sua testa mozzata al cuore di lei via tubicini di liquido rosso e blu. Ma dove la trovate, oggi, una love story così cyberpunk? Eppure torniamo a bomba: non abbiamo mai avuto la sensazione che Alita eccitasse Hugo in quanto corpo freddo ed Hugo piacesse ad Alita in quanto carne molle. I due si amano indipendentemente dal vestito organico o no della loro anima. Desiderano un nuovo inizio post-ideologico dopo traumi e battaglie di genitori depressi o vecchi prevaricatori che ti guardano dall’alto con un misterioso sorriso di cui speriamo di sapere di più nelle prossime puntate cinematografiche.

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