Considerato il frontrunner nelle ultime settimane prima degli Oscar, Roma alla fine non ha ottenuto la statuetta più importante alla 91esima edizione degli Academy Awards, perdendo nei confronti di Green Book. È stato comunque il miglior anno di sempre agli Oscar per Netflix, ma non si può parlare di piena soddisfazione soprattutto se si pensa alla cifra investita dal gigante dello streaming per spingere il film di Alfonso Cuarón nella corsa di quest’anno.

Vulture ha analizzato cosa possa essere successo, ipotizzando una combinazione tra sovraesposizione e semplice refrattarietà di parte dell’Academy al dare prestigio a un gigante dello streaming che si contrappone alla sala cinematografica. Secondo il sito, Netflix non avrebbe investito nella campagna Oscar di Roma i 25 milioni di cui si era parlato negli ultimi tempi (comunque una cifra altissima, molto superiore al budget stesso della pellicola), ma la bellezza di 60 milioni di dollari, tappezzando la città di Los Angeles di cartelloni del film.

La partita però non è chiusa, anzi: è appena iniziata. Per Netflix il risultato di quest’anno è un punto di partenza, e già si inizia a parlare del prossimo film “papabile”, ovvero di The Irishman di Martin Scorsese, con attori del calibro di Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci. L’uscita è prevista per l’autunno, e c’è da stare certi che Netflix seguirà il pattern di Roma per la promozione, a partire dal lancio a un grande festival (Venezia?). Ma secondo l’Hollywood Reporter il colosso di Los Gatos intende cambiare strategia su un punto, quello che ha causato le polemiche più pesanti durante la campagna di Roma: la distribuzione nelle sale cinematografiche.

Negli Stati Uniti Roma è uscito con un’esclusiva di tre settimane nei circuiti indipendenti (le catene principali hanno da tempo boicottato Netflix proprio per le finestre distributive ristrette), per poi rimanere nelle sale anche dopo il debutto in streaming. Non sono mai stati diffusi dati d’incasso (questo perché Netflix aveva affittato interamente le sale dove tenere le proiezioni), ma lo stesso Cuaron ha più volte sottolineato che se il suo film (parlato in spagnolo e mixteco e girato in bianco e nero) fosse uscito con una distribuzione tradizionale avrebbe sicuramente avuto meno spazio e visibilità.

Nel caso di Scorsese, però, parliamo di un blockbuster con attori premiati con l’Oscar e a quanto afferma l’Hollywood Reporter il regista stesso vuole che il proprio film ottenga una distribuzione ampia nelle sale cinematografiche. Non è un caso che siano stati investiti 4/5 milioni di dollari per il debutto di uno spot di un minuto (privo di immagini del film) durante gli Oscar. E così ecco che il colosso dello streaming starebbe lavorando a una distribuzione ampia non solo per The Irishman, ma anche per The Laundromat di Steven Soderbergh, The King di David Michôd, The Last Thing he Wanted di Dee Rees, The Pope di Fernando Meirelles e il nuovo film di Noah Baumbach con Scarlett Johansson e Adam Driver.

Per Netflix sarebbe la prima volta, e per ottenere un’ampia distribuzione dovrebbe scendere a patti con catene come AMC e Regal rispettando di conseguenza le finestre distributive e rendendo pubblici gli incassi del film, in netto contrasto con quanto fatto finora (e più in linea con l’approccio di Amazon). Ma potrebbe essere l’unica possibilità per convincere altri registi prestigiosi a fare film con Netflix e, nel contempo, essere vista con meno ostilità dall’Academy, riservandosi di diritto un posto tra i grandi studios di Hollywood dopo l’ingresso nell’MPAA.

 

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