Come sapete su BadTaste.it parliamo di film a tutto tondo a prescindere dal “dove” questi vengono fruiti.

Non viviamo la settima arte con snobismo e dietrologia, ma cerchiamo sempre di avvicinarci a essa con la consapevolezza che, citando banalmente, ma inevitabilmente Bob Dylan “The Times They Are a-Changin’“.

Ma in questo flusso ininterrotto di cambiamento e sfide cicliche, c’è una costante che resta e deve restare: il piacere del cinema in sala. Un’esperienza condivisa che supportiamo, ad esempio, insieme agli amici di Arcadia Cinema e di cui discutiamo spesso e volentieri anche con chi si occupa, materialmente, di realizzare le fantasmagorie che vediamo proiettate sul grande schermo.

Questa volta ho avuto il piacere di discutere del presente e del futuro della sala con chi mette a disposizione degli esercenti le apposite strumentazioni che consentono di assistere alla magia di cui sopra, ovvero Enrico Ferrari, Regional Sales Head Central Eastern & Southern Europe Theatre Solutions Sony Professional Europe.

AB: andiamo dritti al nocciolo della questione senza tanti giri di parole e fronzoli: i benefici del digitale. Il tema della fruizione di un film proiettato in digitale o da pellicola è ancora molto sentito tanto in quella frangia di spettatori più attenti, quanto da alcuni ben noti filmmaker. Cosa porta di positivo il digitale all’esperienza cinematografica?

EF: Porta innanzitutto la stabilizzazione del livello qualitativo verso l’alto, nel senso di qualità di visione, di fruizione. In passato, la proiezione di un film su pellicola veniva influenzata molto anche dalla scelta del positivo da stampa perché ne esistevano di due qualità: quello migliore che veniva impiegato in ambito di Festival e quello delle normali proiezioni. Poi, al tempo, le pellicole viaggiavano da un cinema all’altro e quando arrivavano in strutture magari più “remote” la qualità era già scesa per l’usura. E non bisogna dimenticare il procedimento chimico. Faccio un esempio pratico. Quando è uscito il primo Matrix vennero stampate circa 6000 copie del film per tutta l’Europa e le copie sono state fatte in un laboratorio di Roma. C’è voluta circa una settimana per farle. Durante questo lasso di tempo, i bagni chimici vengono ovviamente mantenuti all’interno di un certo range, ma quando devi lavorare 24 ore al giorno per sette giorni anche con un chimico in postazione per mantenere il range che garantisce i giusti parametri per lo sviluppo della stampa, ci sono comunque delle oscillazioni, delle variazioni. Variazioni che nell’elettronica, con un software, tendono a essere minimali rispetto alla chimica dove devi adoperare degli agenti chimici in proporzioni che possono essere anche grandi e devi materialmente attendere del tempo – e le relative temperature – per le relative reazioni [che sono sostanzialmente modificabili in tempo reale con un software, ndr.]. Una ricerca fatta tempo da un’azienda leader indiscussa nella produzione di pellicola – ti lascio immaginare di quale azienda si tratti – sosteneva che la qualità media riscontrata nelle sale cinematografiche tradotta in “linguaggio digitale” arrivava a 1k, 1.1k. E non perché fosse la pellicola ad avere questa qualità, la pellicola come noto ha una qualità molto superiore, ma in pratica quello che alla fine vedeva lo spettatore era un mezzo che era stato “un po’ maltrattato” per così dire. Il digitale è cominciato a entrare nelle sale col 2k che, comunque, non è abbastanza. Sony ha scelto direttamente il 4k senza fare passaggi intermedi e ti spiego perché. La prima fila, in un cinema, in genere è alla stessa distanza dell’altezza dello schermo. Questo perché con una proiezione in 4K e precedentemente con quelle in pellicola, non era possibile vedere dei difetti. Col 2k, durante una proiezione, potrebbero esserci scene in cui potrebbe essere percepito il pixel. Per esseri sicuri di non percepire i pixel col 2k in una sala cinematografica dovresti stare a una distanza di almeno tre volte l’altezza dello schermo. Se prendi uno schermo standard di 12 metri x 5, la prima fila dovrebbe trovarsi a cinque metri e, chiaramente, non potrà stare mai situarsi a 15. Spero di aver risposto, almeno parzialmente, a questa prima domanda in merito agli apporti positivi del digitale.

AB: Dal tuo punto di vista professionale di Regional Sales Head Central Eastern & Southern Europe Theatre Solutions Sony Professional Europe, parlami un po’ della situazione delle sale in Italia. Ti porto un mio esempio pratico: per lavoro vedo cinema di tutti i tipi, dalle salette private delle major all’Arcadia di Melzo passando per gli IMAX londinesi. Ma sono anche un normale spettatore che va al cinema pagando il biglietto. E la differenza fra le strutture della zona che usano tecnologia 4k Sony e quelle che non la impiegano la percepisco in maniera molto netta. Secondo te dove bisogna agire per far sì che la qualità della fruizione di un film in digitale possa essere avvertita in maniera netta?

EF: Ti cito una ricerca di mercato fatta nel novembre-dicembre del 2017. Un pochino di tempo fa se vogliamo, ma con la stabilizzazione delle installazioni già a buon punto, un processo terminato grossomodo nel 2015 in Italia. L’81% degli spettatori dava come prioritario nelle scelte di frizione, se possibile e in zona, la possibilità di avere uno schermo in 4k. Un anno e mezzo fa c’era già una forte consapevolezza sulla risoluzione da cercare se volevi avere qualità effettiva. Questo ci ha resi ovviamente molto contenti. Anche se, lo specifico, la qualità di Sony non viene solo dalla risoluzione. Siamo sicuramente il produttore con l’80% di 4k installati nel mondo, più o meno, ma come ti dicevo i nostri livelli qualitativi arrivano sia dal 4k, che ci sembrava il minimo su cui lavorare dopo la pellicola, ma soprattutto dal rapporto di contrasto. Tradotto: tutte le sfumature di contrasto che puoi vedere in una singola immagine, ambito nel quale le nostre apparecchiature vanno da un minimo di 8000:1 fino a un massimo di 10.000:1. La concorrenza ha circa 2000, 2500:1. Si parla di quattro volte tanto nella nostra offerta. Il rapporto di contrasto massimo dell’occhio umano è più o meno considerato nel novero del 1.000.000:1 che corrisponde a spiaggia con sole splendente o stanza buia con lume di candela in penombra. Questo è 1.000.000:1, ma noi non riusciamo a vedere tutto questo in contemporanea. Ed è per tale ragione che quando passiamo dalla spiaggia illuminata alla stanza buia ci vuole un tempo di adattamento. Proprio perché dobbiamo spostare la nostra percezione che è più o meno stimata in un rapporto di contrasto di 10.000:1. Questo è quello che riusciamo a vedere contemporaneamente. Se offri una proiezione che ha un rapporto di contrasto molto vicino alla percezione umana ottieni la vera differenza. Nella tua zona [le Marche, ndr.] hai delle sale che hanno dei proiettori Sony da 8000:1, quindi sempre e comunque 3 o 4 volte maggiore rispetto a quello offerto dai competitor. Come fatto assodato c’è assolutamente la risoluzione, quello sì, ma bisogna tenere sempre bene a mente il rapporto di contrasto che forse è la parte più difficile da spiegare. Ma che si percepisce immediatamente se lo fai vedere praticamente a una persona. Anche perché con un rapporto di contrasto così esteso si possono e si potrebbero fare – e dipende ovviamente dagli studios e dai distributori se forniscono tali contenuti – delle proiezioni dove non fai vedere qualcosa che ha le alte luci e le basse luci semplificate o viceversa, ma far vedere per esteso, contemporaneamente l’esposizione della gamma dell’immagine. Ma è una cosa che puoi fare solo se hai un rapporto di contrasto che ti permette di andare a vedere delle luci molto più alte senza perdere il vero valore del nero che sennò rischia di diventare un grigio. Mi rendo conto che è un po’ tecnico però… è intuibile nel momento in cui vedi un’immagine, magari un test ottico, di quelli con le linee o i pallini in cui la maggior percezione di un dato elemento varia in base al contrasto. Le differenze fra i puntini vengono percepite dall’occhio aumentando il contrasto.

AB: È esattamente quello che intendevo. Il percepire la differenza netta del vedere Avengers: Infinity War in una sala con apparecchiature non adeguate e, magari, nel rivederlo a casa, in 4k, sul Bravia settato seguendo tutti i crismi. Mi ritrovo a pensare “Ma sto vedendo un altro film?”. La perdita qualitativa di una proiezione mediocre si vede e il proverbiale “uomo della strada” può anche ignorare tutti i vari tecnicismi, ma poi si tratta di differenze che si notano in modo netto anche da chi magari è meno smaliziato. E poi è un attimo che si finisce a dire “Ma allora che ci vado a fare al cinema?”.

EF: È assolutamente questo il pericolo che bisogna allontanare. Non bisogna far percepire il cinema come una qualità riproducibile a casa. Ed è per tale ragione che bisogna puntare all’eccellenza della qualità d’immagine, hai perfettamente ragione. Il cinema è un’esperienza sociale – usciamo, ci sono altre persone, abbandoniamo le quattro mura domestiche o magari è il luogo scelto per un primo appuntamento, il cinema è tante cose per la socializzazione – però è importante che sia un’esperienza unica. Se è riproducibile a casa diventa un problema per il cinema.

AB: Esatto ed è una questione che tocchiamo molto spesso anche quando ci capita di intervistare i vari filmmaker o attori e attrici ai junket, recentemente l’ho fatto io stesso alla premiere europea di Captain Marvel. A tal proposito, visto che Sony si occupa di intrattenimento a tutto tondo compresa la produzione cinematografica, nel momento in cui si devono progettare delle nuove tecnologie di proiezione cinematografica, ci sono anche degli input da parte di registi? Vengono mostrati in anteprima agli artefici delle opere che poi “passeranno” per quei dispositivi?

EF: Sì. Dunque, a mia conoscenza, Sony è l’unica azienda che ha un’offerta cinematografica che va dal capture, dalla macchina da presa fino al proiettore di digital cinema e la filiera viene chiaramente integrata. Ci sono le varie divisioni, ad esempio quella che si occupa della cattura delle immagini lavora con registi e direttori della fotografia. La nuova Venice di Sony la stanno usando per le riprese di Avatar 2 e Avatar 3, c’è anche un video su YouTube [lo trovate in calce, ndr.] in cui James Cameron parla direttamente del perché abbia scelto queste macchine da presa. Sembra uno spot, ma non lo è perché è stato Cameron in prima persona ad averci scelto perché è convinto del prodotto…

AB: Beh, se James Cameron sceglie una cosa è perché è valida, il ragazzo sa il fatto suo!

EF: Proprio così, ed è doppiamente fantastico osservarlo e ascoltarlo mentre parla della Venice. Allo stesso tempo c’è anche il dipartimento di Sony che offre i reference monitor, che sono quelli usati nelle post-produzioni per fare il grading con i colorist e i direttori della fotografia. Poi c’è il gruppo del Digital Cinema, ma chiaramente siamo aree integrate. Ci sono alcune tecnologie che, quando vengono testate, vengono chiaramente provate negli screen check di Sony Pictures a Los Angeles. Senza magari che neanche io lo sappia! Sono modalità di integrazione che aiutano uno sviluppo trasversale dell’offerta.

AB: Ultima domanda. Il presente è fatto di 4k. Ma il futuro?

EF: Si lavorerà di sicuro sulle sorgenti luminose, qualcosa anche sulla risoluzione anche se non siamo ancora sicuri al 100% di quanto si possa effettivamente notare la differenza di qualità da un punto di vista fisiologico, questione diversa per gli strumenti di ripresa dove più informazioni hai migliore è il master. C’è poi la tecnologia dei crystal led, dei nuovi schermi cinematografici con tecnologia proprietaria Sony. Quello è un passo nel futuro nel senso che ha una capacità nel rapporto di contrasto di 1.000.000:1, luminosità 20 volte superiore a quella che trovi in una sala cinematografica attuale, elevatissima durata dei pannelli. Un paradigma completamente diverso da quello presente. Ma sono ancora tecnologie che devono prima diventare fruibili a livello di investimento, quindi non stiamo parlando di una cosa immediata. Ma all’orizzonte ci sono tecnologie interessanti che ci aspettano.

 

 

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